giovedì, 16 Luglio, 2020

1° Maggio al tempo del Coronavirus

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Come cambierà il lavoro con il Coronavirus, difficile a dirsi. In fondo non è neanche attendibile ipotizzarlo ora. Quello che è lecito fare è chiedersi come sta variando il nostro rapporto con il lavoro e come sta mutando il ruolo che il lavoro ha nella nostra vita. Ma anche in questo caso non c’è ancora una risposta definita. Di sicuro ci sarà un nuovo mondo. Migliore o peggiore pure questo non è dato di sapere, ma pensare di passare al post coronavirus tornando ai paradigmi del passato è pura illusione. Adattarsi alle novità, essere flessibili, cogliere le nuove istanze e dare risposte rapide e certe saranno le chiavi per la sopravvivenza. La tragedia sanitaria e il lockdown conseguente hanno in aggiunta messo in evidenza anche quali attività economiche sono destinate alla conservazione e quali subiranno invece una selezione drastica. Non a caso, come era facile prevedere, le posizioni lavorative che hanno manifestato in questi ultimi mesi un picco di richieste sono state, le professioni svolte in ambito sanitario. Particolarmente rilevante, quella relativa agli infermieri. Così come è aumentata, da un po’ di tempo a questa parte, la richiesta di operai in ambito chimico e farmaceutico per la produzione di disinfettanti e mascherine (+40% rispetto a prima dell’emergenza).

Ma anche i comparti legati ai beni di prima necessità crescono: sale, infatti, la domanda per le aziende del mondo della Gdo (Grande distribuzione organizzata), E, non meno pressante, si palesa pure la richiesta per addetti alle pulizie e interventi di sanificazione (+40%). Di contro, ci sono purtroppo categorie a rischio di estinzione: trasporti, commercio al dettaglio non food, incluso il travel retail, e i lavori dove la vicinanza e il contatto fisico sono quasi indispensabili. Con l’emergenza sempre incombente bisognerà difatti costantemente agire su tre leve importanti: la prima è ovviamente l’attenzione forte dovuta ai lavoratori impegnati nelle diverse filiere produttive per proteggerli e tenerli al sicuro. La seconda è rispettare le linee guida ministeriali o regionali. La terza, riuscire a dare il più possibile continuità alla parte lavorativa. Anche e principalmente facendo ricorso alla modalità smart working. Non è stato facile gradualmente e in breve tempo switchare dall’analogico al digitale e ovviamente immaginare come tanti lavoratori potessero essere collegati tramite la rete. Inizialmente si è cercato di garantire un presidio sul territorio. Ma ormai sono già parecchie settimane che, laddove è possibile, si opera totalmente in remoto. Ciò vale pure per il lavoro somministrato che è strettamente legato alla filiera delle attività ritenute essenziali.

Ma la tutela dei dipendenti, naturalmente, passa soprattutto per la disponibilità dei dispositivi di protezione individuale (Termo scanner, mascherine, guanti ecc.) e l’osservanza rigida e scrupolosa delle distanze sociali

Come sarà dunque il lavoro domani è ancora presto per prefigurarlo. D’altra parte nessuno avrebbe mai potuto anche solo lontanamente pensare che per due mesi l’Italia sarebbe stata bloccata e che si sarebbe dovuto girare con le mascherine. Figure professionali che ritenevano essere indispensabili, si sono trovate a dovere stare a casa ininterrottamente. Praticamente, l’emergenza ha mischiato le carte. Ora si cerca di seguire – con gli esperti – dei percorsi mirati per valutare quali potranno essere i business model del futuro. Quel che è certo è che “lo smart working è ormai presente nelle nostre vite e lo sarà sempre di più. La contingenza ci ha insegnato che per determinate tipologie di attività forse i verticali sono più efficienti da remoto. Per altre invece, si dovrà essere sempre più connessi.

Insomma, dovremo affrontare nuove modalità di lavoro, a partire precipuamente dal tema, citato prima, della distanza fisica: bisognerà ridefinire i luoghi di lavoro, che siano uffici o che siano fabbriche, ma anche luoghi di avvicinamento al lavoro oppure quelli nei quali si vive il lavoro di altri, come ristoranti, bar, negozi, centri commerciali. E dovremo delineare anche nuovi lavori: tante aziende si stanno riconvertendo per produrre dispositivi di sicurezza e gel igienizzanti. Ma serviranno anche nuove figure inedite come ad esempio il personale necessario per definire le modalità di accesso e per farle innanzitutto rispettare. Tutto questo lo verificheremo prossimamente.


Carlo Pareto

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