martedì, 25 Giugno, 2019

Pensioni, con l’inizio del nuovo anno è scattato il taglio delle rivalutazioni

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Pensioni 2019

È SCATTATO IL TAGLIO DELLE RIVALUTAZIONI

Con l’inizio del nuovo anno è scattato il taglio dell’incremento delle pensioni previsto nel 2019 in base all’incremento dell’inflazione. La legge di Bilancio approvata alla fine di dicembre dalla Camera infatti ha confermato il blocco della rivalutazione dei trattamenti previdenziali, ovvero lo strumento con cui gli importi delle pensioni vengono adeguati all’aumento del costo della vita rilevato dall’Istat. Introdotto dal governo Monti nel 2011, il blocco degli assegni pensionistici è stato poi confermato nel 2013 dall’esecutivo guidato da Enrico Letta, che ha fissato un sistema basato su 5 scaglioni di reddito con relative percentuali di rivalutazione valido per una fase transitoria con scadenza nel 2016, poi prorogata fino al 2018.

Il 1° gennaio 2019 quindi, in assenza di novità legislative, sarebbe dovuta tornare in vigore la legge 388/2000. Il governo giallo-verde però, per evitare una spesa troppo onerosa per le casse dello Stato, ha deciso di confermare in manovra il taglio dell’incremento delle pensioni fissando un sistema basato su 7 scaglioni di reddito con relative percentuali di rivalutazione. Gli assegni saranno rivalutati al 100% per gli importi fino a 3 volte il minimo (1.521 euro); del 97% per gli importi tra 3 e 4 volte il minimo; del 77% per gli importi tra 4 e 5 volte il minimo; del 52% per gli importi tra 5 e 6 volte il minimo; del 47% per gli importi tra 6 e 8 volte il minimo; del 45% per gli importi tra 8 e 9 volte il minimo; del 40% per gli importi superiori a 9 volte il minimo. La misura avrà un effetto di riduzione degli assegni di 2,3 mld in 3 anni.

Proprio sull’applicazione della rivalutazione delle pensioni dal 1° gennaio 2019 l’Inps informa che ai trattamenti pensionistici in pagamento nel corrente mese di gennaio non è stato possibile applicare la normativa sul sistema di perequazione delle pensioni introdotto dalla legge di stabilità 2019 recentemente approvata dal Parlamento.

Infatti – recita un comunicato appositamente emesso dall’istituto – per assicurare sin dalla mensilità di gennaio 2019 il pagamento della rata di pensione aggiornata, come avviene ogni anno, l’Inps ha provveduto ad elaborare gli importi degli assegni previdenziali di quiescenza rinnovate entro il mese di novembre scorso, applicando la legislazione a quel momento vigente (L. 388 del 2000).

I criteri di calcolo adottati nel rinnovo delle pensioni e delle prestazioni assistenziali sono stati indicati dall’Istituto con la circolare n. 122 del 27 dicembre 2018.

Con successiva circolare, dopo la pubblicazione della legge di Bilancio per il 2019 in Gazzetta Ufficiale, s’illustreranno le modifiche apportate dalla nuova normativa e si descriveranno le relative modalità di attuazione e i tempi per i conguagli.

Sempre sul fronte della previdenza giova segnalare atre importanti novità, introdotte nella manovra di Governo, per le neo mamme, che potranno restare al lavoro fino al nono mese di gravidanza, mentre i papà potranno avere diritto a 5 giorni di congedo parentale. Sale inoltre il bonus per gli asili nido, da 1.000 euro a 1.500 euro. E, vengono infine anche assegnati incentivi per l’acquisto di seggiolini per le auto ‘anti abbandono’.

1 su 2 lavora in nero

COLF E BADANTI, AUMENTA IL RISCHIO CAUSE

Le liti sul lavoro domestico che arrivano davanti al sindacato sono in aumento nell’ultimo decennio, del 3-5% all’anno. Lo rivelano le analisi condotte da Domina e Fondazione Moressa. Alla base di queste liti tra le famiglie, da un lato, e colf, baby sitter e badanti ,dall’altro, c’è l’elevato tasso di irregolarità nel settore, che occupa in totale quasi due milioni di addetti , 864.526 regolari e oltre un milione sconosciuti a Inps, Inail e Fisco.

La stima Istat di sei domestici irregolari su dieci trova conferma nei controlli dell’Ispettorato nazionale del lavoro, che hanno scoperto prestazioni completamente “in nero” nelle famiglie nel 56,4% dei casi monitorati nel 2015, nel 60,8% nel 2016 e nel 47,3% nel 2017. Un comportamento che può costare caro ai datori, che possono vedersi arrivare richieste di pagamenti arretrati per svariate migliaia di euro.

Maternità straniere

L’INPS PERDE L’APPELLO

Anche la straniera con permesso di soggiorno a scopo lavorativo ha diritto alla concessione dell’assegno di maternità. In caso contrario sarebbe una palese violazione dei principi di uguaglianza fra i cittadini dei Paesi europei e gli stranieri.

Lo ha recentemente deciso la Corte d’Appello di Torino confermando una sentenza emessa nel dicembre di un anno fa dal giudice del lavoro di Novara – la prima decisione in questa direzione – a favore di una donna nigeriana salvata dalla tratta della prostituzione dall’associazione «Liberazione e speranza».

È stato respinto il ricorso presentato dall’Inps, ente che doveva erogare il contributo una volta concesso dal Comune. La giovane immigrata dopo essere stata tolta dalla strada e avviata a un programma di inserimento sociale, otto anni fa aveva ottenuto un permesso di soggiorno per lavoro subordinato. Nell’aprile del 2012 era nata la sua bambina e lei aveva presentato in Comune la domanda per l’assegno di maternità: «Non ha carta di soggiorno né status di rifugiato politico», le era stato risposto dagli uffici. Richiesta respinta.

Lei non si è stata per vinta e, anche grazie ai volontari dell’associazione, si è rivolta al giudice e ha ottenuto la condanna di Comune di Novara e Inps, il primo alla concessione e il secondo all’erogazione del contributo. Il tribunale ha accolto le sue lamentele mettendo in evidenza che le norme italiane che prevedono l’assegno di maternità solo per le donne italiane, comunitarie o quelle in possesso di carte di soggiorno «contrastano sia con il principio di non discriminazione sancito dalla Corte europea dei diritti dell’uomo sia con quello di parità di trattamento tra cittadini europei e stranieri extracomunitari nel settore della sicurezza sociale». Devono essere applicate le leggi europee. Ed è il motivo per cui la nigeriana abitante a Novara ha diritto ai contributi familiari per una figlia che ora ha già cinque anni.

Civ Inps

PRESENTATO IL RENDICONTO SOCIALE 2017

Il Consiglio di Indirizzo e Vigilanza il 6 novembre scorso ha approvato il Rendiconto sociale 2017. Con tale strumento – si ricorda – l’Inps rende conto non solo delle attività istituzionali, ma anche del valore sociale generato attraverso una gestione esemplare di prestazioni ed adempimenti previsti da un quadro normativo in continuo e costante sviluppo, il tutto testimoniato dai dati di bilancio.

Nella stesura il CIV ha fatto tesoro del contributo dei Comitati territoriali, riferimento fondamentale per intercettare e comprendere i bisogni delle diverse realtà socio-economiche del Paese, nonché dei Comitati centrali, che rappresentano la realtà delle singole gestioni, fondi e casse.

Fondamentale e decisivo per il funzionamento dell’Istituto è, come sempre, l’impegno profuso dal Personale tutto che, in condizioni che definire difficili è riduttivo, con vuoti di organico significativi e realtà ambientali a volte violente, ha consentito di affrontare i nuovi ed impegnativi compiti affidati all’Istituto. Anche se altre sfide si preparano in vista delle annunciate norme in procinto di essere emanate.

Il Rendiconto sociale 2017 è stato presentato alle Istituzioni la mattina del 5 dicembre dell’anno appena passato nella sala Zuccari di palazzo Giustiniani, presso il Senato della Repubblica e, per il “mondo Inps”, alle ore 15 dello stesso giorno, nella sala Vincenzo Mancini della Direzione generale, alla presenza degli Organi dell’Istituto, dei Presidenti e Componenti dei Comitati centrali, della Dirigenza  e del Personale dell’Istituto, in videoconferenza, per dare modo ai Comitati territoriali ed alle Sedi di poter partecipare all’evento.

Carlo Pareto

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