giovedì, 9 Luglio, 2020

2 giugno. Viva la Repubblica, grazie Nenni!

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Quella che si apre oggi è la settimana della festa della Repubblica.
Il 2 giugno l’Italia celebra una grande conquista di democrazia raggiunta con il contributo determinante dei socialisti italiani guidati da Pietro Nenni che, in prima persona, con i suoi comizi trascinanti e i titoli dell’Avanti!, promosse senza riserve la partecipazione popolare che avrebbe portato ad una scelta dalla quale dipese il futuro dell’Italia.

Tutti ricordano il celebre titolo “O la Repubblica o il caos”.
Nenni stesso, nei suoi Diari, definì quella del 2 giugno una “giornata storica”. Così infatti annotava: “una grande giornata che mi ripaga da molte amarezze e che può bastare per la vita di un militante. La battaglia per la Repubblica è vinta”.

blankL’Avanti uscirà poi in un’edizione speciale con un “Grazie a Nenni”, firmato da Silone e da tutta la redazione.
In un paese in cui parte dell’informazione ha taciuto la paternità socialista di Giacomo Brodolini e Gino Giugni sullo Statuto dei Lavoratori, non vorremmo venisse riservato lo stesso trattamento a un grande padre della Repubblica e della Costituzione come Pietro Nenni. Noi socialisti faremo la nostra parte, celebreremo dappertutto il 2 giugno urlando: “Viva la Repubblica, Grazie Nenni!”

Nella settimana che si è appena conclusa, invece, l’ennesima dimostrazione di una giustizia ormai sofferente.

Le intercettazioni sul caso Palamara e la riprova dell’esistenza di un intreccio perverso di interessi, hanno inferto l’ennesimo colpo al sistema della giustizia in Italia, in grado di minare l’indipendenza stessa della magistratura. Lo diciamo da tempo, da troppo tempo: serve una riforma complessiva delle politiche sulla Giustizia.
Al Senato è stato votato il DL scuola e i socialisti con Riccardo Nencini hanno fatto una scelta di coerenza restando al fianco dei precari della scuola che aspettano la stabilizzazione.

Mercoledì 3 giugno il Decreto Scuola arriverà in Aula a Montecitorio: noi continueremo anche alla Camera la nostra battaglia, convintamente, come abbiamo fatto finora.

Sono giorni, invece, che l’America vive tensioni e scontri eccezionali a causa dell’ennesimo caso di maltrattamento su un afroamericano da parte della polizia americana: a perdere la vita è stato un giovane poco più che quarantenne, George Floyd. Le proteste si sono già estese a Toronto, Londra e Berlino. Ciò che aggiunge tensione è la cornice di una nazione dove, dopo tre mesi di pandemia, vi sono milioni di disoccupati, aziende fallite, una sanità che non è stata all’altezza dell’emergenza. E il caso Floyd rischia di diventare una autentica polveriera. La notizia del referto relativo alla morte di Floyd, che sarebbe morto per ipertensione e non per soffocamento, mi riporta con la memoria a quella di Stefano Cucchi.
George era stato trovato con una banconota falsa di 20 dollari e la morte è avanzata o all’urlo silenzioso di una frase che difficilmente dimenticheremo: “non riesco a respirare”.
Se la vita non può valere 20 dollari, noi vogliamo giustizia.

 

Enzo Maraio

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