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Opinioni e commenti
 

Angeletti: Monti lavori per ripartizione equa della ricchezza
Pubblicato il 27-12-2011


Al governo Monti la Uil chiede provvedimenti volti alla redistribuzione della ricchezza e alla liberazione di risorse oppresse e nascoste, per aumentare l’offerta di lavoro, perché solo con una giusta ripartizione delle risorse economiche è possibile aumentare la crescita. E’ ovvio che non ci si può illudere che questi grandi cambiamenti avvengano in poco tempo”. A dichiararlo è Luigi Angeletti, segretario generale della Uil, intervenendo alla kermesse politica organizzata dal Psi a Fiuggi. “Oggi in Italia – prosegue il segretario – la classe politica non gode della fiducia degli elettori che, indipendentemente dall’accoglimento delle idee di una o dell’altra fazione, non trovano risposta alle loro istanze. Questo sentimento di antipolitica è stato probabilmente alimentato anche dalla ricerca fatta dalla Uil sui costi dei nostri rappresentanti, ma senza politica il nostro Paese non può essere democratico”.

Angeletti sostiene poi che “il presupposto è comunque l’inadeguatezza della nostra classe politica. In 17 anni di cosiddetta ‘era Berlusconi’ la discussione su come sconfiggere il premier è stato l’unico dibattito portato avanti, facendo cadere nel dimenticatoio il punto focale, ovvero come governare l’Italia senza di lui. Il risultato è stato che l’ex presidente del consiglio è stato battuto dalla crisi, non dalla politica”.

“Nei prossimi giorni – continua Angeletti – questo governo dovrà fare una scelta importante: ridurre la propria sovranità come unica soluzione per salvare l’Euro, una decisione questa che mette in discussione i valori che hanno portato alla formazione degli stati nazionali, le ragioni per cui i partiti sono nati. Se ciò avverrà, si segnerà la fine di un’epoca, l’offuscamento della sovranità nazionale per perseguire obiettivi di equità e sviluppo”.

Il segretario generale della Uil affronta poi le tematiche più strettamente legate al sociale, e dichiara: “Lo Stato è da sempre l’ultimo assicuratore dei cittadini nei diversi momenti della loro vita in cui hanno più bisogno di essere tutelati e supportati: la malattia, la difficoltà di accesso all’istruzione, l’uscita dal mondo del lavoro, per le motivazioni più diverse; con la fine della sovranità nazionale forse si avrà la fine della socialdemocrazia, la migliore cultura politica europea e forse mondiale”.

“La progressiva perdita della sovranità nazionale – sottolinea – non è l’unica conseguenza dell’attuale situazione europea. Il processo ormai inarrestabile della globalizzazione non ha solo moltiplicato il potere dei capitalismi, ma l’ha cambiato. All’idea di arricchimento con il plusvalore capitale-lavoro, che i sindacati cercano di suddividere in maniera equa, facendo sì che i lavoratori partecipino nel giusto modo alla ripartizione con i capitalisti, si è passati all’idea che si producono soldi con i soldi. Proprio in questo momento di grave crisi, le associazioni sociali non devono approfittarsene cercando invano di colmare un vuoto, quasi volendo assumere il ruolo di surrogato della politica”.

Chiudendo il suo intervento spiega quella che deve essere l’azione specifica delle associazioni sindacali: “Il ruolo dei sindacati è quello di tutelare tutti lavoratori, non solo quelli che hanno un posto fisso o, peggio ancora, solo i pensionati: se così fosse la società avrebbe intrapreso un inevitabile declino. Fortunatamente – conclude – l’Italia è un paese che produce beni e servizi all’avanguardia, che danno la speranza che il futuro ci regali ancora un periodo di crescita”.

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