lunedì, 25 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Bilancio del dissenso strumentalizzato degli indignados italiani
Pubblicato il 28-12-2011


I giovani italiani hanno bisogno di una classe dirigente politica che li accompagni e li sostenga, ascoltando le loro proposte ed analizzando i loro problemi, evitando di attaccarli con fragile demagogia con l’unico scopo di scrollarsi di dosso le proprie responsabilità.

Un autunno caldo nella difesa dei propri diritti. Così potrebbe essere definito quanto accaduto in varie parti del mondo e per diversi motivi negli ultimi mesi. Dalla Spagna a Wall Street, le manifestazioni degli indignados si sono susseguite, dimostrando il profondo senso di disagio di una generazione che non vede prospettive di futuro. In queste sedi, rispetto al clamore ed al folklore, alla protesta ed alla denuncia, sono emersi il messaggio che si voleva lanciare, le proposte che sono state avanzate al di là della politica e la situazione di urgenza in cui vivono i cosiddetti 99%, ovvero il 99% della popolazione che ha pagato direttamente la crisi finanziaria in atto.

I giovani sono diventati protagonisti nelle piazze anche in Italia, dove, purtroppo, l’obiettivo proposto è stato brutalmente offuscato da atti di violenza riconducibili ai cosiddetti black block che null’altro rappresentano se non una schiera di delinquenti patentati. Il fallimento delle manifestazioni italiane rispetto a quelle di altri Paesi si focalizza anche nel fatto che, anziché realizzarsi l’emersione della vera indignazione per una condizione precaria e fragile contro la quale un’intera generazione si trova a combattere quotidianamente, così è avvenuto altrove, si è preferito anteporre questioni partitiche e bandiere politiche, svuotandole così del senso originario che le aveva provocate.

Una riflessione: negli Stati Uniti gli indignados, nonostante manifestassero pacificamente, sono stati brutalmente allontanati dal centro della finanza mondiale, mentre in Italia, nonostante quanto accaduto, c’è stato chi ha dichiarato una certa insofferenza verso le Forze dell’Ordine.

Il diritto di manifestare pubblicamente un dissenso è uno degli strumenti più importanti in una democrazia avanzata, ma la triste tradizione che accompagna questo tipo di iniziative in Italia non le fa sufficientemente percepire come un mezzo pacifico per dire no, bensì come un modo folkloristico per fare politica, soprattutto in certi ambiti dell’estrema sinistra.

Il fallimento di queste manifestazioni, nonostante la presenza di molti ragazzi armati da buone intenzioni, giova soltanto a chi non ha interesse a far emergere i veri problemi del Paese e danneggia tutta quella schiera di quasi quattro milioni di ragazzi e ragazze che, con grandi difficoltà, vivono da precari o disoccupati, colpevoli soltanto di aver sbagliato l’epoca in cui nascere.

Tutto ciò dimostra, però, anche che i giovani italiani hanno bisogno di una classe dirigente politica che li accompagni e li sostenga, ascoltando le loro proposte ed analizzando i loro problemi, evitando di attaccarli con fragile demagogia con l’unico scopo di scrollarsi di dosso le proprie responsabilità.

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