venerdì, 24 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Clima sempre più critico A Durban in gioco il destino ambientale del pianeta
Pubblicato il 28-12-2011


Il miglior regalo di Natale – o di fine anno, per quelli che al Natale non credono – lo potrebbe fare all’intera umanità la Conferenza mondiale sul clima che si sta tenendo in questi giorni a Durban, in Sudafrica.

E speriamo davvero che quella specie di divinità pagana che è Babbo Natale stavolta, invece di scendere dal Polo Nord, risalga dal Polo Sud e trovi doni da raccogliere in terra africana. Perché siamo probabilmente all’ultima occasione utile per un vero accordo internazionale sulla riduzione delle emissioni di gas nocivi, responsabili del cosiddetto effetto serra. Per conseguire tale risultato, a Durban si dovrebbero sottoscrivere regole rigide sui tagli delle emissioni, stabilire fonti innovative di finanziamento, prolungare il Protocollo di Kyoto e aprire la strada a un accordo globale, legalmente vincolante, secondo le indicazioni dell’Unfccc (United Nations Framework Convention on ClimateChange), la Convenzione-quadro dell’Onu, sottoscritta dai circa 130 Paesi di tutto il mondo che vi hanno aderito.

Tale Convenzione pone tutti di fronte ad un bivio senza alternative o scorciatoie: o si rafforzano gli scarsi progressi fin qui compiuti, oppure si lascia campo libero agli interessi nazionali a breve termine, con la sicura prospettiva di arrivare prossimamente a un insostenibile riscaldamento del pianeta. Per ora, a Durban si è assistito solo a trattative mercantili, più che a scelte politiche strategiche, per invertire la tendenza sui modelli di sviluppo responsabili.

Se la conferenza di Durban non riuscirà a ricondurre alla realtà i Paesi partecipanti e scoraggiare, quindi, il ricorso a scappatoie, verrà mancata anche un’importante opportunità per rilanciare l’economia verso un futuro più sostenibile, equo e sicuro, altrimenti minacciato.

La svolta potrebbe venire proprio da uno tra i Paesi più inquinanti del mondo, la Cina che, finora, aveva rifiutato di fissare la quota minima di emissioni globali imposta a tutti Paesi, ovviamente in percentuali diverse.

Diverse fonti sostengono, infatti, che il prossimo piano industriale cinese possa puntare decisamente sull’economia verde. Anche se certezze in questo senso non ce ne sono. Purtroppo, sembrerebbe altrettanto improbabile che gli attuali rapporti di forza interni possano consentire a quel Barack Obama Presidente degli Stati Uniti, altro principale Paese responsabile delle emissioni nocive, di conseguire risultati efficaci. Finora, ha potuto offrire più denaro per i Paesi poveri, piuttosto che più impegno in campo ambientale. Di fatto, saranno soprattutto Stati Uniti e Cina a decidere su una questione vitale per l’intero Pianeta e, soprattutto, per i Paesi in via di sviluppo.

Tutti gli studi internazionali confermano che l’Africa, le isole del Pacifico e l’Asia meridionale sono le zone del Pianeta maggiormente minacciate dai cambiamenti climatici, mentre i principali responsabili dell’inquinamento saranno relativamente protetti dalle sue conseguenze, almeno nel breve periodo di uno o due decenni. Nel Sud del mondo i cambiamenti climatici, invece, già ora significano fame, distruzioni, epidemie provocate da malattie legate all’acqua inquinata. Studi concordi pongono ben 22 Paesi africani tra i 28 catalogati come a rischio estremo. Con la desertificazione e la siccità si stanno riducendo biodiversità e risorse di materie prime. Quella sul clima per l’Africa è dunque una sfida enorme, una questione di sopravvivenza per decine di milioni di persone. Contenere gli effetti dei cambiamenti climatici è un obiettivo vitale. Ed è soprattutto un obiettivo politico per il cui conseguimento occorre moltiplicare gli sforzi e superare le divisioni che penalizzano i popoli del continente. Per questo, è importante la decisione presa dall’Unione africana di parlare con una sola voce a Durban, dove a rappresentare le istanze del Continente sarà il presidente della Repubblica del Congo, Denis Sassou Nguesso.

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Commenti all'articolo
  1. esserci e non capire è differente da esserci e capire ma fregarsene.ecco chi sa non vuol fare capire ma i più disonesti sanno ancora di più ma scelgono il potere.la paura è l’arma interattiva .senza ciò che cosa sono?non basta più l’araba fenice ci vogliono i giovani partoriti 20 anni fa ed anche prima cari compagni .il loro pane è più leggittimo è garanzia il nostro lavoro deve essere dignitoso 8 ore.la loro fretta non assicura ne un sistema eco vivibile ne lungimiranza la scienza non ha bisogno dell’estizione di nessuna specie.il capitalismo non è scienza .

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