giovedì, 23 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Dalla rivoluzione di “Se non ora quando” alle proposte di “Se non le donne, chi?”
Pubblicato il 28-12-2011


Licia Conte, giornalista Rai da sempre impegnata nell’ideazione e promozione di programmi sulle donne, fa parte del comitato promotore di “Se non ora quando”, un movimento creato da un gruppo variegato e trasversale di donne che lottano contro un’immagine femminile stereotipata, che lede dignità e valorizzazione dei talenti.
“Se non ora quando” è un movimento non solo femminile nato per contestare l’immagine della donna proposta dai media italiani. Quali obiettivi si propone oggi?

L’onda di protesta ed indignazione che ha fatto nascere la manifestazione del 13 febbraio scorso a Roma è partita dal non riconoscimento della figura della donna nella realtà; la società sembrava privilegiarne un’altra ben diversa e proprio questa offesa al mondo femminile ci ha portato a scendere in piazza. Oggi abbiamo preso coscienza del fatto che, se non tuteliamo noi stesse, nessun altro lo farà.

Come si fa ora a non tornare indietro?

E’ importante porre la questione in un momento di pausa della politica, in cui troviamo al governo figure femminili che non erano conosciute dall’opinione pubblica, a differenza dei tanti personaggi maschili di cui la competenza ed il talento era stato largamente pubblicizzato in passato. Non dobbiamo abbassare la guardia. E’ importante esserci nell’azione sociale e politica, affinché l’Italia riconquisti la propria credibilità all’estero e per valorizzare il lavoro delle donne che, attualmente, sono l’unico welfare del Paese. Sono loro, infatti, a occuparsi dei bambini, degli anziani, della famiglia, tenendo insieme tutti i fili della società.

L’11 dicembre si torna in piazza con lo slogan “Se non le donne, chi?”. Qual è lo scopo della manifestazione?

Si può sintetizzare con “Mai più contro di noi, mai più senza di noi”. Il nuovo Governo dimostra ciò che da tempo sosteniamo: non c’è crescita, né democrazia senza le donne, necessarie per far sì che un reale cambiamento avvenga. Vogliamo il 50% delle donne in politica, nei consigli di amministrazione delle grandi aziende, nelle redazioni dei giornali; in sostanza, le donne devono esserci, e con ruoli di responsabilità, in tutti i luoghi decisionali; il che significa in adeguata presenza, ovvero almeno la metà. Il mondo è popolato di uomini e donne.

Lotta alle discriminazioni e ampliamento dei diritti delle donne per garantire le pari opportunità. Cosa ne pensa?

Pari opportunità è un’espressione obsoleta, un retaggio storico da cui emanciparsi. C’è bisogno delle donne per garantire una società più giusta e più rappresentativa della realtà. E’ per questo che preferisco parlare di presenza paritaria. I temi di cui ci stiamo occupando ora sono appunto lavoro, maternità e, soprattutto, rappresentanza.

Riapre “Avanti!”: c’è ancora spazio nel panorama informativo per le testate espressione di ideali e partiti politici?

Ci sono testate, in Italia, che, indipendentemente dall’appartenenza politica, hanno un grande valore simbolico ed evocativo e alle quali gli italiani sono legati, in quanto le percepiscono come compagne di viaggio del loro passato, del loro presente e del loro futuro, per i valori ideali di cui si fanno portavoce.. L’invito è quello di non imitare l’operato di chi ha portato in basso la testata; l’augurio è quello di riportare al meritato livello un giornale storico, in cui gli italiani riconoscono le proprie radici.

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