sabato, 18 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Nell’Avanti! la storia del progresso italiano
Pubblicato il 22-12-2011


C’erano una quarantina di pubblicazioni di ispirazione socialista – tra settimanali, quindicinali, mensili e a uscita variabile – mentre tramontava l’Ottocento. Ma un quotidiano no. Avanti! non c’era ancora, a raccontare giorno per giorno la storia vera del riscatto e dello sforzo di progresso del popolo italiano, quel popolo da pochi decenni diventato Nazione. E i socialisti sapevano che serviva un’informazione diversa, raccontare la minaccia e gli errori di un’unità costruita su interessi di classi dirigenti, talora in disprezzo palese degli interessi generali. Così come sanno oggi che è necessario intercettare, raccontare e dare voce al desiderio di equità, giustizia e solidarietà, a quella voglia di socialismo che torna a diffondersi. Dare voce alla realtà, dopo un ventennio di globalizzazione presa in ostaggio da un liberismo mai tanto asservito al denaro e da una finanza depredatoria che ha allargato la forbice tra i pochi che hanno moltissimo e i molti che hanno sempre di meno.

Oggi lo esige la necessità di restituire alla politica il suo ruolo e il suo senso, così come in quel tramonto dell’Ottocento lo esigevano le battaglie di quel riscatto e di quel progresso, nel Paese e in Parlamento. Serviva uno strumento di informazione e di formazione puntuale che avesse davvero carattere nazionale, superando i limiti, personali o localistici, delle varie pubblicazioni di quell’epoca. Nel congresso del Partito socialista del luglio 1896, pochi mesi dopo aver mandato in Parlamento 16 deputati, quadruplicando la pattuglia del quadriennio precedente, fu deciso di dare vita a un quotidiano nazionale. La scelta della testata fu un omaggio al giornale della socialdemocrazia tedesca, Vorwärts (appunto Avanti), ma anche a due omonimi fogli socialisti precedenti, fondati da Andrea Costa nel 1881 e da Antonio Labriola nel maggio di quello stesso 1986. Una sottoscrizione nazionale portò tremila abbonamenti, ovviamente in massima parte tra i socialiosti, ma non solo. Un dei primi abbonati, per esempio, fu Benedetto Croce, il filosofo certo di idee liberali, ma che sapeva riconoscere la storia nel suo farsi.

Avanti! Nacque a Natale. Il primo numero uscì il 25 dicembre 1896. Il direttore era Leonida Bissolati, i redattori Ivanoe Bonomi, Gabriele Galantara, Walter Macchi, Oddino Morgari e Alessandro Schiavi.

Nei suoi primi quindici anni, Avanti! fu edito a Roma, nel centro politico della Nazione. Nel 1911 la sede del giornale venne trasferita Milano, nel cuore della nascente Italia industriale e delle battaglie operaie, arrivando a toccare fino a duecentomila copie di tiratura. La vocazione internazionalista del giornale, il suo forte ancoraggio ai valori della pace e dello sviluppo, lo impegnarono in una campagna per la neutralità assoluta da tenere nel primo conflitto mondiale. Poi il direttore Benito Mussolini cambiò posizione, e di fronte al rifiuto socialista di sostenere il suo interventismo si dimise e poi fu espulso dal partito. Nel 1921 i fascisti attaccarono la sede del giornale di via San Gregorio con bombe a mano e nel 1926, l’ormai dittatore Mussolini ne vietò la pubblicazione, che proseguì in esilio, con scadenza settimanale, a Londra e a Zurigo. Il giornale, diretto da Pietro Nenni dal 1922 al 1948, ricomparve in Italia in clandestinità nel 1943.

Nel secondo dopoguerra ebbe tra i suoi direttori Sandro Pertini (con Guido Mazzali direttore responsabile), Riccardo Lombardi, Tullio Vecchietti e Francesco De Martino, riconquistando la sua autorevolezza, ma senza più toccare i livelli di diffusione del suo primo ventennio nelle edicole. Questa tendenza fu in parte ribaltata negli anni tra il 1965 e il 1978, quando con la direzione politica di Gaetano Arfé e soprattutto con il direttore responsabile Franco Gerardi, Avanti! visse una feconda stagione che lo portò a riconoscere il senso dei profondi mutamenti della società italiana, compresa la nuova questione giovanile, e a indicarne per tempo gli sviluppi e i pericoli.

Dal 1978 al gennaio 1994, quando con il tracollo del Partito Socialista Italiano fu messa in liquidazione la casa editrice, la direzione del giornale fu assunta via via da Bettino Craxi, Ugo Intini, Antonio Ghirelli, Roberto Villetti, Francesco Gozzano.

Da allora ci sono state usurpazioni fraudolente del nome e operazioni faccendiere che hanno gettato fango sul più antico giornale della sinistra italiana, finché il 4 novembre 2011 il liquidatore del Partito spazzato via da tangentopoli ha riconosciuto la titolarità della testata al ricostituito Partito Socialista Italiano, oggi guidato dal segretario Riccardo Nencini, il quale aveva già ottenuto la titolarità del nome e dei simboli dello storico partito. Per Avanti! è tempo di ricominciare a raccontare le donne e gli uomini, la loro fatica, i loro diritti, la loro capacità di costruire l’autentico progresso sui valori del socialismo.

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