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Opinioni e commenti
 

Nencini: appoggiamo Monti, ma no a provvedimenti a scatola chiusa
Pubblicato il 27-12-2011


Nel secondo giorno dell’Assemblea congressuale del Psi la sala del Palaterme è piena. Delegati, tesserati e fidelizzanti di tutta Italia sono arrivati a Fiuggi con la voglia di discutere quelle problematiche sulla politica nazionale che a tutti stanno a cuore. Ad aprire ieri l’assemblea, dal titolo emblematico “Per amore dell’Italia”, è stato il segretario del Psi, Riccardo Nencini, che molto chiaramente ha espresso la linea e il suo pensiero politico alla platea. Noi dell’Avanti!online lo avevamo incontrato a pochi giorni dall’inizio dei lavori e l’avevamo intervistato per questo numero d’apertura del giornale con uno speciale sull’incontro di Fiuggi.

Segretario, parliamo subito d’attualità. Cosa sta accadendo in Europa?

Quella che abbiamo visto ultimamente tra Sarkozy e la Merkel è stata solo una parodia dell’asse Kohl-Mitterand, con una dose di pericolo in più, perché con questo binomio non si risolvono di certo i problemi dell’Europa. Diversamente, si dovrebbe puntare su un’Europa coesa politicamente; in tal senso, potrebbe aiutare l’elezione diretta del Presidente della Commissione europea.

Che conseguenze avranno queste scelte di politica economica sull’Euro?

La moneta unica non ne esce sicuramente favorita. Purtroppo oggi ci troviamo a vivere il paradosso di non avere né l’Europa delle origini né quella allargata. I tecnocrati europei hanno tolto il poco di sovranità che rimaneva agli stati nazionali, stabilendo il tipo di manovra economica da mantenere, ma come dicevo se non c’è una sola testa politica non si esce dal problema.

Cosa ne pensa di questo governo?

Il governo Monti ha due caratteristiche: da una parte è il governo del Presidente Napolitano, dall’altra è un governo nato a causa del dominio dell’antipolitica. Se ci fosse stata una politica nel precedente governo Berlusconi non ci sarebbero stati 28 voti di fiducia, ma soprattutto non si sarebbe arrivati a questo punto.

Qual è stato il vero ruolo di Napolitano in questa fase?

Scherzando potrei dire: non che Dio salvi la regina, ma che Dio salvi il Presidente. Quella di Napolitano è stata un’azione di supplenza, in parte forse anche ‘acostituzionale’, ma di certo fondamentale per questo momento di grande crisi del Paese.

Secondo lei, che tipo di azione dovrebbe scegliere il nuovo Presidente del Consiglio?

Innanzitutto, non esiste nazione, in nessun periodo storico, che sia riuscita a crescere senza dare la giusta attenzione a due settori fondamentali: il lavoro e l’istruzione. Senza che si dia la priorità a queste due tematiche il paese non cresce. Non dobbiamo dimenticarci che noi tutti siamo figli di una storia con valori e princìpi di riferimento. Da qui dobbiamo ripartire.

E il centrosinistra, accetterà tout court ogni scelta di Monti?

La prova a cui andrà incontro Bersani sarà peggio delle fatiche di Ercole, perché sarà obbligato a muoversi tra scogli estremamente acuminati. Da una parte avrà il partito, dall’altra il movimento sindacale. Ma allo stesso tempo avrà un vantaggio: in questo momento misure molto dure da digerire sono considerate obbligatorie per far uscire l’Italia da questa crisi.

Entrando nello specifico, in quale caso il Psi potrebbe non appoggiare l’attuale governo?

Adesso ci sarà una prima fase che sarà fatta di provvedimenti resi ormai indispensabili. Ed è proprio in questo momento che presenteremo le nostre proposte. Parliamo di misure legate all’equità, un principio che è alla base del nostro pensiero. E con noi il Presidente Monti ha già preso un impegno nel dare seguito a questo criterio. In caso contrario, è naturale che non possono essere condivisibili provvedimenti a scatola chiusa.

Volendo parlare del dibattito politico nel nostro Paese?

Purtroppo in Italia non esiste la legittimazione dell’antagonista. Qui gli avversari politici sono considerati nemici, qualcuno contro cui combattere. E quindi, in assenza di legittimazione si ritiene che tutto sia consentito, non esistono colpi che all’occorrenza non siano sferrati.

Quale messaggio vorrebbe dare ai più giovani?

Lo stesso che mi è stato tramandato: nessuno ti regala nulla, nella vita bisogna faticare, saper competere con lealtà, un criterio questo che andrebbe sempre rispettato. Ed è proprio questo che segna la differenza tra destra e sinistra. Noi infatti siamo convinti che lì dove non arrivi la famiglia è lo Stato che deve intervenire. Questo è la nostra idea di sussidiarietà.

Come chiuderà la sua relazione all’Assemblea congressuale di Fiuggi?

Riporterò alla platea un passaggio di Charles Dickens che ritengo emblematico: guardandosi intorno tra due folle, non dobbiamo rivolgerci a quella più numerosa. E dirò anche che se ci siamo salvati come partito in un momento in cui stavamo per scomparire è stato grazie alla tenacia di molti. Questo non dobbiamo dimenticarlo.

Questa rinascita dell’Avanti! perché oggi assume tanta importanza?

L’Avanti! è un simbolo, per tanti motivi. Pensando a questo giornale, mi viene di paragonarlo a un ‘salvadanio dello spirito’. Senza contare che oltre a rappresentare la storia dei socialisti tornerà ad essere anche uno strumento con cui farsi conoscere dai più giovani. Insomma, sono convinto che sarà fondamentale per coniugare il passato con il futuro.

Giampiero Marrazzo

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