domenica, 22 aprile 2018
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Opinioni e commenti
 

Pubblicato il 05-01-2012


Se penso agli ultimi quindici anni di storia della politica italiana, ho una specie di vuoto. Un vuoto sulla politica, intendo. Perché di politica, quella vera, quella appassionata, che a volte è riuscita a muovere intere popolazioni, non se n’è vista. Se penso agli ultimi quindici anni di questa repubblica, penso ad una fiction, ad una sorta di spettacolo estenuante, un teatrino ridicolo, che rasenta il tragicomico. Per una persona giovane come me, aver vissuto più di un decennio intriso di berlusconismo è stato praticamente come subire un furto, un danno pesantissimo da parte di  una classe politica inadeguata che non verrà certamente ricordata per le riforme efficienti sull’università, sul lavoro o la giustizia. Una classe politica che dovrà scontare a lungo lo spettacolo imbarazzante offerto all’Europa e al mondo. Come abbiamo fatto a fidarci di un Ministro che ha comunicato con pernacchie e insulti? E in quale altra Repubblica un Presidente del Consiglio può continuare a ricoprire quel ruolo se indagato per prostituzione minorile, corruzione e tutto quello che viene appresso? L’imbarazzo che ho provato, da italiana, quando Berlusconi, si è fatto attendere dalla Merkel al vertice Nato di Strasburgo, mentre chiacchierava al cellulare, mano in tasca ed espressione rilassata, è stato più o meno simile a quando l’ho visto accogliere in Sardegna i coniugi Blair in camicia bianca aperta e bandana. Le corna dietro la testa di Josep Pique, allora ministro degli Esteri spagnolo, durante una foto di gruppo al termine di un vertice dell’Ue in Spagna, è stato nulla rispetto a quando, rispondendo a una domanda sul perché la polizia avesse usato delle imbarcazioni a pedali per recuperare gli immigrati affogati, ha detto: “In certi casi i pedalò sono utili: nessuno (dei cadaveri) si è lamentato”. E di spunti, il nostro “cavaliere”, ce ne ha forniti tanti, troppi, che li si potrebbe racchiudere tutti in un “almanacco delle idiozie”. Quel che conta adesso è che da quel 12 novembre 2011, il giorno in cui Berlusconi rassegna le sue dimissioni “forzose” (c’era qualcosa di più grosso a cui dar retta rispetto al suo incontrollato desiderio personalistico di potere: Mediaset e Mondadori), tutto è cambiato. Siamo governati da un esecutivo che lavora. E questa sarebbe dovuta essere una cosa normale. Cambia anche il fatto che alcune frasi in politichese berlusconiano, divenute di senso comune, spariscono. Non sentiremo più cose come legittimo impedimento, escort, processo breve o lungo, bunga bunga. In cambio, ci sentiremo  avviliti da termini come spread, btp, bond, rigore, equità e sacrifici, che non è, quest’ultimo, il migliore dei termini che saremmo voluti ripetere. Tornerà il merito, perché è finito il mondo paillettato degli show televisivi, perché non basta più la vaghezza dei discorsi spiattellati nelle trasmissioni in prima serata come Ballarò o Porta a Porta. Non conta più mirare esclusivamente al consenso e confondere la politica con la comunicazione politica. Contano i contenuti, perché c’è bisogno di essere informati. Imperdonabile nascondere la crisi devastante nella quale è finita l’Italia. Con un pizzico di buonsenso e un po’ di onestà, non ci saremmo impantanati in questa situazione, rischiando andare in default. Ci vorrà del tempo, ma possiamo farcela. Siamo italiani e per nostra natura ce la siamo sempre cavata. Restituire dignità alla politica, ricominciare a credere nelle istituzioni, essere orgogliosi della nostra terra, è un inizio. Un ottimo inizio.

Giada Fazzalari

Giornalista - PoliticAnti

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Commenti all'articolo
  1. In questi ultimi quindici anni il nostro paese è crollato sia finanziariamente, visto che il debito pubblico è cresciuto in misura maggiore rispetto a quanto avvenne nella prima repubblica, che in termini di credibilità. Infatti ha preso piede una modalità di capitalizzazione del consenso mirata ad un imbarbarimento del linguaggio e nel contempo all’affinamento di tecniche di denigrazione dell’avversario mediante l’uso mediatico e giornalistico. In questi mesi il Governo in carica sta provando a riportare la nostra politica in un piano di maggior responsabilità, ma se la deve vedere contro una spinta di tutte le forze populiste sia di destra che di sinistra che hanno dimostrato negli anni passati una palese incapacità a operare per il bene del paese. Ecco perchè, questa volta con serio pragmatismo, bisogna lasciar da parte le ideologie e la propaganda sterile e sostenere il Governo in carica con lealtà. I comportamenti ambigui da parte di chi, da un lato vota i provvedimenti del Governo, e dall’altro utilizza i propri giornali per fare propaganda insultando chi lavora per il paese, è sinceramente un fatto vergognoso.

  2. Si certo, il male dell’Italia è stato il solo Silvio Berlusconi, causa di tutte le nefandezze del nostro Paese negli ultimi quindici anni. Adesso finalmente governa gente onesta, impeccabile, che ha come unico obiettivo quello di garantire stabilità sociale, lavoro, miglioramento dell’economia. Che si preoccupa di noi poveri italiani, insomma. D’altronde al timone c’è l’illustrissimo e garbato Mario Monti che lavora giorno e notte per trovare le soluzioni più appropriate. E chi meglio di lui può condurci sani e salvi verso l’uscita dalla crisi economica? Non è infatti lo stesso Mario Monti, quello che è stato international advisor alla Goldman Sachs, la più potente banca d’affari americana che ha speculato per anni nella finanza con il cruccio di affossare l’Euro una volta per tutte? E non è lo stesso Mario Monti presidente europeo della Commissione Trilaterale, un gruppo d’interesse neoliberista fondato nel 1973 da David Rockefeller con lo scopo di tenere sotto controllo l’intera economia degli Usa con le lobby per la politica, i militari, il petrolio, l’energia e i media?
    Si, è lui. E sa come si fa. Basta vedere con chi ha deciso di condividere questa integerrima avventura al governo. A cominciare dal sottosegretario Carlo Malinconico, fresco di dimissioni dopo la bufera sulle vacanze all’Argentario pagate da Francesco Piscicelli (quello che rideva la notte del terremoto a L’Aquila) e dalla “cricca” del G8 quando era sottosegretario di Romano Prodi (ma lui però si è dimesso, mica come quelli del Pdl…). Poi troviamo il ministro della Pubblica Istruzione, Patroni Griffi, che ha acquistato recentemente un appartamento con vista Colosseo a prezzi praticamente da casa popolare (che gran fortuna, altro che le furbate immobiliaristiche di Scajola!). La lista si avvale del sottosegretario alla difesa, Filippo Milone, tirato in ballo nelle intercettazioni Finmeccanica (ha un passato di condanne per Tangentopoli). Segue Pasquale de Lise che dirige la nuova agenzia per strade e autostrade, anche lui vicino alla cricca del G8 tanto da finire nelle intercettazioni. Poi il viceministro del Lavoro Michele Martone che è indagato nell’inchiesta P3.
    Ma molti di loro sono solo indagati poverini e l’Italia, sappiamo, è un Paese garantista. Non come con Berlusconi. In quei tempi bui, quando c’era il tiranno, bastava che qualsiasi sciacquetta aprisse bocca (per parlare, intendo) e subito lo sfruttatore alla prostituzione minorile veniva condannato in terzo grado nei vari teatrini del servizio pubblico. Ma lui era il male, ora per nostra fortuna ci sono questi bravi e onesti signori ad aiutarci. Tanti auguri.

  3. Complimenti per l’analisi però a mio avviso manca qualcosa.
    A mio avviso ( ti scrivo da socialista e non da avversario) nell’analisi non risulta una autocritica che nel passato anche noi abbiamo provocato.
    Premessa :
    la politica programma per il lungo periodo;
    l’economia per il medio periodo;
    la finanza per il medio periodo;
    oggi gli spred per l’attimo;
    In realta negli ultimi 25 anni la politica risulta prima assorbita dal mondo economico e perde così il controllo non programmando per il futuro.
    Successivamente il mondo economico si sposta nella finanza e perde l’idea della produzione per le speculazioni di breve termine e perde il controllo dell’economia che passa ai finanziaeri.
    Oggi i Finanzieri sono controllati dagli umori del mercato finanziario e rischiano anche loro il fallimento.
    Quindi se non si ricompongono i ruoli dove la politica programma per il futuro e governa l’economia e la finanza non esistono governi tecnici che possono salvare l’economia.
    Governare non significa imporre ma determinare quelle regole che tengono conto della collettività.
    Non credo ai governi tecnici, sebbene io stesso sia un tecnicoi, perchè altrimenti si può passare da un sistema democretico all’oligarchia e successivamente alla rinascia dell’Uomo del Destino.
    Speriamo che il Popolo Italiano capisca l’ultimo pericolo.
    Purtroppo il Parlamento attuale non ha saputo dare risposte ai cittadini e si e fatto espropriare dai tecnici i quali per loro mentalità attenzionono il risultato di breve periodo in quanto in loro manca la capacità programmatica tipica della politica.
    Spero che a fine legislatura si voti e non passi la tesi della prorogatio del governo tecnico , anche se votato dal popolo.
    fraternamente Francesco Sinatra.

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