martedì, 25 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Acab, il reparto antisommossa visto al cinema
Pubblicato il 27-01-2012


Dal G8 di Genova agli scontri catanesi in cui morì l’Ispettore Raciti, dall’omicidio di Giovanna Reggiani al caso Gabriele Sandri, una fetta di storia contemporanea vista dall’altro lato. E per una volta i protagonisti assoluti sono loro: i celerini.  Acab, acronimo di “All cops are bastard”, è il film firmato da Stefano Sollima, tratto dal libro di Carlo Bonini, storica penna de La Repubblica. La pellicola arriva sugli schermi in un momento di crisi e profonde tensioni che fanno pensare alla possibilità di ritrovarsi, da un momento all’altro, in piena rivolta. Ed ecco che il pensiero corre veloce a loro, ai poliziotti in assetto da sommossa che vivono e respirano la violenza in strada.

Un trio magistrale dà voce ai dubbi, ai drammi e agli interrogativi che si pongono questi uomini soli. Pierfrancesco Favino, Marco Giallini e Filippo Nigro sono infatti Cobra, Mazinga e Negro. Soprannomi da supereroi per persone normali, fin troppo. La ricostruzione delle vite difficili dei personaggi avviene grazie all’arrivo di una matricola, Adriano, che si trova a dover entrare nel difficile mondo degli uomini armati dalla Legge. Il ragazzo viene assegnato al VII nucleo di Polizia, reparto speciale mobile – ormai una famiglia – composto dai tre agenti, capeggiato da Giallini-Mazinga, costretto dal suo lavoro a zoppicare non solo materialmente ma anche nella vita privata.

Non una santificazione delle forze dell’ordine, ma uno spaccato sulla squadra che scende in prima linea senza esitazioni, sempre. Un’analisi intima degli stati d’animo di queste persone che spesso vengono identificate solo come manganellatori folli. E così, tra le note di Police on my back dei Clash o Snow dei Chemical Brothers, scorrono le scene dei pestaggi, i controlli, gli attimi di tensione. Seven Nation Army dei White Stripes e All cops are bastard dei 4Skin fanno da colonna sonora ad un vortice crescente di emozioni, scontri e crolli. Il volume si alza, la velocità aumenta e l’adrenalina cresce, fino a che resta solo il silenzio. Il cuore che batte. Il respiro affannato. E ci sono sempre loro. Soli, davanti alla realtà, filtrata attraverso il casco, il casco blu antisommossa.

Francesca Romana Massaro

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Commenti all'articolo
  1. se per capire devo patire posso anche farlo un’altra volta ma la tuta blu adesso più di prima è diversa .è come dire che rigoberta menciù non era povera a sufficenza per capire che gli squadroni della morte a genova non avevano sufficente cervello .il cervello cera e cè lo stesso metodo internazionale obbedire credere combattere .diverso da condividere ascoltare ed agire .la strada breve non è socialista.

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