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Opinioni e commenti
 

Beni Culturali, l’Antitrust boccia Tod’s e crolla l’affare Colosseo
Pubblicato il 09-01-2012


Il Colosseo continua ad attirare l’attenzione di turisti e non solo. Sulla questione dell’affidamento dell’appalto alla Tod’s, l’Antitrust da ragione al Codacons: «Lo sponsor si deve assumere la responsabilità del completamento dell’attività di progettazione e direzione dei lavori, il coordinamento della sicurezza, l’appalto a terzi o l’esecuzione diretta dei lavori, anche mediante imprese esecutrici dei lavori. L’Accordo, invece, prevede il mero finanziamento dell’opera, che si risolve nella semplice messa a disposizione di una somma di denaro, a fronte della possibilità di avvalersi dei diritti di sfruttamento dell’immagine del Colosseo».

BATTAGLIA IDEOLOGICA – Nell’acceso botta e risposta il sindaco Alemanno ha replicato: «È una sorta di battaglia ideologica contro un gruppo che, dopo una gara pubblica a bando europeo, mette a disposizione del ministro per i Beni Culturali 25 milioni di euro in sponsorizzazioni per restauri che saranno affidati in base a bandi lanciati dalla stessa pubblica amministrazione statale. Non ci si può lamentare – ha continuato il sindaco della Capitale – né sorprendere che un monumento come il Colosseo subisca danneggiamenti di vario tipo se, nel contempo, si continua ad ostacolare un progetto di restauro da tempo avviato».

Il problema dell’importanza del restauro di un monumento patrimonio culturale per Roma e per l’umanità viene ad essere il punto della risposta di Codacons: «Come Alemanno sa bene perché ne ha discusso con la nostra associazione, il fine del Codacons non è certo quello di impedire il restauro del Colosseo, ma è lo stesso del sindaco di Roma, ossia giungere ad un restauro che sia rispettoso delle prerogative del Comune e dello Stato su un monumento così importante e patrimonio dell’umanità».

UIL – «Chi è venuto meno – commenta la Uil – è lo stato che ha rinunciato all’esercizio del ruolo di imparzialità e trasparenza in una operazione che ha un valore di almeno 200 milioni di euro. Il sindaco  – conclude provocatoriamente la Uil – dovrebbe spiegare cosa fa per il patrimonio culturale di Roma visto che in questi anni non ha mai detto nulla contro lo scempio e lo scandalo degli ascensori o per dirla alla Sgarbi dei preservativi del vittoriano?». Il problema del restauro resta. L’ultimo intervento risale agli scavi delle strutture sotterranee del 1939. Le beghe di palazzo rischiano di dilungare ancora i tempi per un monumento che nel 2007 è stato inserito tra “Le sette meraviglie del mondo moderno” e che chiaramente non può attendere.

Diletta Liberati

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Commenti all'articolo
  1. Certo è che se si perde tempo in polemiche e i lavori non partono mai non è che il Colosseo si aggiusta da solo. Per una volta sarebbe il caso di mettere da parte le polemiche e procedere rapidamente con il restauro sfruttando le risorse che un privato mette a disposizione.

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