giovedì, 26 aprile 2018
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Opinioni e commenti
 

Bossi svende il partito tradendo i suoi elettori
Pubblicato il 14-01-2012


 

Il salvataggio di Nicola Cosentino è solo l’ultimo dei rospi che i leghisti hanno ingoiato da quando Umberto Bossi ha legato il Carroccio a Silvio Berlusconi. Dal corruttore Cesare Previti all’accusato di favoreggiamento alla Mafia Saverio Romano, passando per l’ex consigliere di Tremonti Marco Milanese, l’elenco dei bocconi amari è davvero lungo. Già, perché non si possono non includere le varie leggi ad personam approvate con i voti “padani”. C’è la Cirielli, il lodo Schifani e il lodo Alfano – poi dichiarati incostituzionali dalla Consulta – la depenalizzazione del falso in bilancio, il legittimo impedimento, la legge Gasparri per salvare Rete4 e la torta pubblicitaria di Mediaset. E ancora, lo scudo fiscale per il rimpatrio dei capitali illecitamente nascosti all’estero, il voto con cui Montecitorio ha riconosciuto che Ruby rubacuori poteva essere nipote di Mubarak.

Un elenco davvero troppo lungo per essere ricordato tutto in un articolo. Tanto lungo quanto è grande l’esasperazione della base leghista. I sotenitori di Bossi, un tempo acritici idolatri, stanno diventando sempre più insofferenti di fronte alla cessione di sovranità – stipulata con tanto di patto notarile nel 2000, come denunciato dall’ex direttore de La Padania Gigi Moncalvo – in favore del Cavaliere. E’ da allora che Bossi è costretto al ruolo di cagnolino, come spesso viene raffigurato dal disegnatore Giannelli, con la possibilità di reclamare solo qualche osso di quando in quando. Ad esempio, stando a La Repubblica, in cambio del voto su Cosentino il Senatùr avrebbe chiesto a Berlusconi di far cadere il governo per andare al voto entro giugno. E’ probabile che per una contropartita del genere il Carroccio abbia dovuto fare anche qualche sacrificio in termini di candidature alle prossime amministrative. A Monza si voterà per il rinnovo dell’amministrazione Comunale e, dal momento che il sindaco leghista Marco Mariani non è un cavallo sicuro, i vertici del Carroccio potrebbero cedere la candidatura a un piddiellino.

Al di là dei discorsi da ‘totopolitica’ – pur fondati su indiscrezioni autorevoli fatte all’Avanti! – è certo che questa sudditanza a Berlusconi ha creato una spaccatura profonda tra bossiani e maroniani. Le dichiarazioni dell’ex-ministro degli Interni, che qualche giorno fa sosteneva di non pensare a una scissione, hanno il sapore di scuse non richieste.

«A pensar male si fa peccato – diceva il divo Giulio Andreotti – ma spesso ci si azzecca». Allora proviamo a pensar male di una novità editoriale, L’Indipendenza. Si tratta di un sito di informazione online, finanziato dall’ex-deputato leghista Roberto Bernardelli, proprietario dell’Hotel Cavalieri di Milano, e da altri tre ex parlamentari leghisti, gli imprenditori Giulio Arrighini, Francesco Formenti e Giovanni Ongaro. Il quotidiano è legato all’omonima associazione, la quale «si prefigge – si legge sul sito – di promuovere e diffondere i concetti e i principi dell’indipendenza dei popoli e delle comunità che oggi sono riuniti sotto il giogo dello stato centralista italiano». La linea editoriale del giornale è fatta di attacchi spietati contro Umberto Bossi, con una certa benevolenza verso Roberto Maroni. Che si stia davvero preparando una scissione, con tanto di organo di informazione a supporto?

Prima di una mossa simile, Maroni proverà certamente a scalzare Bossi per conquistare l’intero partito. Nel frattempo, per i militanti la misura è colma. Nell’ormai evidente frattura leghista s’inserisce il Psi di Riccardo Nencini, che dichiara: “I socialisti si mobiliteranno da domenica 15 gennaio, in tutte le grandi città del nord Italia, con l’installazione di gazebo socialisti e distribuendo volantini di denuncia per smascherare il tradimento della Lega nei confronti degli elettori e rivelare il sacrificio degli interessi dei cittadini in cambio della sopravvivenza politica del suo leader”.

“Il 22 saremo in piazza Duomo a Milano, dove è in programma una manifestazione della Lega – continua Nencini – e alla fine di gennaio presenteremo le nostre tesi antileghiste. Per il nord è l’ora di dare inizio ad un nuovo ‘Protestantesimo’”. Il leader socialista attacca poi la Lega sull’ultimo macroscopico asservimento legato al voto su Cosentino: “Il garantismo non c’entra nulla, si è trattato solo di un nuovo capitolo della guerra interna tra Bossi e Maroni, così come avvenne per il voto su Milanese. D’altronde, mai fidarsi di un partito che passa dall’esibizione del cappio in aula, allora contro un socialista accusato di aver sforato il finanziamento consentito in una campagna elettorale, al divieto di arresto contro un imputato in associazione camorristica”.

Nicola Bandini

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