lunedì, 16 luglio 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Braccio di ferro Monti-Cameron sul «fiscal compact»
Pubblicato il 17-01-2012


L’Europa continentale è conquistata. Ora si tratta di sedurre la City. Mario Monti ha mietuto consensi a raffica in Eurolandia per la rapidità e l’impatto delle misure prese a fine 2011. Non a caso l’aver portato a termine buona parte dei «compiti a casa», come lui stesso ama dire, gli permette adesso di alzare un po’ la voce sulla gestione complessiva della crisi da parte delle istituzioni Ue.

LA VISITA A LONDRA – Mercoledì, però, la sfida sarà diversa. Monti si recherà a Londra per far visita al premier inglese David Cameron e tra i primi obiettivi avrà quello di convincere la Gran Bretagna circa la bontà del «fiscal compact» e del lavoro che si sta facendo per giungere a una maggiore integrazione delle politiche fiscali nella zona euro e nell’intera Ue. Quella che una volta veniva chiamata, al di qua della Manica, la «perfida Albione» ha riscoperto antiche pulsioni isolazioniste di fronte alla trattativa sulla nuova governance economica continentale. Ma un patto a 26 e non a 27, in cui prevale il metodo intergovernativo su quello comunitario, nasce strutturalmente depotenziato. Monti ovviamente lo sa bene e, da europeista convinto, farà di tutto già mercoledì per spingere Cameron a ripensarci.

CONVINCERE I MERCATI – L’obiettivo numero uno del viaggio inglese del presidente del Consiglio, però, è un altro. Presentare i risultati delle scelte economiche dell’Italia a quei mercati finanziari che ancora guardano con diffidenza al Bel Paese. Missione resa ancora più urgente da un rischio spread che non accenna a ridimensionarsi. In più, resta aperto il dibattito sulla Tobin tax, la tassa sulle transazioni finanziarie che piace a Monti e alla Merkel (ma soprattutto a Sarkozy) e sulla quale invece Cameron è contrarissimo per ovvi interessi di difesa della City.

RATING A RISCHIO – Il rapporto deficit-Pil del Regno Unito è intorno al 10% (circa il triplo dell’Italia) e il debito-Pil ben oltre l’80%. Dati peggiori della Francia, che ha appena perso la tripla A. La Gran Bretagna ancora tiene perché la Banca centrale è libera di monetizzare il debito (a differenza della Bce) e spegnere così possibili incendi sul terreno dei titoli sovrani. Eppure il rating di Sua Maestà è in bilico e Monti proverà a far capire a Downing Street che scommettere sull’Europa può essere un vantaggio. Almeno sul lungo periodo. Certo, il premier italiano sa che per vincere la guerra ci vogliono gli eurobond e soprattutto nuovi compiti per la Banca centrale europea. Su questo, Cameron lo appoggia in pieno. Ma lì l’ostacolo si chiama Germania e per adesso il nuovo «muro» di Berlino resta troppo solido da sgretolare.

Ulisse Spinnato Vega 

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi siria UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Quando i Padri Nobili dell’Europa, nel dopo guerra anno fatto germogliare l’idea di una Europa Unita e che con difficoltà dopo sessantacinque anni a prodotto un’Europe Unita dalla moneta (euro), forse e il momento di innaffiare la pianta e rinunciare ad una parte della sovranità del proprio stato, a mio modesto e profano avviso noi Socialisti, abbiamo il dovere di portare avanti se vogliamo uscire da questa crisi,dobbiamo ringraziare il Nostro Presidente del consiglio sen. Monti, per le sue grandi doti di mediatore europeo, con grande tessitore Europeo,
    Noi Socialisti appartenenti ad un partito con la tradizione,il passato Europeista diciamo con maggiore vigore di voler l ‘EUROPA UNITA con un presidente ,una banca unica centrale.

Lascia un commento