martedì, 25 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Bruxelles, braccio di ferro a tre sul “Fiscal compact”
Pubblicato il 30-01-2012


«L’Europa siede sulle spalle di Monti» perché dal premier italiano «può dipendere il destino del continente». L’editoriale del Financial Times di tre giorni fa dà un po’ il senso della partita che si gioca oggi al Consiglio Ue di Bruxelles.  Si sono visti già troppi summit chiudersi con un mezzo fallimento dopo aver promesso una svolta decisiva. Ma stavolta c’è ottimismo circa quell’accordo sul Patto europeo di bilancio che può sbloccare davvero la situazione. Ottimismo non nascosto nel fine settimana anche dal ministro per gli Affari europei Enzo Moavero Milanesi.

LA STRATEGIA DI MONTI – Al solitamente sobrio quotidiano economico londinese, comunque, piace il sobrio primo ministro italiano. E infatti Ft giudica Monti «il leader più interessante d’Europa», il capofila di una strategia alla quale si stanno allineando molti Paesi (Francia compresa) per smuovere la cancelliera tedesca Angella Merkel da certe rigidità, tranquillizzando così i mercati e salvando in definitiva le sorti dell’euro.  La strategia passa per un via libera definito al «Fiscal compact», il Patto di bilancio europeo a 26 (con il Regno Unito autoescluso) cui la Germania tiene molto, per poi contrattaccare sui cosiddetti «firewalls» e segnatamente sul fondo salva-Stati permanente Esm (European stability mechanism).

GLI UMORI SULL’ITALIA – Merkel, Monti e il presidente francese Nicolas Sarkozy si incontreranno brevemente a tre stamattina per un pre-vertice di preparazione che dà il senso di come sia cambiata in poche settimane la posizione dell’Italia. Da untore reietto e potenziale distruttore dell’euro a interlocutore stimato e ascoltato, per non dire addirittura decisivo. D’altronde i nuovi umori rispetto al nostro Paese sono già emersi in modo evidente al Forum economico mondiale di Davos. Lo standing internazionale di Monti è unanimemente riconosciuto e il premier italiano è ormai la testa di ariete dietro cui lo stesso Sarkozy si sta riparando per sfondare il «muro» delle ritrosie di Berlino. Tra l’altro, l’appuntamento a tre di stamattina non sostituisce l’atteso vertice di Roma che avrà luogo in febbraio.

I PUNTI CHIAVE – Come detto, oggi c’è da mettere prima di tutto in cantiere un accordo sul Fiscal compact. La Germania punta su un maggior rigore di bilancio da parte di tutti e la Merkel vuole dare più poteri alla Corte europea di giustizia in tema di controllo dei conti nazionali ed eventualmente di erogazione delle sanzioni (articolo 8 del documento). La cancelliera ha aperto qualche spiraglio sul fronte della crescita, ma poi bisognerà capire quanto sarà irrigidita la regola del deficit-Pil al 3% e quanto sarà tollerato uno sforamento annuale dello 0,5%. Monti ha chiesto che nel Fiscal compact venissero inseriti dei riferimenti al funzionamento del mercato unico (con una sempre maggiore integrazione), ma la cosa è rimasta abbastanza sfumata nel testo. Risultati migliori per la diplomazia italiana sono invece arrivati sul fronte dell’ammorbidimento della dinamica di rientro sulla quota  di debito che eccede la soglia virtuosa del 60% rispetto al Pil. Avremo forse due o tre anni per iniziare la dura correzione? In ogni caso, si dovrebbe tenere conto del ciclo economico e di fattori premianti per l’Italia come il risparmio privato, la stabilità delle banche e la sostenibilità del sistema previdenziale appena riformato.

IL FONDO SALVA-STATI – La mozione sull’Europa votata a larga maggioranza dal Parlamento ha dato al governo italiano grande forza di negoziazione in sede continentale. E ora il premier, dopo le manovre e le riforme fatte o avviate, si sente nella posizione di poter sbattere i pugni – seppur con montiana sobrietà – a Bruxelles. Oggi si parlerà certamente anche di Esm, tema che continua a dividere Italia e Germania. Il presidente del Consiglio ribadirà la necessità che i «firewalls» vengano potenziati. Ma la Merkel pronuncerà un nuovo «nein», rimarcando che un aumento della dotazione di questo strumento metterebbe a rischio la sua stessa credibilità (gli Stati indisciplinati potrebbero impigrirsi e chiederne l’aiuto a ogni piè sospinto).

Ulisse Spinnato Vega

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