sabato, 22 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Cannabis, liberalizzare significa creare mercato criminale parallelo e più conveniente
Pubblicato il 26-01-2012


Legalizzazione delle droghe: la linea europea si sta muovendo verso la depenalizzazione e il libero consumo di sostanze stupefacenti, con particolare riferimento all’uso terapeutico. A commentare i rischi di un’eventuale adeguamento italiano alla linea europea è intervenuto Giovanni Serpelloni, capo del Dipartimento Politiche Antidroga pressola Presidenzadel Consiglio dei Ministri.

 Cosa ne pensa della recente “ventata europea” di liberalizzazione delle droghe?

Non è vero che il divieto incentiva l’uso: guardate cos’è successo con l’uso del casco, abbiamo salvate molte vite.

Per quanto riguarda l’alcol però la Storia, particolarmente quella americana degli anni Trenta, tenderebbe a dimostrare il contrario.

Attenzione al tipo di revisionismo che si sceglie di adottare. Da un punto di vista sanitario, il proibizionismo ha avuto come conseguenza diretta un aumento delle patologie legate all’alcol: epatiche, cirrosi, e via dicendo. Quando legalizzi una sostanza tossica, la percezione che ha la popolazione è semplice: “Finalmente la posso usare, perché dovrei moderarmi?”

 Cosa ne pensa dell’attuale legislazione italiana in materia di consumo di droghe?

La legislazione è buona, ed è considerata tale da vari colleghi, specialmente negli Stati Uniti dove il problema è molto sentito. Obama, con cui abbiamo ottimi rapporti, si è dimostrato estremamente interessato allo studio della nostra legislazione e attualmente c’è un fervido scambio di idee e di opinioni sull’argomento. Certo, come tutte le legislazioni, è sempre migliorabile: ci sono dei punti che andrebbero ritoccati.

 Quali?

Le problematiche correlate alla detenzione. Bisognerebbe pensare ad applicare alcune modifiche, delle quali si parla ormai da anni, per creare condizioni che permettano ai tossicodipendenti, nei processi per direttissima, di avere trattamenti alternativi o complementari alla detenzione. Il ministro è molto interessato al caso: non fare passare i tossicodipendenti per le carceri ma inviarli direttamente alle cure sarebbe un buon passo avanti.

 Quindi l’idea sarebbe di trattare il soggetto come malato, prima ancora che come criminale?

Per quanto riguarda il consumo di sostanze, la stampa fa spesso confusione: in Italia il consumo personale di sostanze non è reato, ma un illecito amministrativo. E il fatto che lo Stato ritenga il consumo di droghe un illecito amministrativo mi sembra un fatto civile e corretto.

In quanti e quali modi ritiene che la legalizzazione di determinate sostanze possa influire sulla società interessata?

Eticamente, non possiamo giustificare il fatto di fornire sostanze che inibiscono la maturazione cerebrale dei ragazzini ancora in fase di sviluppo. Dal punto di vista economico, la situazione sarebbe ingestibile: anche se liberalizzassimo solo la cannabis, le organizzazioni criminali creerebbero un mercato parallelo dove potrebbero agevolmente giocare la partita al ribasso dei prezzi. Inoltre, per quanto riguarda le droghe “pesanti”, le stesse associazioni criminose distribuirebbero un grammo di cocaina a costi assai più contenuti: lo Stato non avrebbe mercato.

Tenga presente poi che i cittadini pagherebbero i costi di questa “lotta parallela tramite legalizzazione” alla criminalità.

Che intende dire?

Prendiamo l’esempio della lotta al tabacco negli Usa: nelle casse dello Stato entra un tot di soldi dalla tassazione del prodotto, ma quanti ne vengono poi investiti in ricerca per malattie legate al fumo? Inoltre, nel caso delle droghe, ci sarebbero da gestire gli effetti collateralli derivati dalla loro distribuzione. Intorno ai drug shop solitamente si viene a creare un microcrima criminale che crea ulteriori costi di contenimento per la macchina statale. Infine, ci sono i costi derivati dal mancato reddito non percepito dal tossicodipendente, che reinveste i guadagni (spesso frutto di furti e rapine) nell’acquisto della sostanza stessa.

Cosa ne pensa invece dell’utilizzo della cannabis a scopo terapeutico?

In realtà non sappiamo ancora se tutti i principi attivi della cannabis (oltre 60) hanno scopo terapeutico. Uno di questi principi ha sicuramente uno scopo terapeutico, ma gli altri? Noi non abbiamo pregiudizi di sorta: la morfina, ad esempio, è un farmaco salvavita nei casi di edema polmonare. E tenga presente che, già oggi in Italia i farmaci a base di thc sono disponibili tramite uno specialista che ne prescrive l’uso, solitamente un neurologo. Se c’è il controllo non vedo dov’è il problema. Le uniche due questioni riguardano la lentezza burocratica (le autorizzazioni del Ministero della Salute arrivano con troppa lentezza) e i costi relativi alla distribuzioni, che andrebbero tuttavia affrontati a livello regionale.

 Raffaele d’Ettorre

 

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