martedì, 20 febbraio 2018
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Opinioni e commenti
 

Carceri, il sindaco di Sulmona è solo contro l’emergenza
Pubblicato il 04-01-2012



Lo scorso 31 dicembre, mentre il 2011 volgeva al termine e Napolitano, nel suo discorso di fine anno, invitava a una riflessione sul problema della “emergenza della condizione disumana delle carceri e dei carcerati” indicandolo come uno dei “limiti del nostro vivere civile”, moriva – in circostanze ancora poco chiare – Gregorio Durante, trentaquattrenne originario di Nardò detenuto nel carcere di Trani. La vicenda, in cui resta da chiarire se alla morte del Durante, già colpito da encefalite, abbia contribuito il regime carcerario, l’isolamento ed, eventualmente, una errata valutazione medica del suo stato di salute, aggiunge valore al già citato stralcio del discorso del presidente della Repubblica, e fornisce un ulteriore spunto di riflessione sul tema che affligge il nostro Paese. La morte del ragazzo si aggiunge, infatti, alla già lunga lista di decessi avvenuti nelle carceri italiane nel 2011.

 

SITUAZIONE DISASTROSA – “La situazione è disastrosa, e diventerà catastrofica”. I toni apocalittici che usa Fabio Federico, sindaco e responsabile sanitario del carcere di Sulmona, rendono bene l’idea dell’attuale condizione del penitenziario abruzzese e, più in generale, dell’assoluto stato di criticità in cui versano le carceri italiane. “Ovviamente parlo per il carcere di Sulmona, ma la situazione è, in generale – precisa Federico riferendosi a quanto emerso all’ultimo congresso in cui si sono riuniti i medici dei penitenziari a Rimini nel mese di settembre – allarmante”. Il quadro che dipinge il sindaco di Sulmona è quello di un “progressivo peggioramento, di un degrado che giorno dopo giorno, da 25 anni, affligge il penitenziario”. Il problemi più rilevanti sono quelli legati al rapporto tra personale medico, di polizia, civile e detenuto. Ma anche al passaggio delle competenze della sanità penitenziaria dal ministero di Giustizia alle singole ASL  (220 in tutto) dislocate nel territorio, alla carenza di personale di polizia, alla mancanza di lavoro all’interno del penitenziario e alla scarsa presenza di personale medico in proporzione al numero dei detenuti presenti.

 

EMERGENZA SOVRAFFOLLAMENTO – Il sovraffollamento è diventata una vera e propria emergenza. Attualmente la struttura, che sulla carta dovrebbe ospitare 280 detenuti, ne conta 500 tra comuni, ‘ndranghetisti, camorristi e collaboratori di giustizia. Il rapporto numerico tra personale sanitario e detenuti è inadeguato. Federico è, infatti, l’unico sanitario incaricato a fronte dei tre che dovrebbero esserci: uno ogni 200 detenuti, e in più il personale medico turnista è composto da SIAS (Servizio integrativo di assistenza sanitaria), o guardie mediche, assunti con contratti a termine.

 

PALIANO MODELLO VIRTUOSO – In contrasto con questa realtà si pone quella del carcere di Paliano. Nell’antica fortezza del cinquecento sita nel cuore della Ciociaria, che dall’800 è adibita a carcere, stando a quanto dice la direttrice Nadia Cersosimo, sembrano regnare l’umanità e il reciproco rispetto tra personale militare, civile, sanitario e detenuti. “Pur non essendo il carcere di Paliano una  moderna – spiega la direttrice – la struttura architettonica dell’istituto, che in passato fungeva da fortezza, la rende di per sé inespugnabile e risponde in tutto e per tutto alle più attuali esigenze di sicurezza. Si trova nel punto più alto più alto del paese, e anche in una posizione strategica – tra Roma e Napoli – considerato la tipologia di detenuti che ospita”. In questa “oasi felice” dove trovano collocazione 43 collaboratori di giustizia e che vede anche la presenza di un sanatorio giudiziario per malati di tubercolosi polmonare provenienti da altri istituti penitenziari – “che – afferma la Cersosimo – tra l’altro traggono giovamento dall’aria salubre della collina” – c’è lavoro per tutti. “Tutti lavorano, tutti fanno corsi. In collaborazione con la Provincia di Frosinone un gruppo detenuti ha seguito un corso per piastrellisti che, a costo zero, ha consentito il rinnovo dei bagni delle celle. Adesso ogni cella, che ospita un solo detenuto – spiega la Cersosimo – è completa di bagno con doccia”. Ma se il carcere di Paliano rappresenta l’eccezione, le altre realtà sono la regola. Se a Paliano c’è abbastanza spazio perché i detenuti possano beneficiare di una stanza singola con tanto di bagno con doccia, negli altri istituti la realtà è ben diversa. Al riguardo si fanno strada dati significativi: le percentuali rese note dalle associazioni Ristretti Orizzonti, Antigone e A Buon Diritto parlano di un tasso medio di sovraffollamento a livello nazionale del 150%, ossia circa 68.000 detenuti stipati in 45.000 posti disponibili.

 

MORIRE DIETRO LE SBARRE – Dalle stime effettuate emerge anche che nell’anno appena conclusosi 186 sono state le morti nelle carceri italiane. Di queste, 66 sono per suicidio, 23 per cause ancora da accertare, 96 per cause naturali e una vittima di omicidio dietro le sbarre. In tutti gli istituti penitenziari, nei quali si è registrato più di un suicidio nell’anno 2011, il tasso di sovraffollamento risulta essere superiore alla media nazionale. Di particolare rilevanza il caso del carcere di Castrovillari, in provincia di Cosenza, con due suicidi su “soli” 285 detenuti presenti e una media del 217% di affollamento.

 

NUMERI DA BRIVIDO – I numeri parlano chiaro, e il dissenso arriva a gran voce da tutta Italia. “Nel carcere romano di Regina Coeli – ha denunciato la deputata radicale Rita Bernardini dopo l’ispezione in due sezioni del penitenziario – ci sono più di 1200 detenuti, ma la struttura ne potrebbe contenere solo 600. Abbiamo visto celle fatiscenti, cadenti e sporche di 7 mq con 3 detenuti e celle doppie, di 14 mq, con dentro stipati 6 detenuti. I lavandini perdono, due docce su tre non funzionano e l’acqua calda non arriva. Non ci sono riscaldamenti e in alcune celle mancano addirittura i vetri alle finestre”. Ma la protesta coinvolge anche Lucca. I parlamentari democratici Andrea Marcucci, Manuela Granaiola e Raffaella Mariani, infatti, dopo una visita al carcere San Giorgio denunciano che: “quasi il doppio dei detenuti consentiti (sono 185, dovrebbero essere 99), una cronica assenza di spazi e di servizi interni, il continuo taglio dei fondi statali (meno 38% rispetto al 2010), la piaga della carcerazione preventiva (oltre il 60% è in attesa di giudizio). È una situazione intollerabile, di totale illegalità, per questo intanto chiediamo formalmente ai comuni di Lucca e di Viareggio di costituire congiuntamente il garante per i diritti del detenuto”.

Lucia Greci

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