mercoledì, 26 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Casa, spuntano i furbetti della certificazione energetica
Pubblicato il 10-01-2012


Classe A, B o C. Ma non è per un frigorifero o una lavastoviglie bensì per una casa. Dal 1 gennaio 2012 tutte le abitazioni in vendita o in affitto dovranno riportare nell’annuncio – accanto alle indicazioni di superficie, rifiniture e posizione – anche l’Ace (attestato di certificazione energetica), ossia l’indicatore che stabilisce il grado di consumo energetico della struttura. Ma si sa, fatta la legge trovato l’inganno. E allora da più parti si dichiara aperta la «caccia alla certificazione». Al miglior prezzo ovviamente e in barba alle norme.

COSTI E SANZIONI – Partiamo dai numeri: una certificazione energetica costa mediamente 150 euro, mentre le sanzioni previste per sua mancata segnalazione nell’annuncio oscillano dai 1000 ai 4000 euro. Ma siamo nel Paese delle vie intermedie, anzi trasversali e poco chiare e quindi spuntano anche i «furbetti dell’Ace». Colpa della crisi o della poca moralità diffusa, molti cittadini – per non incorrere in multe – si affidano a certificatori «non certificati» che a basso prezzo rilasciano una finta classe energetica, spesso anche senza fare un effettivo sopralluogo. A ben vedere il problema risiede in una normativa che varia a seconda della regione.

«La mancanza di controlli adeguati è una grossa lacuna della normativa nazionale. In alcune regioni – ha proseguito Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente – i certificatori sono formati e hanno l’obbligo di iscrizione in un albo apposito, in altre invece devono fare semplicemente un corso, in altre ancora non necessitano di alcun requisito. Questo espone i cittadini al rischio di trovare tecnici che per poche decine di euro vendono una certificazione».

NORME UE – A monte della vicenda vi è un susseguirsi di norme europee che ampliano e modificano quelle nostrane e che vorrebbero, almeno nelle intenzioni, fare dell’Italia un Paese civile al pari di tanti altri un po’ più a nord. Nel 2002 una direttiva EU prevedeva l’indicazione obbligatoria della certificazione energetica sull’atto di compravendita di un immobile, dal primo luglio 2010 l’obbligo è stato esteso al contratto di locazione, mentre dal 1 gennaio 2012 il vincolo riguarda anche l’annuncio di compravendita e fitto. Resta un dato di fatto. Il riscaldamento e il raffreddamento degli edifici rappresentano la gran parte della spesa delle famiglie e l’indicatore energetico potrebbe essere un’enorme risorsa per chi compra un immobile, in quanto, includendo classi dalla A alla G, può andare ad incidere notevolmente sul prezzo dell’edificio.

REGOLAMENTARE – Un altro punto fermo è la necessità di regolamentare il settore già preda dei certificatori improvvisati o addirittura fasulli. «Il governo – conclude Zanchini – deve iniziare a occuparsi di questo tema nell’interesse del Paese. Se c’è un obbligo di formazione e un albo che raggruppa i certificatori certo il pericolo di trovarsi di fronte a certi lestofanti diminuisce. A beneficiarne sarebbero i cittadini, che conoscerebbero il reale valore degli immobili, le imprese e i progettisti. Una normativa più precisa contribuirebbe alla creazione di un patrimonio edilizio più vivibile».

Martina Perrone

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