domenica, 25 febbraio 2018
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Opinioni e commenti
 

Centovetrine: to be continued
Pubblicato il 24-01-2012


Mettere in piedi la macchina organizzativa di una soap opera è un’impresa titanica, e avviarla è una scommessa. Se la soap funziona, parte il circolo virtuoso: il formato implica ritmi di scrittura e produzione serrati, strutture dedicate e tante professionalità presenti in pianta stabile. La soap è un meccanismo che genera indotto economico e posti di lavoro, spesso cambiando il paesaggio in cui si insedia, dando valore al polo produttivo cui si appoggia.

I NUMERI – Quando una soap di successo come Centovetrine, che supera il 20% di share e arriva a fare quasi quattro milioni di telespettatori ogni giorno, rischia di chiudere, le ragioni per rattristarsi sono tante, dai 300 lavoratori che rischiano di perdere il posto fino al solito scavalcamento dei telespettatori, sempre più spesso privati proprio dei prodotti cui riconoscono maggiore valore.

TV DI LUSSO – La notizia dello scongiurato pericolo fa tirare un sospiro di sollievo, ma solo un po’. Centovetrine continuerà ad essere prodotta per tutto il 2012, eppure c’è ancora qualcosa che lascia l’amaro in bocca, e non è solo la precarietà di una produzione che ha compiuto l’undicesimo anno di età. Dice Bassetti, AD e presidente di Endemol: «Dal punto di vista puramente economico, per una televisione commerciale trasmettere una soap di giorno, in un periodo di crisi, è un lusso». Bassetti ha di sicuro ragione e nessuno può parlare con più cognizione di causa, ma la sola idea che investire in un progetto ben fatto e con un seguito ampio voglia dire investire in perdita lascia pensare.

VIVA LA MODERNITÁ – Dove abbiamo sbagliato? Quand’è che portare avanti un prodotto di qualità, che funziona e ha riscontro, è diventato un errore? La chiave è in quel «di giorno» di Bassetti: gli investimenti di tutte le TV sono concentrati nel prime time, l’unico slot che per pubblico e ritorni pubblicitari giustifica le spese, concentrate su due sole reti: Canale 5 e Rai 1. In epoca di nicchie, TV e webTV tematiche, proliferazione di canali digitali e satellitari, noi investiamo solo sul target oceanico e indifferenziato delle reti ammiraglie. Bene così, viva la modernità.

Maria Lo Bianco

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