giovedì, 19 aprile 2018
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Opinioni e commenti
 

Che fine ha fatto la Questione del Mezzogiorno?
Pubblicato il 12-01-2012


Oscurato dalle montagne russe dello spread Btp-Bund. Inglobato dagli effetti della manovra Salva-Italia. «Bucato» dalle pagine dei giornali. Sommerso nelle enunciazioni sulle nuove misure del governo per la crescita del Paese. Evidenziato dalle tragiche statistiche sull’occupazione. Quasi ignorato dopo gli ennesimi rigurgiti intimidatori della criminalità organizzata.

MEZZOGIORNO – Dov’è finita l’attenzione al Mezzogiorno? Il nuovo governo ne parla poco, e sembra che l’interesse verso uno dei principali mali del Paese (ma anche sua essenziale risorsa) stia pian piano scemando. Vero, il dimissionato governo targato centrodestra si è riempito la bocca con dichiarazioni d’intenti, interviste, propaganda sul rilancio del Mezzogiorno, salvo lasciare il nulla in mano agli amministratori, le imprese e le famiglie del Sud. E il fatto che i tecnici di Monti non ne stiano parlando non vuol dire necessariamente che l’argomento sia stato depennato. Anzi, dagli uffici del ministero per la Coesione Territoriale, affidato a Fabrizio Barca, ci tengono a far sapere che «stiamo lavorando alacremente per il Sud, anche se non se ne parla, e presto se ne vedranno gli effetti».

CALABRIA – Fatto sta che la ripresa del Mezzogiorno è ancora una chimera. E intanto si susseguono gli atti intimidatori della criminalità nei confronti degli amministratori. L’ultimo il 7 gennaio scorso, quando è stato incendiato il portone del municipio di Isola Capo Rizzuto, in Calabria. Nella stessa regione, secondo i dati di Legautonomie, nel 2011 si sono verificati 103 casi di intimidazione nei confronti degli amministratori locali. I governatori delle regioni meridionali, d’altro canto, sono da qualche tempo sul piede di guerra. Il ministro li aveva incontrati prima delle vacanze natalizie, ma il vero incontro risolutore è previsto per il prossimo 17 gennaio, con la convocazione diretta di Monti in persona.

REGIONI – Eppure il ministro Barca ribadisce ancora l’impegno del governo su questo fronte: «Il nostro principio di fondo consiste nell’utilizzazione efficace del flusso di denaro pubblico che il Sud ha già a sua disposizione, con interventi mirati e concentrati che consentano innanzitutto di migliorare la qualità di servizi pubblici essenziali come la scuola, la giustizia, la sicurezza». Se deve fare un esempio di azioni concrete già avviate, il ministro parla proprio dell’ultimo accordo con le regioni, lo scorso 15 dicembre, grazie al quale «abbiamo riprogrammato 3,1 miliardi di euro con il Piano di Azione Coesione». Spulciando il documento saltano agli occhi innanzitutto i progetti occupazionali, che ambiscono alla creazione di 11.400 posti di lavoro in un anno a favore di disoccupati, donne e giovani, grazie all’utilizzo di una parte dedicata del Fondo sociale europeo (142 milioni) che consente l’introduzione di un credito d’imposta del 50% del costo del lavoro nel caso di assunzione di queste categorie svantaggiate.

FERROVIE – Se nel piano non c’è traccia del completamento della rete viaria (su tutta la Salerno-Reggio Calabria), un capitolo importante è dedicato invece al potenziamento delle ferrovie. Nell’arco di 10 anni (e quindi in attesa anche delle risorse finanziarie della programmazione 2014-2020) si prevede di utilizzare il Fondo per lo sviluppo e la coesione per il potenziamento di quattro assi fondamentali: Salerno-Reggio Calabria, Palermo-Catania-Messina, Napolo-Bari-Lecce-Taranto e la rete regionale sarda. Sulla base di questo Piano, e in vista della riunione dell’Eurogruppo su questi temi, il 17 gennaio prossimo Monti incontrerà gli esponenti delle regioni meridionali.

BARCA – Vito De Filippo, presidente della Basilicata e membro dell’ufficio di presidenza della Conferenza delle Regioni, sostiene che il governo di centrodestra aveva fatto molti annunci ma poche azioni concrete: «Nell’agenda dell’asse dominante Lega-Tremonti, il Sud esisteva solo per gli aspetti negativi, mentre si deve ai tentativi praticamente isolati del ministro Fitto quel poco di buono che, d’intesa con le regioni, si è riusciti a fare». Con Monti, invece, «vediamo attenzione alle nostre tematiche. Abbiamo l’impressione che il governo abbia quella stessa consapevolezza, più tecnica che politica, che noi governatori abbiamo da tempo: ossia che l’Italia non può crescere se non cresce il Sud». Gli interventi prioritari, per De Filippo, ricalcano quelli del governo: «Innanzitutto il lavoro, poi le infrastrutture. In entrambi i casi il tema è quello della competitività dei territori che include infinite altre declinazioni, come migliori condizioni per fare impresa, a partire da un alleggerimento della burocrazia».

INCONTRO – Giuseppe Scopelliti, governatore della Calabria, ha incontrato l’11 gennaio a Roma i parlamentari calabresi. La linea impartita da Scopelliti è quella di ottenere dal governo, a breve, una strategia valida per il Sud. In caso contrario chiederà ai parlamentari calabresi di pensare prima al loro territorio e poi alle direttive di partito. Ma quali interventi mettere in campo? «Uno non è un intervento, ma un obbligo. Lo Stato deve fare in modo che le Ferrovie, ma anche l’Alitalia, non abbandonino, come stanno facendo, il territorio. E’ scandaloso che i soldi dei contribuenti del Sud – spiega Scopelliti – non vengano reinvestiti per mantenere alto il livello dei trasporti, fondamentale anche per lo sviluppo del territorio. In un recente intervento al Sole 24 ore ho poi proposto di realizzare nel Mezzogiorno il polo di ricerca italiano. Questo porterebbe investimenti, anche stranieri, e lavoro. Un benessere diffuso per tutta l’Italia».

Matteo Valerio

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