sabato, 22 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Che significa essere declassati da Standard & Poor’s
Pubblicato il 15-01-2012


La verità è che le agenzie di rating “ratificano” ex-post i movimenti dei prezzi di mercato, non li anticipano, nè li determinano. Infatti le borse hanno quasi trascurato le anticipazioni che si sono rincorse da venerdì mattina. Come largamente atteso una delle due maggiori agenzie di rating statunitensi, Standard & Poor’s (l’altra è Moody’s) ha ridotto il merito di credito (rating) della francia da AAA (rating massimo conservato dalla Germania) a AA+. L’annuncio relativo alla Francia era largamente atteso, Sarkozy lo aveva anticipato circa due mesi fa in un fuori onda circolato sui mezzi di informazione di massa. Meno atteso, ma niente affatto sorprendente, è il “downgrade” di altri paesi europei, tra cui l’Italia che perde due gradini, passando da A+ a BBB+, oltre a Spagna, Portogallo ed Austria.

Gli effetti della riduzione del merito creditizio di un paese sono tre:
1) c’è un effetto sul “sentiment” del mercato riguardo all’investimento in titoli di Stato e delle aziende di un paese che induce a ridurre la esposizione nei riguardi di questi titoli. Questo effetto quasi sempre è limitato perchè in genere le mosse delle agenzie di rating sul merito creditizio delle nazioni arrivano dopo che il mercato ha già penalizzato i titoli (lo spread dei titoli di stato italiano sui titoli tedeschi con rating AAA si è già allargato dai 300 punti di luglio 2011 ad oltre 500 punti base).

2) la riduzione del rating dei titoli di un paese a cascata si riflette in una riduzione del rating dei titoli di tutte le imprese del paese (enel, telecom, fiat, le banche) e degli enti pubblici (regioni, comuni) con l’effetto di aumentare gli interessi che pagano sui titoli di nuova emissione e ridurre il prezzo di mercato dei titoli già in circolazione (effetto in gran parte già anticipato dal mercato).

3) tutti i grandi investitori internazionali sono soggetti a regole che limitano la percentuale che possono investire in titoli di una data categoria di rating: più basso è il rating, minore è la percentuale di titoli che possono avere in portafoglio (e quindi sono costretti a vendere o acquistare meno titoli governativi e delle imprese di un paese che subisce una riduzione del merito di credito). Il potere delle agenzie di rating dipende dal terzo punto: le autorità che regolano le banche ed i grandi fondi di investimento classificano i titoli obbligazioni in base al rating loro attribuito dalle due principali agenzie di rating internazionali, Standard & Poor’s e Moody’s.

Per questo motivo le agenzie di rating sono assurte ad un ruolo “semi-pubblico” che impedisce loro di svolgere fino in fondo il proprio ruolo: l’impatto che i regolamenti delle autorità internazionali attribuiscono alle loro mosse è così grande che le agenzie non si arrischiano a cambiare rating se non quando è accettato a livello di consenso generale. Se cambiassero i rating senza preavviso come dovrebbero fare, l’impatto delle loro decisioni sarebbe veramente devastante.

Questo è il motivo alla base della loro sostanziale inutilità: se avessero ridotto il rating delle varie Enron e Lehman Brothers nel momento in cui avrebbero dovuto (cioè anni mesi o anni prima di quando queste società sono fallite) sarebbero state travolte dall’impatto distruttivo delle loro mosse. Ecco quindi che finiscono per “ratificare” ex-post quello che tutti i bene informati già sanno. Le agenzie di rating sono come il pianista dei saloon: sono la colonna sonora di un film diretto da altri.

Mario Zanco

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