sabato, 20 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Per crescere investire sui lavoratori
Pubblicato il 09-01-2012


Cogito ergo sum, così, poco meno di cinque secoli fa Cartesio giunge a questa certezza al culmine della faticosa aspirazione ad un metodo che consenta all’uomo di discernere vero e falso, per raggiungere il quale assume un percorso di critica della conoscenza, fondato sul dubbio metodico, e l’unica certezza è la propria esistenza. Stia dunque tranquillo il premier, senza far torto al genio francese per chi assume come proprio il metodo riformista il dubbio è in re ipsa ed i tabù, in quanto tali, vacui e da combattere.

“Modernizzare” il mercato del lavoro dunque, non incute timore o preoccupazione in chi, e sono tanti, a quarant’anni dal varo dello Statuto dei Lavoratori, è consapevole della necessità di renderlo più attuale non solo alle esigenze delle imprese ma anche per includerne le diverse forme di lavoro atipico, o meglio flessibile, che, sorte in numerose tipologie negli ultimi tre lustri, sfuggono ad un inquadramento giuridico più complessivo. Basterebbe questa consapevolezza per aprire le porte alla riforma ma in più vi è la necessità di uscire dalla crisi e per riprendere a crescere l’Italia deve necessariamente investire sui lavoratori e sui loro diritti, anche perché la teoria che per far ripartire lo sviluppo occorra spianare la strada alla precarietà è apodittica e tutta da dimostrare.

Il premier incontrerà nelle prossime ore sindacati ed imprese per discuterne, nella ferma convinzione che occorre dunque eliminare, o quantomeno mitigare, quelle rigidità, in entrata ed in uscita dal mercato del lavoro che portano ad un corto circuito tra sicurezza sociale ed esigenze delle imprese. L’auspicio è che il punto di partenza sia quello dell’estensione delle tutele ai 3,5 milioni di lavoratori precari oggi privi di garanzie nel nostro paese attraverso l’introduzione dell’articolo 18 bis, che preveda diritti e non solo doveri per i lavoratori “flessibili”, attuando anche in questa parte  la Carta Costituzionale che all’articolo 1, comma 1 recita: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.” ed all’articolo 4, comma 2 prevedendo che “Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”. Il lavoro, dunque non è solo un rapporto economico, ma anche un valore sociale che nobilita l’uomo, la base della nostra democrazia

Un paese che ha appena festeggiato i 150 anni di storia e progresso comune ed una Democrazia che ne ha da qualche giorno compiuti 64, non può dunque tollerare ulteriormente la degenerazione del precariato che costringe milioni di ragazze e ragazzi, ed in misura crescente soggetti non più giovani, a vivere una condizione lavorativa fondata sulla incertezza di una duplice mancanza, sia di continuità del rapporto di lavoro sia di un reddito adeguato su cui poter contare per pianificare il proprio futuro. Dopo aver dunque eliminato questo doppio fattore di insicurezza si potrà metter mano, partendo dalla proposta Ichino, alla riforma dell’articolo 18, accompagnando il lavoratore in uscita per almeno un triennio nella ricerca di una nuova occupazione.

Sigmund Freud nella collezione di saggi Totem e tabù, sottolinea la componente inconscia che porta a considerare necessaria una certa proibizione: come a dire più si parla di abrogazione dell’articolo 18 più lo stesso viene vissuto come intangibile. Umilmente, al professor Monti consiglierei dunque di evitare il termine, se davvero intende riformare, o , come preferisce, modernizzare, il diritto del lavoro. Nessun tabù, dunque, solo equità e giustizia sociale.

Marco Di Lello

 

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Commenti all'articolo
  1. Lo statuto dei diritti dei lavoratori è una legge di civiltà prima che una legge di disciplina dei rapporti tra lavoratori e datoi nei luoghi di lavoro.
    Si può certamente discutere sulla opportunità di adeguarlo alle nuove tipologie di lavoro che si sono diffuse nella pratica della gestione aziendale purchè resti intangibile la tutela della dignità della persona del lavoratore nei luoghi di lavoro. E l’articolo 18 è una delle norme poste a tutela della dignità del lavoratore.

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