sabato, 24 febbraio 2018
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Opinioni e commenti
 

Concordia, il prete in crociera dimentica l’ottavo comandamento
Pubblicato il 27-01-2012


C’è chi viene tradito dalle intercettazioni e chi si vede smascherare le proprie bugie su Facebook. Dopo le menzogne di capitan Schettino, è toccato a don Massimo Donghi, prete e insegnante nella cittadina di Besana Brianza, essere scoperto. Il religioso, che nel suo territorio si occupa prevalentemente dei giovani, aveva salutato colleghi e parrocchiani annunciando che si sarebbe assentato una settimana per ritirarsi in un luogo di meditazione.

LA TESTIMONIANZA – La sera dell’incidente all’isola del Giglio una ragazza, riuscendo a raggiungere la scialuppa di salvataggio, ha scritto un post su Facebook per rassicurare amici e parenti: lei, la nonna e lo zio, erano salvi. Il problema è che lo zio in questione era proprio don Massimo. «Cosa vuole che le dica – ha dichiarato il prete di Besana – avete già detto tutto voi giornalisti, non ho nulla da aggiungere. Sto bene, sono ancora un po’ scosso e ai miei parrocchiani parlerò in Chiesa più avanti, del giudizio degli altri non mi importa. Pace e bene. Buona giornata».

OTTAVO COMANDAMENTO – E sono proprio i parrocchiani brianzoli ad essere in cerca di una spiegazione dal sacerdote. Certo si potrebbe obiettare che una vacanza in nave da crociera non è proprio nello stile sobrio richiesto ai prelati, ma una settimana di villeggiatura non è certo un reato. Ma se dal codice civile si passa alla Bibbia, allora il sacerdote vacanziero e “smemorato” ha lasciato a terra non solo i suoi fedeli ma anche il rispetto dell’ottavo comandamento. Per un credente come il nostro don Massimo fare falsa testimonianza è sicuramente un peccato. Ma che importa siamo in vacanza.

E allora dimentichiamoci dei dieci “precetti d’amore per vivere l’amore”, facciamo orecchie da mercante alle parole «Beati coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!» (Vangelo di Luca 11,28). Quanti come i fedeli di Besana Brianza non amano la trita retorica o le prediche al vento – men che mai a quello gelido della Lombardia – vogliono solo delle spiegazioni dal loro pastore. La verità insomma. A voler pensar male la bugia di don Massimo è già stata provvidenzialmente punita dal naufragio della Concordia. Dio vede e provvede.

 

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Commenti all'articolo
  1. 8^ comandamento: nn dire falsa testimonianza: ai parrocchiani, ma anche sul luogo di lavoro. Come ha giustificato la sua assenza? E il peccato di omissione di soccorso dove lo mettiamo? 1 prete dovrebbe cedere il suo posto nella scialuppa ad altra gente. 1 prete che invoglia ad aiutare i bisognosi dovrebbe destinare lui per primo i suoi averi per i poveri. Qua non si tratta solo della bugia detta ai parrocchiani, forse quella è davvero la colpa minore.
    Comunque, come si suol dire: Nessuno tocchi CAINO: egli è stato già giudicato. Chissà che da questo momento in poi, dopo la figuraccia mondiale, diventi 1 vero pastore per il suo popolo e invece di partire per il Mediterraneo parta per l’Adriatico (Medjugorje).

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