giovedì, 22 febbraio 2018
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Opinioni e commenti
 

Concordia, parte la class action targata Usa
Pubblicato il 30-01-2012


Per la Costa Crociere nuovi guai in vista. A pochi giorni dalla decisione dell’avvocato Giulia Bongiorno di guidare la class action promossa da una cinquantina di passeggeri della nave naufragata nei pressi del Giglio, sta per scendere in campo anche uno dei più accreditati studi legali statunitensi, l’Arthur Eaves. Con oltre 40 anni di esperienza nel fornire assistenza legale alle famiglie di persone ferite o decedute per incidenti causati da negligenza o imperizia umana, lo Studio Legale Eaves si è già fatto conoscere in Italia per aver ottenuto il più alto risarcimento per le vittime della funivia precipitata il 3 febbraio 1998 sul Cermis.

I RESPONSABILI – Lo studio legale statunitense non ha dubbi sulle responsabilità oggettive del capitano della Costa Concordia, che avrebbe deviato in più occasioni dal percorso approvato. Inoltre, secondo Arthur John Eaves Jr., «Schettino avrebbe detto al giudice che la scatola nera – recuperata dai sommozzatori – si era rotta due settimane prima dell’incidente. Questo potrebbe significare che il funzionamento di molti sistemi può essere stato compromesso, sistemi che avrebbero potuto anche evitare l’incidente». Ma per il colosso americano alcune responsabilità sono ascrivibili anche alla normativa vigente. Ricordando che la Costa Crociere fa capo al gruppo statunitense Carnival Corporation, i legali dell’Arthur Eaves hanno dichiarato alla stampa che «occorre una legislazione a livello internazionale, a partire dagli Stati Uniti, che elimini la limitazione di responsabilità per i passeggeri delle navi da crociera contenuta nei loro biglietti, così come altre irragionevoli restrizioni dei loro diritti legali. Infatti, tale limitazione unilaterale e ingiustificabile inclusa nei biglietti serve solo a incoraggiare attività pericolose e ad aumentare i profitti, a rischio della vita umana. Come minimo, occorre perfezionare la legislazione americana che disciplina le società e le operazioni delle loro controllate nel settore della navigazione in mare, oltre che una più attenta applicazione della Convenzione sulla salvaguardia della vita umana in mare (SOLAS)».

CLASS ACTION USA – Il loro modo di condurre le class action fa storia a sé. Quello a cui puntano è un risarcimento personalizzato. Il che implicherebbe, in caso di successo, un esborso da parte della compagnia di navigazione ben superiore ai preventivati 14.000 euro per passeggero. Come sempre in tragedie come queste il risarcimento economico rappresenta una scarsa consolazione rispetto alla perdita di vite umane e allo choc dei sopravvissuti. Ma assume un valore morale per una doverosa assunzione di responsabilità e nella speranza che concorra a evitare il riverificarsi di situazioni analoghe.

Di redazione

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