martedì, 25 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Scioperare non basta contro il caro benzina
Pubblicato il 04-01-2012


Un euro e ottanta al litro. E’ il ragguardevole traguardo raggiunto dal costo della benzina in questo inizio anno in alcune zone d’Italia, e che ha spinto alcune delle maggiori associazioni dei consumatori a proclamare per il 5 e il 6 gennaio lo “sciopero della benzina”. Ad annunciare l’iniziativa sono state le associazioni aderenti al Casper, il Comitato contro le speculazioni e per il risparmio, al quale aderiscono Codacons, Movimento difesa del cittadino, Unione Nazionale Consumatori e Adoc.

Un’azione di carattere simbolico che, secondo i promotori, dovrebbe sensibilizzare i consumatori di fronte alla crescita indiscriminata del prezzo dei carburanti. La causa del poco invidiabile record di 1,80 euro al litro è da imputare stavolta ad un ritocco, ovviamente verso l’alto, delle addizionali regionali sulle accise scattato il primo gennaio, piovuto sulla testa, e soprattutto sul portafogli degli italiani residenti in sei regioni. Liguria (+2,5 centesimi), Lazio (+2,6), Toscana (+5), Marche (+5), Umbria (+4) e Piemonte. Un aumento che di riflesso andrà a colpire tutto il Paese, a causa del conseguente aumento del costo del trasporto su gomma. E’ uno dei tanti effetti del decreto “salva-Italia” voluto dal governo Monti, la manovra “lacrime e sangue” composta in gran parte da tasse e aumenti che graveranno sul cittadino fin dai primi giorni di questo 2012. Le associazioni dei consumatori non sembrano però avere alcuna intenzione di restare a guardare. L’invito rivolto agli italiani è chiaro e come tutte le proteste di questo tipo ha il sapore amaro dell’esasperazione di quanti non reggono più al caro-benzina. “Sarà un gesto più simbolico che altro – ci spiega Stefano Zerbi, portavoce del Codacons – ma siamo convinti che potrà servire ad attirare l’attenzione su un argomento così importante”.

BENZINA ALLE STELLE – Si calcola che l’esborso medio annuo di ogni automobilista per la benzina aumenterà di circa 180/200 euro rispetto al 2011, ma tali cifre, puntualizza sempre Zerbi, sono destinate a oscillare pericolosamente verso l’alto. “Questo è il calcolo che si può fare ad oggi. Domani, con i continui aumenti, potremmo – aggiunge il portavoce del Codacons – anche parlare di importi superiori. Sono dati importanti, e a questo aggiungiamo che il prezzo medio di un pieno di gasolio è superiore di circa diciotto euro rispetto allo stesso periodo dello scorso anno”. Numeri che fanno impallidire, se affiancati al prezzo di 1,80 euro al litro raggiunto in alcune aree del Sud Italia, Ischia in particolare, e al costo medio della benzina, ormai saldamente intorno all’1,74 euro. “Si rischia, continuando così, di sfondare presto anche il muro di 1,90 euro”, avverte il Zerbi.

DOVE FINISCONO I RICAVI – Le accise sulla benzina, introdotte la prima volta nel 1935 in occasione della guerra in Etiopia, sono tasse alle quali i governi fanno ricorso – in particolari momenti storici  – per ottenere in tempi brevi le liquidità necessarie per finanziarie determinate azioni. L’aumento delle addizionali previsto in Liguria (+ 0,5 centesimi) e Toscana, ad esempio, è strettamente collegato alla ricostruzione delle zone colpite dalle alluvioni di pochi mesi fa. Mentre l’inasprimento generale dei costi dovrebbe servire a migliorare i trasporti pubblici nelle regioni raggiunte dagli aumenti. “Chi ci dice però – si interroga ancora Zerbi – che quei soldi non vengano impiegati per altre finalità? Oggi paghiamo ancora le accise per la guerra in Abissinia. Se fossimo sicuri che quei soldi andassero a migliorare il livello dei trasporti pubblici sarebbe anche un bene spenderli, ma non abbiamo nessuna certezza sul come vengano utilizzati”.

AUMENTI A CATENA – Una cosa della quale si è però certi è che il dilatarsi del costo della benzina è la punta dell’iceberg dei tanti aumenti che si troveranno di fronte gli italiani nei prossimi mesi. Crescendo il costo dei carburanti ci sarà un innalzamento del prezzo di tutte le merci che viaggiano su gomma, circa l’80% degli alimentari. Le industrie inoltre, conseguentemente alla crescita dei prezzi delle materie prime, saranno costrette ad elevare il costo dei prodotti e in più il 2012 si presenterà agli italiani con le bollette di gas e luce sempre più pesanti. Al cittadino basta uno sciopero per difendersi? “No. Il cittadino – conclude il Codacons – si difende modificando il proprio stile di vita, riducendo i consumi. Compra solo lo stretto necessario e fa la spesa al discount, modificando completamente le proprie abitudini”. La manovra “lacrime e sangue” un primo scopo l’ha quindi raggiunto. Cambiare le abitudini di milioni di italiani già ampiamente impoveriti dalle politiche economiche di questi ultimi anni. Per la crescita c’è ancora da attendere, non certo per quella dei prezzi della benzina, che continua inesorabile.

Fabio Casu

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