venerdì, 23 febbraio 2018
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Opinioni e commenti
 

Fine del mondo magari no, ma l’euro è a rischio
Pubblicato il 04-01-2012


Ci sono voci diffuse che stia procedendo spedito il piano di emergenza per una uscita “verso l’alto” dall’euro della Germania e dei paesi “satelliti” (Olanda, Lussemburgo, Austria, Finlandia). Questi paesi creerebbero una nuova valuta comune, che potrebbe chiamarsi Euro-Marco. L’uscita “verso l’alto” sarebbe meno disastrosa della uscita “verso il basso” dei PIIGS (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna). Con l’abbandono alla spicciolata dell’euro di questi paesi per tornare alla dracma, alla lira, alla peseta e alle altre valute nazionali. Non è chiaro da che parte cascherebbe la Francia, che si crede forte ma che in realtà non sta tanto meglio dell’Italia. La dissoluzione dell’euro produrrà un deprezzamento della valuta (o delle valute se si separano) dei PIIGS nei confronti del nuovo Euro-Marco nell’ordine del 50%, il tracollo dei mercati finanziari mondiali e la paralisi del commercio internazionale per la enorme incertezza sul valore delle valute europee nuove e vecchie. L’economia mondiale si fermerà per qualche giorno.

 

Molte imprese che hanno i ricavi concentrati in un paese (ENEL, Telecom Italia per esempio) e sono indebitate in Euro con banche tedesche o olandesi potrebbero fallire. Poi si potrebbe scatenare una guerra commerciali all’interno dell’Europa perché la Germania e i paesi satelliti sarebbero invasi dalle merci a buon mercato dei PIIGS, e Germania e soci potrebbero essere tentati di imporre dei dazi sulle importazioni con una ulteriore depressione della crescita economica mondiale e con il rischio di innescare tensioni tra i paesi europei con rischi di rigurgiti nazionalistici e guerrafondai della stessa natura che hanno caratterizzato le due guerre mondiali.

 

SCENARI DA INCUBO –  Si aprirà un contenzioso giuridico inestricabile che richiederà decenni per essere risolto pacificamente. Alle nuove elezioni italiane Berlusconi sarebbe rieletto a stragrande maggioranza: “ avete visto che non era colpa mia! Tutta colpa della sinistra che ha voluto prima l’euro e poi il governo Monti che ci ha imposto sacrifici inutili”. Uno scenario da incubo, che sembra incredibile si possa realizzare, come sembra incredibile che i politici europei siano disposti a correre questo rischio senza fare nulla per scongiurarlo. Eppure siamo ad un passo da questo esito: qualche settimana fa sul quotidiano La Repubblica l’economista statunitense Joseph Stiglitz scriveva che negli Stati Uniti ormai non si discute più del “se” ma del “come” l’euro si dissolverà. Altri economisti, per esempio Paul Krugman, sostengono che se anche i politici europei cambiassero strategia e facessero quanto necessario per salvare l’euro, sarebbe probabilmente troppo tardi: avete presente come funziona una valanga?  E’ semplice impedire ad uno sciatore di innescare la valanga con un fuori pista incosciente, ma provate a fermare la valanga a metà della sua corsa!

 

UN DISASTRO ANNUNCIATO – Osservando le vicende recenti della avventura europea, mi è tornato alla mente il libro di Geoffrey Holiday Hall La fine è nota (Edizioni Sellerio) e una canzone di Richard Cocciante, Era già tutto previsto. Sì, era già tutto previsto (da molti economisti statunitensi) e la fine dell’euro è nota e descritta da tempo. Qualsiasi nazione è costruita sul monopolio della forza (leggi, polizia, esercito) e della politica monetaria (tassi di interesse, quantità di moneta, tasso di cambio) gestita attraverso la Banca Centrale. Qualsiasi Stato utilizza la forza e la politica monetaria per difendersi: perché armarsi? Per non essere attaccati. Armarsi dopo essere stati attaccati non è una strategia molto saggia.

 

La politica monetaria serve a difendere una nazione esattamente come l’esercito: perché nessuno si azzarda ad attaccare finanziariamente il debito pubblico americano (superiore al 100% del PIL) o il debito pubblico giapponese (oltre il 220% del PIL)? Perché interverrebbe l’esercito, pardon, la politica monetaria, cioè la Banca Centrale acquistando i titoli di stato venduti dai “nemici” e potrebbe farlo illimitatamente perché ha l’esclusiva di stampare tutta la moneta che vuole. E se la difesa della quantità di moneta non regge, c’è l’arma finale della svalutazione del cambio che permette alle merci del Paese di diventare competitive sui mercati esteri ed alla nazione di riprendersi. Nessuno è così stupido da attaccare un nemico in grado di produrre truppe e munizioni in misura illimitata! 

 

LA BCE E I SUOI LIMITI – L’Europa ha creato una spazio economico comune, ma non è una nazione, non ha un esercito comune e una politica monetaria che intervengano quando una parte del territorio sia attaccata, la BCE non può intervenire in misura illimitata acquistando i titoli di stato di uno dei paesi membri della UE (la Grecia o L’Italia), ma ha anche tolto dalle mani delle banche centrali di ciascuno dei paesi membri la leva difensiva dei tassi di interesse e del cambio. La BCE deve solo badare al contenimento dell’inflazione. La stabilità del sistema finanziario e del valore del debito di tutti i paesi della Unione è al di fuori del suo mandato. Così facendo la UE si è consegnata nelle mani dei mercati finanziari, che sono per intima natura volubili come un bambino capriccioso: per anni hanno ignorato le profonde differenze tra Germania e Italia azzerando quasi lo spread tra i titoli di stato dei due paesi (illudendo i politici italiani che nulla ci fosse da fare per migliorare la competitività del paese che andava invece seriamente deteriorandosi) salvo poi scoprire che le cose non stavano esattamente così e riportando lo spread ai livelli pre-euro. Per come è strutturata oggi la UE, gli Stati membri sono debitori qualsiasi, che possono fallire se il tasso di crescita dei loro ricavi (il fatturato di uno stato è il PIL nominale) cresce meno dei tassi di interesse che pagano sul debito. Se il tasso di crescita del PIL è inferiore ai tassi di interesse il Paese non è in grado di ripagare gli interessi annui e deve fare nuovi debiti per pagare gli interessi e ciò porta all’esplosione del debito, a tassi di interessi sempre più elevati, in una spirale devastante.

 

LA FALLIMENTARE RICETTA SALVA EUROPA – La ricetta imposta agli stati membri sotto attacco dei mercati finanziari peggiora la situazione anziché migliorarla: si impongono tagli alla spesa pubblica e aumenti delle imposte che riducono ulteriormente il tasso di crescita del PIL rendendo più probabile il fallimento del Paese. Lo ha scritto il rettore della Bocconi Guido Tabellini: “perché vi sia davvero una svolta occorre affrontare il problema centrale: la separazione tra politica monetaria e fiscale. È su questo principio che è stata costruita l’unione monetaria europea. Ma la crisi ha reso evidente che, senza una banca centrale che agisca da prestatore di ultima istanza nei confronti degli stati, i Paesi ad alto debito pubblico sono troppo vulnerabili di fronte a oscillazioni nella fiducia dei mercati”.

 

GUARDARE ALLA FED – La BCE dovrebbe fare quello che fanno le banche centrali nelle fasi di recessione economica: tagliare i tassi di interesse, dichiarare di sostenere i prezzi dei titoli di Stato dell’area euro senza se e senza ma, lasciar deprezzare l’euro per contribuire a rilanciare la crescita economica. Questo sta facendo la FED statunitense e questo Obama suggerisce in ogni telefonata o incontro con i leader europei. Qualsiasi altra soluzione, sia il fondo salva-Stati (efsf), che l’intervento del FMI sono inutili, perché le loro munizioni sono “finite”, mentre solo la BCE avrebbe una dotazione “infinita” di munizioni. Alla radice il problema è politico: l’opinione pubblica tedesca viene blandita nelle sue impressioni errate anziché essere convinta che è nel suo interesse che la BCE possa agire come una vera banca centrale che salvando la Grecia e l’Italia salvi l’euro e la prosperità della stessa Germania. Tutto il resto è inutile: continuerà la serie di vertici europei inutili e la fine dell’euro si avvicinerà sempre più.

Mario Zanco

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Commenti all'articolo
  1. In verità andrebbe ripreso il disegno del Trattato Costituzionale, bocciato da Francia, Olanda e Irlanda, con i risultati che tutti vediamo.
    Ma non sono certo che ci riusciremo.
    I partiti socialisti d’Europa, cosa aspettano a porre in atto una vasta operazione di chiarificazione e di lotta per giungere a questo risultato?

  2. La speculazione fa il suo mestiere e lo può fare anche perchè le regole promesse non sono arrivate. L’Europa non si riesce a fare anche perché si é diffusa l’idea che é meglio fare da sé. Ogni stato si considera migliore dell’altro, ogni regione stessa cosa, ogni provincia pure così come ogni comune. Tutti vogliono fare da sé ritenendosi migliori e più capaci. Basta pensare al proliferare di liste civiche che vengono annunciate per le prossime amministtrative… Servono sognatori, politici che sanno guardare avanti nell’interesse comune e non solo ai sondaggi della settimana. Forse varrebbe la pena di fare un unico turno elettorale ogni 4 o 5 anni, eviteremmo la politica del giorno per giorno. Servono manager che non guardino alla trimestrale ma al triennio e oltre.. Ce la faremo?

  3. L’Europa dovrebbe avere un Ministro delle Finanze eletto direttamente dai cittadini europei che detti la politica fiscale e finanziaria. Dobbiamo andare verso una effettiva costruzione degli Stati Uniti d’Europa. In questo momento ogni capo del suo Governo bada agli interessi della propria nazione con lo sguardo rivolto al breve termine e al consenso popolare immediato, manca così una strategia unitaria e di lungo respiro.

  4. Finchè la Germania farà parte dell’Eurozona ( dalla EU non può certamente più uscire ) non ci sarà nessuna possibilità che la BCE stampi denaro , nessuna . Per una semplice , storica ragione : la Germania non ha e non ha avuto mai paura di nessuno , l’unico vero terrore per i tedeschi è l’INFLAZIONE , parola che ancora porta con sè i fantasmi di un mai assopito passato .

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