sabato, 22 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Crisi, il made in Italy ha gli occhi a mandorla
Pubblicato il 16-01-2012


Borse in crisi, scioperi a profusione, tasche vuote: gli italiani in questo momento non ci pensano minimamente a spendere il loro sudatissimo stipendio in abiti sartoriali, borse firmate e gioielli. Se fosse per il popolo tricolore, il lusso made in Italy sarebbe destinato all’oblio, ma fortunatamente ci pensano i nuovi ricchi ad occuparsi dei nostri prodotti a cinque stelle: russi e cinesi sono in prima linea nella corsa alla griffe, che sia originale di casa nostra. Ed è proprio il paese che sforna più prodotti contraffatti al mondo, la Cina, a non accontentarsi delle copie: non solo i miliardari, ma anche i medio-ricchi non rinunciano al capo firmato e di alta moda, rigorosamente autentico. Ma c’è di più. I cinesi non si limitano a comprare nei negozi: sono alla conquista dei marchi d’élite, insomma puntano direttamente ai vertici del mercato. E come per magia possiamo dire addio al made in Italy.

FERRETTI – L’ultimo colosso del lusso a cedere all’economia cinese è stato Ferretti, il gruppo che coordina i marchi più prestigiosi della nautica mondiale, come Riva, Pershing e Crn. Da qualche giorno il gruppo ha ceduto il 75% del pacchetto azionario allo Shandon Heavy Industry Group (Shig), casa produttrice di camion e parti di automezzi, una società pubblica che risponde direttamente al governo di Pechino. Ferretti non è l’unico ad aver dovuto cedere agli investitori stranieri. Valentino Fashion Group ha passato il marchio alla società finanziaria britannica Permira, la maison Ferrè è stata ceduta al Paris group di Dubai, mentre Lvmh, azienda leader nel commercio di prodotti di lusso, ha acquisito Fendi e Bulgari. Tutti gli acquirenti stranieri, in particolare i cinesi, promettono di mantenere gli standard che hanno portato alla gloria i grandi marchi del Belpaese, ma c’è il rischio di uno spostamento della produzione e della consequenziale perdita dell’artigianato d’eccellenza italiano.

LAVORO A RISCHIO – Le associazioni e le istituzioni a tutela del made in Italy dovrebbero occuparsi non solo del problema, seppur grave e diffuso, della contraffazione, ma anche della salvaguardia del lavoro specializzato degli artigiani nei diversi campi, dalla sartoria alla falegnameria, dalla lavorazione del cuoio alla gioielleria. Il made in Italy ha contribuito, negli anni, alla creazione del prestigio economico del Paese: dopo la storia che ha fatto grande l’Italia speriamo di non dover perdere anche la forza lavoro.

 

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