giovedì, 19 luglio 2018
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Opinioni e commenti
 

Masini (Pd), il provvedimento di Alemanno volto alla repressione
Pubblicato il 18-01-2012


Il vice comandante della Polizia municipale di Roma, Antonio Di Maggio, dietro richiesta dell’Ufficio del Delegato del Sindaco per le politiche della sicurezza, Giuseppe Giorgio Ciardi, ha inviato ai capi dei diciannove gruppi della Polizia municipale della Capitale una circolare dal titolo «Individuazione esercizi commerciali tipo frutterie etniche». Ci si è chiesti se il provvedimento non fosse eccessivamente ghettizzante nei confronti dei lavoratori nord-africani operanti nel settore ortofrutticolo. Si è espresso in merito Paolo Masini, consigliere comunale di Roma Capitale, esponente del Partito democratico.

Si tratta di un censimento mirato, che ne pensa?

È assolutamente in linea con l’approccio culturale dell’amministrazione rispetto all’integrazione. È l’ennesimo provvedimento che instilla nelle persone un approccio sbagliato nei confronti dell’immigrato. Orientamento che stiamo cercando di modificare tramite varie iniziative finalizzate all’integrazione, in quanto riteniamo necessario ricostruire il tessuto sociale che questa amministrazione ha man mano smontato.

Quindi è un provvedimento in linea con la politica capitolina?

É uno dei tanti passaggi fatti da Alemanno in questi anni, sempre e solo volti alla repressione, mai all’integrazione. Come la decisione di togliere i menù etnici dalle scuole per sostituirli con quelli regionali. Se il sindaco vuole una società di alti, biondi, con gli occhi azzurri e sposati in chiesa, se vuole fare il sindaco di Topolinia, allora vada nei giornaletti. La realtà è ben diversa.

Le motivazioni della circolare sono: rumori, intralcio al traffico, utilizzo di manodopera senza permesso di soggiorno. Sono ragioni veritiere?

Sono ridicole. In questi giorni abbiamo assistito all’applicazione di un’ingiustificata tolleranza rispetto all’abusivismo dei tavolini al centro, ora gli schiamazzi diventano un problema. Basta parlare con i cittadini di Roma di queste persone, che fanno un lavoro onesto e con le quali si instaura un rapporto di fiducia, sano, che toglie il senso di insicurezza. Oltretutto gli stranieri spesso gestiscono attività che sono aperte quando gli altri esercizi sono chiusi.

Le frutterie etniche sono un problema per la sicurezza della città?

Il problema per me, più che il fruttivendolo magrebino, sono gli amici di Alemanno. Non mi stupisco di questi provvedimenti in quanto provengono da persone vicine ad ambienti come Casa Pound e allora mi chiedo: di fronte a persone che gioiscono per la morte di un povero ispettore di polizia, il problema è davvero la frutteria etnica?

Quindi secondo lei c’è una visione esasperata degli immigrati?

Il problema è che in questi anni è stato distrutto il senso di comunità, a partire dai bambini, all’interno delle scuole. Tre anni fa Roma era una città più unita, ma non era un’altra città, semplicemente aveva un’entità sociale diversa, costruita con fatica per essere poi distrutta da questa amministrazione.

Martina Perrone

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