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Opinioni e commenti
 

Da domani niente più morti di fame, moriremo per mancanza d’acqua
Pubblicato il 18-01-2012


«Sull’acqua non si lucra. Lo abbiamo detto chiaro col referendum di giugno e continueremo a contrastare chiunque tenti di sovvertire la volontà dei cittadini». E’ padre Alex Zanotelli a parlare, una delle anime del movimento per l’acqua bene comune.

Padre Alex, pensava che con il voto di giugno la lotta per mantenere pubblica la gestione dell’acqua si fosse conclusa?

Credevo che in Italia ormai ce l’avessimo fatta. Purtroppo invece stiamo assistendo a una nuova aggressione a questo principio. Io ho molta paura del governo Monti. Se davvero reintrodurrà la privatizzazione della gestione dell’acqua, sarebbe una violenza alla democrazia. Dopo quella bellissima vittoria al referendum di giugno, il volere di 27 milioni di italiani verrebbe cancellato. Vorrebbe dire che l’esecutivo decide di tirare giù la maschera e mostrarsi per quello che è: un governo delle banche e della finanza. E la finanza sa bene che la gestione dell’acqua può garantire enormi profitti, più del petrolio. Allora vogliono sostituire l’oro nero con l’oro blu.

Uno degli argomenti a favore dell’intervento è che l’acqua rimane pubblica ed è solo la gestione ad essere liberalizzata. Come risponde?

Intanto non si può parlare di liberalizzazione. L’acqua è un monopolio naturale. Se si affidasse la gestione ai privati, non si farebbe che sostituire un monopolio privato a uno pubblico. Si potrebbe parlare di liberalizzazione se ognuno di noi avesse in casa 5 o 6 rubinetti e potesse scegliere di aprire quello con la tariffa più bassa. E’ facile capire che questo è impossibile. Inoltre, noi ci siamo sempre battuti contro l’affidamento della gestione proprio perché è questo l’elemento che conta. E’ ovvio che la proprietà dell’acqua rimanga pubblica, ma è chi gestisce la distribuzione che ci guadagna. E noi, parlo tutti gli italiani che hanno approvato il referendum a giugno, con il secondo quesito abbiamo detto chiaramente che sull’acqua non si guadagna, non si possono fare profitti.

Perché non si deve affidare la gestione ai privati?

L’Onu, con la risoluzione del 28 luglio 2010, ha riconosciuto che accedere all’acqua è un diritto umano universale e fondamentale. Affidarne la gestione a privati vuol dire mettere a rischio questo diritto. Il privato investe per avere un ritorno economico, quindi vorrà imporre tariffe che gli consentano dei guadagni. Non si farebbe problemi a negare l’accesso a chi non può pagare. Il rischio è che domani non avremo più morti di fame perché moriranno di sete. Oggi, milioni di persone muoiono per fame non perché non ci sia cibo, ma perché non hanno soldi per comprarlo. Domani non avranno soldi per comprare l’acqua.

Le sue parole sembrano riferite a un contesto globale. E’ perché anche all’estero c’è una tendenza a privatizzare?

Certo, in diversi paesi questo è già avvenuto, in altri si tenta di resistere, ma le spinte delle multinazionali e della finanza sono molto forti. Basti pensare che il Forum mondiale dell’acqua, che si terrà a Marsiglia a marzo prossimo, è stato indetto dal Consiglio mondiale sull’acqua, un organismo che fa capo non all’Onu ma alla Banca mondiale. Noi chiediamo che sia l’Onu a intavolare una discussione planetaria sull’acqua, per ribadire il concetto che accedervi è un diritto umano e non può essere sottoposto agli appetiti di multinazionali e investitori.

Anche a livello internazionale sono sorti movimenti per contrastare la gestione privata dell’acqua?

Sì, e in alcuni paesi sono talmente forti e istituzionalizzati da essere riusciti a modificare la Costituzione. In Uruguay, ad esempio, l’accesso all’acqua è considerato un diritto umano perché è la Costituzione a sancirlo. Lo stesso in Ecuador e in Bolivia, due paesi talmente all’avanguardia sul tema che hanno iniziato a parlare non solo di diritti umani, ma anche di diritti della Madre Terra. Perché se tuteliamo i diritti dell’uomo, ma consentiamo lo scempio del nostro pianeta, avremo vita breve.

In pochi giorni avete raccolto 30mila firme in difesa del risultato referendario. Significa che il tema è molto sentito dai cittadini. Pensi che la copertura mediatica sia adeguata?

Assolutamente no. Anzi, a parte l’Avanti! e poche altre realtà, sembra di assistere a un boicottaggio su questo tema. Non ci chiama nessuno dalle emittenti televisive. Neppure La7 o Santoro si sono mostrati sensibili. Io confido comunque nel ‘popolo dell’acqua’, come lo chiamo, e sono sicuro che ce la faremo anche stavolta a scongiurare il pericolo di privatizzazione.

Nicola Bandini

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Commenti all'articolo
  1. In Italia purtroppo quando i cittadini vincono un referendum subito si mettono in moto meccanismi per rendere inutile il risultato referendario. Come diceva Sandro Pertini la democrazia non è un bene che una volta conquistata è per sempre, bisogna difenderla giorno per giorno. BISOGNA NON ABBASSARE LA GUARDIA. Bisogna continuare nella raccolta delle firme, mi piacerebbe che il nostro giornale AVANTI si unisse ai promotori della raccolta firme

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