martedì, 19 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

E se un giorno non ci fossero più arbitri cornuti?
Pubblicato il 11-01-2012


Si tratta di un signore (o più d’uno) davanti ad un monitor. Sullo schermo le immagini dell’incontro. Tra le mani un potere enorme. Quello di fermare l’azione e annullare le decisioni dell’arbitro. Anzi degli arbitri. Nel football americano la moviola in campo esiste da tempo immemore. E, oramai da anni, si parla di introdurla anche nel calcio. Aldo Biscardi ne ha fatta una battaglia personale e, recentemente, pare che anche Blatter si stia convincendo.

Il football americano, per chi non lo sapesse, funziona così. Una palla ovale. Undici uomini bardati come soldati medievali, la muovono sul terreno di gioco, cercando di portarla oltre la meta avversaria (goal line, in gergo). Altri undici, altrettanto bardati, cercano di impedirlo. Una squadra attacca, l’altra difende. Ogni volta che la palla cade, il tempo si ferma. Ogni volta che un giocatore viene placcato, il gioco si interrompe. Dopo quattro tentativi, il possesso cambia e si invertono le parti. Esce l’attacco, entra la difesa (e viceversa). Il tempo di gioco effettivo è di circa un’ora ma gli incontri durano circa tre ore, interruzioni comprese. Questo perché il football americano incarna lo spirito di frontiera: è una guerra per il territorio.

Come diceva Al Pacino (in Ogni maledetta domenica) in campo si lotta per ogni centimetro, si vince insieme e si perde da soli. Per questi e altri motivi, gli americani lo adorano. Ma loro sono americani: sono sostenitori, non tifosi. Negli USA non ci sono gli hooligan e non potrebbero mai esistere. Per loro lo sport è solo uno spettacolo a cui assitere, non una competizione a cui partecipare. Perciò non tollerano l’errore arbitrale. Insomma per loro la moviola in campo è come il 3d, come il dolby surround: serve a migliorare lo spettacolo.

Torniamo al calcio. È vero, ci sono tante affinità col suo parente americano. Ma, a mio parere, quel che conta sono le differenze. Nel calcio ad esempio non esiste il tempo effettivo. Una partita dovrebbe durare circa novanta minuti; in realtà però dura tutta la settimana. Nel calcio, forse, perde tutta la squadra. Ma, sicuramente, ci sono stati, ci sono e ci saranno sempre, giocatori in grado di vincere da soli le partite. Non solo. È proprio la giocata individuale che infiamma le tifoserie. Poi c’è una differenza ancora più importante: i calciatori devono raggiungere un obiettivo preciso.

Non devono superare una linea immaginaria di sessanta metri lineari: devono buttarla in porta, uno spazio di pochi metri quadrati protetto strenuamente dal portiere (e a volte da tutta la squadra). Per farlo utilizzano ogni mezzo: lecito o illecito. Nel football americano non esiste la simulazione, non c’è il fuorigioco, non puoi segnare con la mano. Nel calcio invece sì. L’arbitro sarebbe lì proprio per impedirlo; alcune volte, però, non ci riesce. E il bello è proprio questo. La magia e o l’errore umano. Maradona che parte da centrocampo, dribbla sette avversari incluso il portiere e segna il gol più bello del mondo. Maradona che segna un gol di mano e nessuno se ne accorge. In fondo è quella beffa, è la mano de dios, che incarna la rivincita del popolo argentino sull’invasore britannico. Non è l’altro, non è il gol più bello del mondo: è il gol segnato con la mano.

Adesso provate a immaginare. L’omino a bordo campo ferma tutto e chiama l’arbitro. “Ha segnato con la mano, il gol non è valido”, gli dice. Zero a zero, storia riscritta. Magari l’Inghilterra, dopo aver vinto la guerra, vinceva pure la partita. Sarebbe stato più giusto? Forse. Ma noi di cosa avremmo parlato per vent’anni? Siamo Europei, non siamo americani: la frontiera ci interessa poco. Non a caso loro sono sbarcati in Normandia e, dopo aver costruito un porto in una notte, ci hanno liberati.

Non a caso, i nostri si chiamavano partigiani. Nell’animo siamo tifosi: non saremo mai soltanto dei sostenitori. Cialtroni? Può essere. Chi se ne frega. Continueremo ad andare al bar, il giorno dopo la partita, per dividerci, per litigare sugli episodi e le sviste arbitrali. No, a noi la tecnologia non serve. Anzi, sarebbe un delitto. Non si può sostituire il giudizio umano con quello delle macchine. Perché non c’è calcio senza errori arbitrali. Sono i nostri capri espiatori e abbiamo il diritto di offenderli quanto ci pare.

Insomma caro Blatter, te lo chiedo per cortesia: non mi togliere il gusto, per quanto pessimo e insano, di gridare all’arbitro ogni benedetta domenica: tieni le corna!

Alessio Aragno

Sceneggiatore - Ala sinistra

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Commenti all'articolo
  1. Non capisco perchè il calcio non si debba adeguare con la tecnologia moderna, lo ha fatto in tutti i campi salvo quello in cui si gioca (dalla finanza, ai media alle divise tecniche).

    La moviola in campo ci vuole, non come quella del football americano, ma per esempio come quella del basket italiano farebbe comodo e sarebbe molto utile.

  2. Pingback: E SE UN GIORNO NON CI FOSSERO PIÙ ARBITRI CORNUTI? | scrivere e' riscrivere

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