sabato, 21 aprile 2018
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Opinioni e commenti
 

Euro, quando la crisi è un dilemma
Pubblicato il 09-01-2012


I movimenti giovanili degli Indignados in Europa e di Occupy Wall Strett in America hanno ben rappresentato, nell’anno alle nostre spalle, lo stato d’animo diffuso nel mondo: l’insicurezza, più volte descritta dal sociologo Zygmunt Baumann come conseguenza della “società liquida” prodotta dalla finanza globale.

MAASTRICHT – In questo 2012 che inizia, è l’Europa a mostrare i segni di una crisi economica che può sfociare in una gravissima recessione. Il Vecchio Continente deve risolvere quello che si può definire il “trilemma di Maastricht”. Ovvero la riduzione dei debiti pubblici, la crescita dei redditi e della base imponibile, il recupero di competitività. Ma l’ortodossia monetarista alla base del Trattato non è in grado di risolverlo, come si vede dalle conseguenze della contrazione della spesa pubblica, che riduce crescita ed entrate fiscali. Delle cosiddette “riforme strutturali”, che deprimono la domanda. Del taglio dei salari (e delle pensioni), raccomandato per recuperare competitività che accresce il peso reale dei debiti.

SINDROME DI WEIMAR – L’intera struttura dell’Unione europea è costruita per impedire inflazione e indebitamento pubblico, quale conseguenza della “Sindrome di Weimar” che affligge la Germania, con la “dittatura dello spread” e il conseguente veto sugli eurobond e ad ogni intervento sui debiti sovrani dei singoli Stati, i quali, specie i più deboli, non avendo più il signoraggio sulla moneta sono costretti a prestiti in valuta estera. E´ andata così la costruzione europea, fondata sull’asse franco-renano e sull’euro, a dieci anni dall’introduzione, che ha evidenziato tutti i suoi limiti di valuta espressione di un’unione monetaria ma non politica.

KEYNES – Per evitare che dall’Europa, nel nuovo anno iniziato, si origini, a causa di politiche deflattive imposte dall’asse franco-tedesco, una recessione globale, rendendo ancora più poveri e insicuri i cittadini di tutto il mondo, è necessario che la politica si riappropri del proprio ruolo al posto dei banchieri e dei tecnocrati. E´ bene ricordare in materia di politica economica quanto scrisse Keynes: “La deflazione è un male peggiore di un’inflazione moderata”.

Maurizio Ballistreri

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