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Opinioni e commenti
 

Fallimento Perna, quando l’Alta Moda va in bancarotta
Pubblicato il 09-01-2012


“L’indagine finanziaria più importante mai effettuata in Italia dopo il caso Parmalat”. Le parole del procuratore di Isernia, Paolo Albano, danno la misura dell’entità del crac della It Holding, per il quale è stato arrestato l’imprenditore tessile Tonino Perna. Per lui le manette sono scattate ieri: l’accusa è di bancarotta fraudolenta, per aver portato al fallimento una società, la It Holding appunto, che produceva per i più noti marchi della moda nazionale. Da Dolce&Gabbana a Gianfranco Ferrè, da Malo a Romeo Gigli: Perna lavorava da anni con griffe famose in tutto il mondo, e il crac della sua azienda «vale» 61 miliardi di euro.

POP 84 – L’imprenditore molisano che puntava a emulare Francois Pinault, il patron di Lvmh, era partito negli anni Ottanta con una piccola azienda, la Pop 84, che produceva i capi di abbigliamento casual tanto di moda in quel periodo. Il vero salto di qualità arriva nel 1990, quando Perna scopre un mercato dall’enorme potenziale: quello del lusso accessibile. Attraverso la società Ittierre inizia a distribuire le seconde linee di firme dell’alta moda, come Versace, Trussardi, Dolce&Gabbana. L’intuizione è giusta e i fatturati volano, tanto che nel 1997 Perna decide di sbarcare a Piazza Affari: ma il titolo rimarrà sempre al di sotto del prezzo di quotazione.

INDEBITAMENTO – L’imprenditore, però, non si arrende, e nel 2002 decide di dedicarsi a un nuovo business, rilevando da Citigroup la carta di credito Diners: un’avventura destinata a concludersi nel giro di pochi anni. Nello stesso anno, Perna fa il passo che gli costerà più caro di tutti: rileva la Maison Ferrè e gli stabilimenti di Malo e Gigli, passando da semplice distributore a proprietario. La società a capo di tutto, It Holding, si espande vertiginosamente, come il suo indebitamento: una situazione che porterà Perna, nel 2009, ad alzare le mani. It Holding finisce così in amministrazione controllata, e l’imprenditore molisano può dire addio al suo sogno di diventare un protagonista dell’alta moda.

FALLIMENTI ITALIANI– Non è l’unico: nei primi nove mesi del 2011 – secondo i dati di Crisis D&B, la società del gruppo Crif specializzata nelle informazioni sul credito – 8.566 imprese hanno portato i libri in tribunale. Significa che lo scorso anno sono fallite quasi mille imprese al mese, più di 30 ogni giorno. Un dato in crescita dell’8,7% rispetto allo stesso periodo del 2010, e addirittura del 35,5% in confronto al 2009, quello che finora era considerato l’anno nero della crisi. E sotto questo aspetto il 2012, iniziato con il Paese in recessione, non sembra promettere un’inversione di tendenza.

Chiara Merico

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Commenti all'articolo
  1. “L’imprenditore molisano che puntava a emulare Francois Pinault, il patron di Lvmh”…. Qualche ricerca prima di scrivere gli articoli… Pinault è il patron di PPR (oggi Kering)… la LVMH fa capo a Bernard Arnault!

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