giovedì, 26 aprile 2018
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Opinioni e commenti
 

Farmaci, ok obbligo di indicare il “generico” ma anziani contrari al cambiamento
Pubblicato il 30-01-2012


Griffati o generici? Non stiamo parlando di accessori moda, ma di farmaci. L’argomento torna alla ribalta ogni qual volta che si parla di liberalizzazioni, proprio come quelle del governo Monti. Il farmaco generico è definito come imitazione di un prodotto originale privo di protezione brevettuale. Quest’ultima caratteristica permette la produzione del generico a qualsiasi impresa. La normativa Monti obbliga il medico a scrivere sulla ricetta la possibilità di assumere il farmaco equivalente. A tal proposito abbiamo sentito l’opinione di Angela Pellacchi, presidente del collegio revisione dei conti della Fofi, Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani, l’ente pubblico chiamato a coordinare l’attività degli Ordini ed a rappresentare a livello nazionale la professione del Farmacista, come recita lo statuto della Federazione.

La riforma Monti obbliga il medico a scrivere sulla ricetta «sostituibile con equivalente generico». Qual è la posizione della FOFI a riguardo?

Il fatto riguarda soprattutto i medici, prima noi avevamo comunque  l’obbligo di informare il cliente sul generico, dovevamo dire che poteva acquistare lo stesso farmaco a minor prezzo e ne poteva usufruire senza ticket.

Per quanto riguarda i farmaci di fascia C, la riforma Monti non ha cambiato la situazione. Contenti?

Siamo assolutamente contrari al fatto che i farmaci di fascia C si possano vendere ovunque, il farmaco è tale proprio perché potenzialmente pericoloso. Il rischio di abusi è sempre in agguato quando non ci sono controlli. Sarebbe anzi auspicabile la tracciabilità di filiera.

Questo non limita la concorrenza?

La concorrenza si amplia aumentando il numero di farmacie, non affidando il commercio di farmaci a tutti. Noi subiamo giusti e doverosi controlli innanzitutto dall’ordine dei Farmacisti, poi dalla Asl e dai Nas. Siamo tenuti  a compilare registri e a conservare ricette fino a sei mesi per i farmaci più delicati, questo non avviene nelle parafarmacie, nelle quali non ci sono controlli se non quelli della Asl ammesso che l’apertura dell’esercizio sia stata comunicata alla Regione. La concorrenza va bene, ma in nome del liberismo più estremo non si può deregolamentare anche la pericolosità del farmaco. L’apertura di nuove farmacie non può essere sinonimo di super consumo, i farmaci vanno assunti solo nel reale bisogno.

Tornando ai generici come viene recepito dal paziente questa equivalenza? Il paziente è informato?

All’inizio è stata dura, abbiamo lottato per far capire soprattutto agli anziani che stavano acquistando lo stesso principio attivo. Quando un anziano si trova davanti al cambiamento, anche semplicemente della scatoletta di più farmaci insieme, va nel panico, non sa quella che deve fare. Tra l’altro i generici sono tanti, quindi la difficoltà aumenta.

C’è bisogno di maggiore informazione?

Questo può andar bene per i giovani, ma l’anziano ha bisogno di una persona di fiducia che l’informi e che lo tranquillizzi, il medico e il farmacista di fiducia, giocano un ruolo essenziale.

di Redazione

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