domenica, 22 luglio 2018
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Opinioni e commenti
 

Farmacisti Roma, La Casta vuole favorire gli industriali
Pubblicato il 10-01-2012


Il governo è intenzionato ad approvare un «provvedimento d’urgenza» in materia di liberalizzazioni entro i prossimi 10 giorni. L’intervento riguarderà diversi settori e, fra questi, uno dei più discussi è quello farmaceutico, che verrà per molti aspetti ridimensionato. Sulla questione è intervenuto Emilio Croce, Presidente dell’Ordine dei Farmacisti di Roma.
C’è già stata una mediazione, un dialogo fra voi e il governo?

Assolutamente no, anche perché questo non è un governo che ha bisogno del consenso: fanno tutto ciò che vogliono. Il fatto di ricorrere ad un provvedimento d’urgenza serve solo ad esasperare una situazione che dovrebbe essere completamente tranquilla. Un decreto legislativo avrebbe dato modo a tutte le parti di fare un ragionamento sereno: perché tutta questa fretta? Evidentemente c’è dell’altro sotto.

In che senso scusi?

L’unica motivazione che mi viene in mente è che dietro ci siano gli interessi delle grosse multinazionali. È come se la Casta si fosse attivata: la grossa distribuzione si approprierebbe di una fetta di mercato che oggi non ha. Il problema però è che trattare un farmaco alla stregua di un bene di consumo è quanto di più errato ci possa essere, per motivi che non devo neanche spiegare.

Come dovrebbero muoversi invece i ministri?

La rete delle farmacie deve estendersi laddove serve. Ma abbiamo una grossa palla al piede: le regioni, specialmente quella del Lazio. Cose che si possono fare in due mesi vengono fatte in tre anni. Siamo in attesa di un concorso per aprire le farmacie, concorso che ancora non ha visto la luce. Ci sono lungaggini burocratiche e minacce di interventi al Tar: tutto questo è inspiegabile. E i cittadini stanno subendo i ritardi di una Casta inefficiente.

Cosa comporta, sul piano pratico, la liberalizzazione del vostro settore? 

Provoca una confusione in termini: i prezzi li fissa l’Aifa, cioè il governo. È una presa in giro. La competitività è una barzelletta tutta italiana: i prezzi dei farmaci da banco sono aumentati dopo la liberalizzazione del 2006. Essendo prezzi liberi, l’aspirina è salita fino a un euro. Nonostante si sbandieri tanto il tema della libera concorrenza, ci sono realtà che vanno tenute in considerazione.

Quali?

Noi facciamo il servizio di notte, nelle zone di periferia e nei centri rurali: questo passa in secondo ordine nell’agenda del governo, che ormai sembra avere un impegno preciso con la grossa distribuzione, con queste catene organizzate di affari che vogliono mercificare il farmaco. È inammissibile.

Raffaele d’Ettorre

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