giovedì, 26 aprile 2018
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Opinioni e commenti
 

Fincantieri, operai vincono la battaglia ma il settore «cola a picco»
Pubblicato il 15-01-2012


La recessione che ha abbattuto il numero di contratti, la globalizzazione che ha dislocato le produzioni in altre aree del mondo. E soprattutto l’assenza di una politica industriale che sia in grado di garantire investimenti, aiutare l’innovazione, sostenere la produttività e preservare le commesse. Interi pezzi della grande manifattura italiana stanno sparendo e il problema vale un po’ per tutti i comparti, dalla chimica al tessile. Naturalmente l’emergenza non può non investire anche un settore glorioso come la cantieristica.

LE BATTAGLIE DI GENOVA E PALERMO – Nei giorni scorsi i lavoratori Fincantieri di Sestri Ponente e Palermo hanno scioperato, bloccato strade, aeroporti e città per difendere il diritto sacrosanto al lavoro e a conservare un’antica sapienza industriale che ha reso l’Italia grande nel mondo. Dopo centinaia di ore di sciopero, da Nord a Sud, gli operai hanno ottenuto un risultato concreto. Il 13 gennaio a Genova il cantiere è tornato a operare in attesa di un nuovo carico di lavoro per lo stabilimento. In costruzione, per adesso, c’è la Nave Oceania, che dovrebbe essere consegnata a marzo. Ma i sindacati hanno assicurato che se non arriveranno nuove commesse, l’imbarcazione non verrà fuori dal cantiere. A Palermo, invece, si è giunti all’accordo per una gestione «interna» e flessibile degli esuberi e l’azienda ha assicurato che nel cantiere siciliano arriveranno altri carichi di lavoro su barche off-shore e mezzi speciali (navi eoliche o rigassificatori, ad esempio). Una novità assoluta nell’Isola.

LE SFIDE DEL FUTURO – Naturalmente gli operai hanno vinto una battaglia, ma la guerra è ancora lunga e sarà durissima. Il piano industriale Fincantieri di giugno non convince i sindacati, soprattutto l’ala dura della Fiom. La sfida è evitare la dismissione degli stabilimenti e ripristinare un principio ultimamente smarrito: quello di solidarietà tra i vari cantieri che, loro malgrado, hanno provato a cannibalizzarsi a vicenda. Su tutto ciò pesano uno scenario internazionale di crisi delle commesse e nondimeno l’errore strategico della nostra cantieristica di puntare tutto su navi crocieristiche, la cui richiesta è crollata da 20 a 5 l’anno. Purtroppo l’Italia è rimasta tagliata fuori dal mercato delle imbarcazioni commerciali e la domanda di traghetti italiani è spesso finita nei cantieri coreani. Ora serve un rilancio fatto di innovazione, formazione e investimenti per salvare un comparto industriale che ha fatto la storia del nostro Paese.

Ulisse Spinnato Vega

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