venerdì, 23 febbraio 2018
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Opinioni e commenti
 

Haiti, a due anni dal sisma il dramma degli sfollati
Pubblicato il 09-01-2012


A due anni dal terremoto ad Haiti sono ancora oltre mezzo milione i profughi che vivono sotto tende o teloni nei circa 800 campi per sfollati disseminati nella capitale Port-au-Prince. È l’allarme lanciato dall’Organizzazione internazionale della migrazione (International Organisation of Migration, Iom), sottolineando che le condizioni dei terremotati stanno peggiorando a causa del progressivo calo di interesse dei donatori per la ricostruzione.

VIOLENZE SESSUALI – “Non si può ignorare che gli sfollati stiano sperimentando situazioni orribili” ha detto Leonard Doyle, dell’ufficio comunicazione della Iom, rievocando il sisma del 12 gennaio 2010 che uccise 222.517 persone. L’attivista ha spiegato che ormai nei campi non c’è più accesso gratuito all’acqua e ha sottolineato il grave problema delle violenze sessuali. “Una tenda di plastica non offre alcuna protezione, è sufficiente un coltello per tagliarla ed entrarvi dentro: alcune donne e ragazze sono state vittime di ripetuti stupri”. Ha poi aggiunto che chi poteva se ne è già andato mentre nei campi sono rimasti “coloro che non hanno denaro né lavoro, ovvero i più vulnerabili”. COLERA – Un altro problema è il colera, che si è diffuso nei campi profughi a partire dall’ottobre 2010 a causa dell’inadeguatezza delle strutture igieniche e della mancanza di acqua potabile e ha ucciso finora circa 7000 persone: si teme che, con la prossima stagione delle piogge, da maggio in poi, si possa registrare un nuovo picco della malattia.

SGOMBERO – A peggiorare ulteriormente la situazione dei profughi è stato lo sgombero, e la successiva chiusura, di alcuni campi per mano di proprietari terrieri privati che reclamavano i loro appezzamenti. In molti casi gli sfollati sono stati espulsi con la forza e obbligati a trasferirsi in abitazioni danneggiate o in aree a rischio di frane o inondazioni. Secondo la Iom, da luglio 2010 sono stati almeno 63.000 gli haitiani costretti a sgombrare dalle tende, mentre altri vivono con la costante minaccia di perdere anche questo fragile riparo.

SUSSIDIO – Ad alcune famiglie sfollate, specifica la Iom, è stato assegnato un sussidio di 500 dollari (somma in grado di pagare l’affitto di un’abitazione per un anno), per incoraggiarle a lasciare i campi, ma molti di loro non sanno dove andare. Le questioni relative all’assegnazione e gestione dei terreni, la lenta attività di ricostruzione e la mancanza di un’adeguata politica abitativa da parte dell’amministrazione pubblica nel primo anno post-terremoto rendono difficile per i locali sistemarsi in abitazioni nuove o ristrutturate.  A peggiorare il quadro ha contribuito il venire meno degli aiuti internazionali. “Le organizzazioni non governative – afferma Doyle – se ne sono dovute andare per mancanza di fondi da parte dei donatori”.

RICOSTRUZIONE LONTANA – Da parte sua il governo rivendica l’attuazione di alcune iniziative, come quella avviata ad agosto dal presidente Michel Martelly con il sostegno dell’ex presidente statunitense Bill Clinton, il cui obiettivo è riportare a nuova vita 16 quartieri di Port-au-Prince offrendo servizi di base come acqua, elettricità, strade, scuole. Come riferisce il sito Misna, il progetto è stato approvato dalla Commissione ad interim per la ricostruzione di Haiti (Cirh), ma è stato contestato dalle organizzazioni di base haitiane. Martelly ha inoltre annunciato per gli inizi del 2012 la costruzione di 680 abitazioni destinate ai senzatetto, mentre a dicembre il governo aveva creato l’Unità di coordinamento per la ricostruzione, per facilitare il recupero degli edifici pubblici distrutti dal sisma. Il governo Usa ha a sua volta finanziato locali temporanei per ospitare il Parlamento haitiano. Inoltre il primo ministro Garry Conille ha annunciato la recente firma di un progetto per la rinascita di Champ de Mars, principale piazza della capitale.

Luciana Maci

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