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Opinioni e commenti
 

I Costituzionalisti, far levare la bandiera è una violazione della libertà
Pubblicato il 23-01-2012


L’ordine impartito dalla Digos di Milano, che ha imposto ai socialisti di nascondere il tricolore durante la manifestazione di domenica, in concomitanza con quella leghista in Piazza Duomo, prefigurerebbe una violazione costituzionale. È il parere di alcuni illustri costituzionalisti ai quali l’Avanti!online ha chiesto di esprimersi sulla vicenda.

Augusto Barbera – Il professor Augusto Barbera, docente di Diritto costituzionale all’Università di Bologna, spiega che «se si fosse trattato solo di un consiglio dell’autorità, sarebbe un fatto spiacevole ma legittimo. Se invece l’autorità avesse ordinato la rimozione dello striscione, come mi pare sia successo, allora si potrebbe parlare di un ordine illegittimo». Secondo il professore si sarebbe consumato un doppio vulnus. Il primo perché «non si trattava di uno striscione offensivo, ma del simbolo dell’unità nazionale». In secondo luogo, «dal momento che i manifestanti stavano esprimendo il loro pensiero proprio attraverso quel simbolo, l’ordine di toglierlo sarebbe una censura della libertà di espressione e rappresenterebbe una violazione dell’articolo 21 della Costituzione».

Stefano Merlini – E’ concorde con questa tesi Stefano Merlini, che insegna diritto costituzionale all’Università di Firenze. «L’esposizione del Tricolore domenica a Milano era una manifestazione di pensiero. La Costituzione tutela la manifestazione di pensiero attraverso qualunque mezzo. Quindi escludo che una qualsiasi forza pubblica possa vietare la manifestazione di pensiero. Più volte è stato ribadito, da diversi giuristi, che questa libertà non può essere limitata per nessun motivo, neppure per presunte necessità di ordine pubblico».

Pio Marconi – Il professor Pio Marconi insegna Sociologia del Diritto a La Sapienza di Roma. Marconi guarda agli Stati Uniti, «un paese di antiche tradizioni democratiche dove – sostiene il professore – le forze dell’ordine tutelano sia il diritto a manifestare che quello a contromanifestare». Secondo Marconi, la vicenda di Milano «deve investire il presidente del Consiglio se non addirittura il presidente della Repubblica. Sul Tricolore si può fare tutta la retorica di questo mondo, ma se poi nella pratica si impedisce di esporlo in piazza, che fine fa lo spirito unitario che si è tanto celebrato nel 150° anniversario dell’unità d’Italia?».

Salvo Andò – È duro anche il commento del professore Salvo Andò, secondo il quale «la motivazione che sventolare il tricolore sia turbativo dell’ordine pubblico non può costituire una giustificazione» per l’ordine impartito dalla Digos domenica a Milano. «Sono curioso di ascoltare le risposte del ministro dell’Interno (Annamaria Cancellieri, ndr) alle interrogazioni parlamentari che sono state annunciate – prosegue Andò – e vorrei vedere anche che provvedimenti prenderà contro chi ha dato quell’ordine». Per il professore «chi ha dato quell’ordine si è assunto una responsabilità gravissima perché, a mio avviso, è venuto meno al proprio dovere. Sventolare il tricolore non può mai essere considerata manifestazione di partigianeria».

Nicola Bandini

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Commenti all'articolo
  1. Non vorrei che la questione diventasse solo un “problema” per il dirigente che ha impartito l’ordine di ripiegare la bandiera.
    Con noi i funzionari ed i carabinieri sono stati gentili e risoluti hanno anche fatto intendere che gli dispiaceva rimuovere il tricolore.

    Il problema e’ alla base si e’ utilizzata la parola contrapposizione per rimuovere il nostro vessillo . Può una forza politica italiana vivere la propria bandiera come una contrapposizione ..ed il resto dei cittadini deve continuare a subire questi insulti a propri valori nazionali?

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