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Opinioni e commenti
 

I pallettari del calcio
Pubblicato il 05-01-2012


Io la passo a te, tu la passi a lui, lui la passa a me, io la passo all’altro, l’altro si ferma e poi me la ripassa. E così via, per lunghissimi minuti, fin quando l’avversario non sbaglia e noi facciamo gol.

Questo schema di gioco si chiama tiki-taka, dicono gli esperti. Tutti vorrebbero giocare così ma solo una squadra ci riesce. È il Futbol Club Barcelona, la squadra più forte di ogni tempo e, dicono sempre gli esperti, quella che gioca il miglior calcio di sempre. Io non sono d’accordo con loro. Per niente d’accordo. E, per dimostrarlo, ho deciso di chiamare in causa il tennis.

Ve lo ricordate Emilio Sanchez? Era un tennista fortissimo, preciso, impeccabile, uno di quelli che stava a fondo campo e non sbagliava mai. Colpi sicuri, controllo della posizione, attesa dell’avversario. E poi, alla minima distrazione o quando scendevi a rete troppo presto, zac! Sanchez ti superava con un passante o un pallonetto magistrale. Era un vincente nato, lui. È stato numero uno del mondo. Eppure dicevano tutti che era un pallettaro. E, nel tennis, i pallettari sono i peggiori nemici dello spettacolo. Torniamo al Barcelona, adesso.

Io la passo a te, tu la passi a me, e così via. Ce la ripassiamo tutto il tempo aspettando che l’avversario sbagli o si distragga. Mai un passaggio rischioso. Mai una folata offensiva. Solo controllo ossessivo dello spazio e possesso del pallone. Con l’intenzione aperta e dichiarata di esasperare l’avversario. E poi, ma solo quando l’altro sbaglia oppure è stanco, zac! Arriva uno a caso e segna. Vi ricorda qualcosa, per caso?

Emilio Sanchez era un pallettaro, un nemico dello spettacolo. Il Barcelona invece, dicono gli esperti, è l’essenza del calcio. Persino qui in Italia – dove il calcio si mangia prima della pasta, dove abbiam vinto quattro coppe del mondo – si piegano alla dittatura catalana. Ah, se al mondo ci fosse un po’ di giustizia…  Li chiameremmo con il loro nome. E, siccome non lo fa nessuno, ci provo io. Gridate con me: abbasso i pallettari, evviva il contropiede.

Alessio Aragno

Sceneggiatore - Ala sinistra

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Commenti all'articolo
  1. Lo pensano in molti, non lo dice nessuno, perché sarebbe “impopolare”; di questi tempi la regola fissa è il conformismo. Controcorrente, quindi, ed è già un pregio. E scritto bene, qualità sempre più rara…

  2. Guardiola non è un pallettaro, ha una idea precisa del movimento della squadra che non sono solo passaggi, ma è avere gente con i piedi buoni in ogni posizione per avere (sempre) maggiore qualità tecniche rispetto all’avversario.

    Poi può piacere o meno (io preferisco altro) però meglio questo che il contropiede senza senso tipico italiano, tipo quello di Mazzarri che non arriverà mai da nessuna parte

  3. Non è vero che i pallettari siano noiosi o nemici dello spettacolo.
    Ti posso citare Mats Wilander, Borg (ebbene sì), gli spagnoli tutti.
    Ti posso fare un esempio al contrario con Edberg, serve & volley noiosissimo.
    L’attendismo nello sport, tenere l’avversario in sospeso, nascondere la palla (qualunque forma abbia), giocare sui millimetri richiede una tecnica superlativa che fa andare in sollucchero gli appassionati.

    Insomma non è la melina, che mette le ganasce al match orientandolo a uno 0-0 o 1-0.
    Il Barcellona vince con molti gol di scarto, il recente 3-1 sul Real Madrid lo mostra.
    È zeppo di campioni che sanno quando rallentare (e come farlo) e quando accelerare: i loro gol sono frutto proprio di folate che l’avversario, pur piazzato lì da ore, non riesce a evitare.
    È uno spettacolo :-)

  4. @anna falcone: grazie, è sempre bello ricevere complimenti.

    @robie: sorvolo su mazzarri. la faccenda è un’altra. il barcelona sembra quasi intoccabile. non si può criticare. anzi. a sentire la maggioranza bisognerebbe omologarsi.

    @eze: non discuto del merito tecnico. mi chiedo solo perché – soprattutto noi italiani – quando è il Barça a fare “melina” lo chiamiamo spettacolo. quando invece è contropiede diventa subito “catenaccio” e via col disprezzo.

  5. perché anche fare melina con Messi e Xavi è molto diverso che farla con (aggiungi tu…) :-)
    Il problema è che il calcio italiano ha perso denaro e attrattiva negli anni, perché si è arroccato sul vecchio modello del patron, bloccato da chi ha altri interessi mentre altrove si sperimentava l’azionariato popolare, la quotazione in borsa, il merchandising globale, la partecipazione delle multinazionali, i nuovi stadi…
    Una volta noi acquistavamo Maradona dal Barcellona ora siamo noi a sbavare per Messi.
    Dobbiamo ricostruire tutto e per farlo servono modelli vicini e vincenti.

  6. @eze: in materia di organizzazione societaria, sono pienamente d’accordo. Anche se abbiamo un Pozzo – l’Udinese è un ottimo modello indigeno, ad esempio – che vende Sanchez proprio ai catalani. Uno come De Laurentiis sta cercando di applicare il modello societario Barça al suo Napoli. Ma questa discussione, permettimi, è sui modelli di gioco. E, a mio modesto parere, da quel punto di vista non abbiamo niente da imparare. Men che meno da loro. I nostri allenatori vanno all’estero e insegnano calcio a chiunque. Un esempio su tutti? Fabio Capello, chiamato due volte dal Real per risolvere problemi di gioco e spogliatoio.

  7. Si potrebbe chiudere il cerchio dicendo che l’unica sconfitta di questo Barcellona è arrivata dall’Inter più contropiedista, se non proprio catenacciara, di sempre.
    Però, a meno di non essere “zemanisti”, cioè di credere che gli schemi esistano al di là dei giocatori, credo che facciano quello che gli viene meglio, così come lo faceva l’Inter di Mourinho, solo che Mou è più antipatico di Pep.

  8. @#6: sono d’accordo a metà con te. hai ragione pienamente quando dici che questo Barça ha perso (giustamente) con l’Inter più forte degli ultimi tempi (non ho visto la “grandeinter” di persona, ergo non posso dire di sempre). mi trovi totalmente in disaccordo sulla simpatia del portoghese. Ma lo ammetto, Mou è una mia personale perversione.

  9. Io invece credo che tutti i grandi allenatori, grandi perché hanno vinto molto, siano simpatici come un ascesso la settimana di Ferragosto. Lo è Lippi, lo è Capello, lo è Ferguson e lo era perfino Ottavio Bianchi.
    Fanno parlare di loro e non della squadra, il loro scopo è lo stesso del parafulmine.

  10. I modelli societari esteri abbiamo provato ad importarli e abbiamo sempre sbagliato formula, la quotazione in borsa (UK) o azionariato popolare (ESP), non stiamo parlando di questo quindi cambiamo terreno.

    Attualmente il modello di calcio Barça è fatto di grossi campioni e ottimi giocatori di pallone che grazie a Leo Messi (e a lui soltanto perchè con Cristiano Ronaldo il barça non avrebbe vinto così tanto) è diventata una delle squadre più vincenti di sempre. In italia, ihmo, non abbiamo così tanti ottimi allenatori (lo stesso capello è un ottimo gestore di campioni) tanto che se ancora girano Ranieri, Ballardini, Cosmi, Colomba e Mutti vuol dire che il nostro calcio non produce (da tempo) allenatori in grado di far giocare a calcio e non proporre un quasi catenaccio con risultati alterni.

    Spalletti è andato in Russia e non in Spagna, Germania o Inghilterra eppure ai tempi dei miracoli a Roma era molto ricercato.
    Mancini è al supermarket Monsur e nonostante il primo posto in premier non mi pare brilli per spettacolarità.

    Il Barça è il top del top in questo momento, le squadre sotto il Barça sono il Real, il Bayer M e il Milan che se la giocano con tutti e poi vincono perchè hanno i fenomeni in campo, il Bayer rispetto alle altre due ha una squadra che ha una prospettiva più lunga con la maggior parte di giocatori giovani.

    L’inter di Mou ha vinto sul Barça per culo e alcune clamorose sviste pro Inter, non dimentichiamocelo 😀

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