domenica, 22 luglio 2018
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Opinioni e commenti
 

Il glamour fluorescente di Versace
Pubblicato il 17-01-2012


Come al solito, Donatella Versace ama andare controcorrente. Mentre molti stilisti puntano sulle semplici sfumature, lei fa piazza pulita di tutto e, con l’audacia rock ‘n’ roll di sempre, si butta su una moda decisa e grintosa, eccessiva e passionale, che riabilita i fianchi stretti e le spalle importanti.

Destinata a chi? «A un uomo ironico e sexy, che non ama prendersi sul serio», ci dice la stilista. La scansione dei suoi abiti è un caleidoscopio fluorescente di pelliccia di castoro, pitone, cashmere, ermellino, cincillà, fiori sulle uniformi diversamente militari.

Certo, l’occhio esperto non può non leggere un riferimento alla golden age di Gianni e all’edonismo degli anni Ottanta in alcune proposte, né può sorvolare sulle giacche e i pantaloni di pelle nera sdrammatizzati da accecanti borchie abilmente disposte a greca: simbolo della maison. Un uomo, quello di Versace, che ha come assillo da una parte l’ossessione per il corpo e dall’altra il piacere del dettaglio, magari affidato alle catene, alle spille, alle medaglie con la Medusa: altro simbolo della griffe. Anche Donatella «si piega» alla rilettura del classico. Da qui derivano le tramature senza tempo del denim, del gessato e del Principe di Galles annegate da bottoni dorati e cascate di cristalli Swarovski.

Da questa collezione scaturisce il concetto di una nuova mascolinità, meno tradizionale, più indulgente, tra il serio e il faceto. Un decalogo metropolitano per uomini che, superato il machismo e il rischio dell’ambiguità, siano decisi nella scelta di ordinare un vodka & tonic, tanto nell’acquisto di una camicia trasparente e ricamata, specificandone la marca: Versace. Un uomo, dunque, più attento al vezzo e alla cura di sé, senza paura di essere frainteso.

Martina Alice de Carli

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