mercoledì, 26 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Il lavoro prima di tutto
Pubblicato il 31-01-2012


L’Italia non crea più lavoro. E il lavoro creato non gode di tutele. Flexicurity e ammortizzatori sociali: dobbiamo partire da qui. Il 75% delle assunzioni è a tempo determinato  Occorre creare delle tutele per chi non le ha, e occorre agire subito, ripensando ad un un “Articolo 18 bis”. I dati diffusi oggi dall’Istat sono allarmanti: oltre due milioni e duecento mila disoccupati, con un tasso di disoccupazione giovanile al 31%. Una situazione che si era vista poche volte in precedenza, che non sembra migliorare. 

E’ ai giovani che dobbiamo guardare, è a loro che dobbiamo dedicare nuove politiche del lavoro, mettendo a disposizione risorse per la crescita e rendendo più forti le tutele. Viviamo in un paese in cui poche persone possiedono tanto e tante possiedono poco: dobbiamo ridurre questo divario. Come? Producendo nuova occupazione e creando un salvadanaio per finanziare dei “progetti giovani”, tramite l’introduzione di una patrimoniale sulle grandi ricchezze e la tassazione delle rendite finanziarie.

E prevedendo misure di sostegno economico per chi non ha un lavoro, con un contributo da legare ad un lavoro socialmente utile. Sono queste le riforme da mettere in testa all’agenda dei riformisti, indispensabili a ridare dignità e speranza all’Italia di domani.

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Commenti all'articolo
  1. Sono 4 anni che ne parlo, finalmente qualcosa si muove nella giusta direzione. Ecco un articolo pubblicato su google e sul cannocchiale.

    3 marzo 2008
    Una proposta giusta per una società moderna. Largo ai giovani

    Un articolo di Gianfranco Salvucci

    Constatiamo continuamente che chi oggi fa politica non riesce a trovare le soluzioni ai grandi problemi cronici della nostra società che si vanno sempre più accumulando da circa un ventennio. Ogni forza politica o gruppo, che vi si è cimentata non è riuscita a trovare
    soluzioni soddisfacenti; l’economia non si è alimentata come avrebbe dovuto, la società si è impoverita, le incertezze e le precarietà sono cresciute ed è aumentato il divario fra l’Italia reale ed il resto dell’Europa. C’è chi dice che la colpa è della legge elettorale, c’è chi dice che
    vi sono troppi partiti, c’è chi propone sbarramenti per diminuirne il numero, c’è chi dice che la colpa è di chi ha amministrato precedentemente, c’è chi dice che è colpa delle tangenti, c’è chi
    dice che altri hanno impedito di amministrare nel modo giusto, nessuno che riesca a pensare, a dire, e poi agire di conseguenza, che forse non è più all’altezza dei tempi e quindi deve lasciare la mano, fare un passo indietro e dare ad altri la possibilità di creare i presupposti per
    rinnovare la politica, per competere con mezzi e idee innovative con le gambe giuste, e non quelle stanche di una generazione ormai superata. Io penso che per uscire da questo tunnel oscuro e tornare ad essere competitivi in questo mondo globale, bisogna essere capaci di fare
    dei programmi intorno ad un’idea forza, capace di raccogliere in un grande
    progetto nuove energie, con le tre T (come dice un certo Florida) talenti, tecnologici, tolleranti, provenienti dalla grande maggioranza degli esclusi, dalla grande maggioranza degli emarginati, dalla grande maggioranza che oggi è indifferente a questa politica che è gestita da una minoranza stantia, vecchia, incapace di competere con gambe traballanti ed idee fossilizzate, con un mondo che corre su internet alla velocità della luce. Voi mi chiederete: – quali sono queste nuove risorse da coinvolgere, la ricchezza prima, che possa contenere in sé grandi capacità propositive tali da permetterci di tornare ad essere competitivi? Bene, io vi dico che esse sono rappresentate dalle generazioni dei giovani, da coloro che sono la prosecuzione naturale della nostra vita, che sono rimasti per troppo tempo in disparte, perchè due o forse tre generazioni non hanno capito che è tempo di fare: LARGO AI GIOVANI, ( giovani si definiscono oggi sicuramente quelli che hanno fino a 50 anni). Questa è l’idea forza su cui puntare, su cui poter organizzare la politica del terzo millennio, stabilendo delle regole che possono dare ad essi la certezza di essere attori e non spettatori della vita politica e sociale del paese. Bisogna essere in grado di proporre un progetto capace di inserire nella vita sociale attiva questa grande ricchezza riattivando un
    circolo virtuoso che è quello dell’occupazione, invertendo la tendenza anche nel pubblico impiego, dove per abbattere i costi si è preferito appaltare i servizi a discapito della qualità e della effettiva prestazione. Dobbiamo essere in grado di progettare una proposta capace di dare lavoro ed occupazione per tutti; un lavoro con uno stipendio dignitoso e non come quelli degli ultimi 15 anni, dove per vivere hanno bisogno dell’integrazione di quello dei loro genitori ed anche di quello dei
    loro nonni. E’ da sciagurati lasciare risorse inattive fino a 30 – 40 anni e poi pensare che la ricchezza o il prodotto interno lordo aumenti. I giovani, il lavoro, gli anziani e l’ambiente, sono le grandi priorità a cui la nostra società deve dare da subito risposte urgenti. Soltanto con l’intervento e la partecipazione attiva dei giovani si potrà essere gli artefici della costruzione di una nuova società più libera, più democratica, più laica, più giusta e più sostenibile.

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