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Opinioni e commenti
 

Il problema di essere inadeguati
Pubblicato il 09-01-2012


Un delitto non dovrebbe accadere. Un assassino dovrebbe pagare per il suo crimine. Questi sono due dati di fatto che dovrebbero essere incontrovertibili, ma purtroppo non è così. Inutile fingere: il male esiste. Si possono intraprendere azioni di sicurezza sul territorio, un piano interforze per contrastare la criminalità, ma per quanto possibile sarà inevitabile che qualcosa accada.

Ma ciò che in un paese civile non deve succedere è la strumentalizzazione dei fatti. Questo si contesta, prima ancora che i dati sulla (in)sicurezza che si registrano nella Capitale. Soprattutto quando l’attuale sindaco di Roma Alemanno ha fatto proprio della sicurezza il punto di forza della sua campagna elettorale, forse riuscendoci.

Oggi ci troviamo a dover commentare l’ennesimo delitto a Roma: un padre e una figlia sono rimasti privi di vita sul ciglio di una strada. La loro nazionalità, quella di chi ha commesso l’agguato, le motivazioni alla base del gesto sono dettagli di un costrutto che ormai si regge solo sull’aspetto demagogico che si è creato intorno all’evento. I particolari di quanto successo servono agli inquirenti e a noi giornalisti che dobbiamo informare l’opinione pubblica. Forse, e neanche tanto, ai familiari, se non fosse che rintracciando i responsabili potrebbero scaricargli addosso parte della loro naturale rabbia. Ma una cosa è certa: i dettagli morbosi non devono essere oggetto di discussione politica. Semplicemente non servono.

Il ragionamento politico deve essere incentrato su un dato di fatto: chi ha speso parole populiste per accaparrarsi consenso elettorale e oggi dispensa numeri per dimostrare la lotta alla criminalità, deve avere il buon senso di affermare pubblicamente che, per quanto banditi di strada non organizzati, c’è qualcosa di inadeguato nel proprio operato. Che sia una politica sbagliata che ha sottovalutato il fenomeno o politici non all’altezza del compito nel valutare la situazione.

In Italia deve diventare prassi dichiarare la propria incompetenza o, semplicemente, gli errori commessi. Si è stanchi di chiedere dimissioni che non arriveranno mai al momento opportuno. Quello che si vuole è un vero senso dello Stato, della responsabilità rispetto al ruolo che si ricopre. Questo sicuramente non basterebbe ai cittadini per sentirsi più sicuri, ma eviterebbe di alimentare in loro quel sempre crescente non senso dello Stato. Ci farebbe rivalutare anche le persone che ci governano.

Ammettere un errore significa avere umiltà. E l’umiltà, in Italia, per troppo tempo è stata vista come segno di debolezza. Ma oggi di forte c’è solo la paura, uno stato questo che non dovrebbe esistere mai. Perché la paura porta a fare le scelte sbagliate, e qui sembra evidente che di sbagli ne sono stati fatti anche troppi.

Giampiero Marrazzo

Giampiero Marrazzo

@giamarrazzo

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Commenti all'articolo
  1. L’elezione al Campidoglio di Alemanno fu facilitata dal turbamento e dall’emozione di due fatti cruenti che impressionarono molto i cittadini romani:
    – l’omicidio della Sig.ra Giovanna Reggiani e lo stupro di una studentessa di origine africana, in entrambi i casi imputabili a cittadini di origine rumena.
    Questo significa che è facile strumentalizzare l’insicurezza sociale o adirittura fomentare l’emarginazione e in alcuni casi l’odio per lo “straniero”.
    Ma se in un primo momento si parla solo di straniero, subito dopo si può passare facilmente al “diverso”, inteso sia dal punto di vista sociale (emarginato, povero, senzattetto, ecc), sia dal punto di vista politico (chi pensa diversamente da chi è al potere).
    Infatti dopo l’elezione di Alemanno ci furono un fiorire o venire allo scoperto di una miriade di gruppi/grupposcoli di estrema destra, incorraggiati e “legalizzati” dallo stesso sindaco.
    Ora solo in minima parte gli omicidi avvenutio nel corso dello scorsa anno a Roma sono imputabili alla matrice politica, però c’è da segnalare una escalation impressonante della violenza.
    Quindi è un fatto assolutamente inequivocabile che la giunta Alemanno ha abbassato la guardia di fronte a tale emergenza.
    Ma alcuni delitti sono invece di origine prettamente politica, atti a colpire l’avversario o il “diverso”, a conferma di quanto sopra detto; ricordiamo tutti p.e. come questa estate molti furono le aggressioni ai danni di gay al quartiere Monti, culminate con il pestaggio a morte del musicista Alberto Bonanni.
    Ultimo in ordine di tempo il duplice omicidio a scopo di rapina di un giovane padre di origine cinese e della propria figlioletta di appena nove mesi.
    Mi auguro solo che i cittadini romani comprendano quanto sono stati ingannati da Alemanno in fatto di sicurezza, e quanto invece la città abbia bisogno di un clima civile, tranquillo, sereno, senza la neccessità di trovare a tutti i costi un “nemico” o un “diverso” da delegittimare.

  2. Le cause di questa escalation criminale in città sono diverse e concorrono tutte, a mio avviso, alla situazione attuale. La politica ha le sue grosse responsabilità. In primis l’amministrazione fallimentare di Alemanno, proprio colui che aveva vinto le elezioni promettendo più sicurezza e tolleranza zero. Ha fallito su tutta la linea, nella maniera più assoluta. Ha lasciato la città in balia ad ogni “appetito” (cartellonari, bancarellari, abusivismo diffuso in ogni campo, ecc.), ha smantellato quanto di buono avevano fatto le precedenti amministrazioni (le notti bianche, i concerti, le iniziative in città) creando il vuoto e costringendo la gente per bene a restarsene a casa. La “strada”, la “piazza” è rimasta così deserta, in balia di criminali vecchi e nuovi che ormai, con l’acuirsi della crisi e con l’avvento di nuovi equlibri tutti interni alla mala romana, sparano all’impazzata nel tentativo di prevalere sui gruppi rivali. In mezzo a tutto questo è anche cresciuta la prepotenza, la violenza comune, la sciatteria, anche in coloro che non sono criminali di professione ma vivono la loro quotidianità nel culto della coattaggine. E in mezzo a tutta questa deriva il precedente governo nazionale per inseguire la politica dei tagli lineari, ha diminuito la presenza delle forze dell’ordine sul territorio (proprio a Torpignattara nel 2010 volevano chiudere l’unico commissariato locale!!) lasciando ulteriori spazi ai criminali ormai padroni quasi incontrastati della città. In mezzo a tutto questo c’è anche gente che resiste, cittadini per bene impegnati a contrastare l’abbrutimento generale, spesso anche con il coinvolgimento degli stessi immigrati, quelli per bene e che si sono integrati. Sarà dura, perché la fase peggiore della crisi in atto è appena agli inizi. Ma ho ancora fiducia nella gente per bene e so che non farà mancare il proprio impegno alla causa comune, quella di vivere in una città civile e a misura d’uomo.

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