sabato, 20 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Il Sudamerica senza pioggia teme la fame
Pubblicato il 23-01-2012


In Sudamerica piove poco e per le parti più povere delle popolazioni si profila lo spettro della fame. L’ultimo allarme arriva dal Paraguay, dove il Governo ha dichiarato lo stato d’emergenza alimentare per novanta giorni, avvertendo che 313 comunità indigene risultano al momento le più colpite dalla carestia causata dalla siccità in atto. «Il diritto fondamentale di ogni persona è quello di essere protetta contro la fame e la malnutrizione», si legge nel decreto del presidente Fernando Lugo che dispone aiuti statali per la sussistenza delle famiglie dedite all’agricoltura nei dipartimenti di San Pedro e di  Canindeyú. A patire gli effetti della siccità sono soprattutto 110.000 nativi appartenenti a una ventina di etnie, distribuiti nelle regioni occidentali e orientali, dove vivono in condizioni di povertà, in molti casi estrema. Esclusi dall’emergenza resteranno invece gli agricoltori dotati di mezzi meccanici dediti alla produzione di beni di esportazione, dalla soia, al mais, al girasole, al sesamo, settori comunque fortemente penalizzati dalle scarse precipitazioni che si registrano da fine novembre. Questa esclusione ha suscitato le proteste dei sindacati dei lavoratori della produzione agricola, secondo i quali nel solo dipartimento orientale di Alto Paraguay è in pericolo il primo raccolto di soia del 2012. Il Paraguay è il terzo esportatore di soia in Sudamerica,  dopo Brasile e Argentina, e tale settore rappresenta una voce importante del suo bilancio. Il Paraguay non è l’unico Paese in emergenza sotto questo aspetto. Anche in Argentina e in Brasile il ritardo delle piogge sta mettendo a rischio i  raccolti. La siccità provocata dal fenomeno meteorologico cosiddetto della Niña minaccia di riproporre il disastro della stagione 2008-2009, quando i raccolti furono quasi del tutto perduti. Per ora, comunque, nulla sembra ancora compromesso. Per la soia, precipitazioni normali entro febbraio garantirebbero un raccolto in linea con la media (nel 2009 incominciò a piovere solo a fine marzo, quando era tardi). Anche per il mais, nonostante le piogge di dicembre inferiori al previsto, non sembra profilarsi il disastro di tre anni fa. Ma una cosa è la natura e una cosa è la finanza. Dato che un calo di produzione dei semi oleosi è comunque già ipotizzabile, la speculazione sui mercati internazionali si è mossa per tempo e tutto fa  prevedere un aumento dei prezzi.

Odisseo

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