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Opinioni e commenti
 

Immigrati, il governo ci riflette e valuta
Pubblicato il 04-01-2012


Duecento euro per un permesso di soggiorno. Il 2012 sembrava destinato a cominciare male per quegli abitanti dell’Italia che non vi sono nati, ma che vi lavorano, vi cercano un futuro, vi costruiscono una vita che sperano sottratta a condizioni di immani difficoltà e sventure. Parliamo ovviamente degli immigrati. Quelli regolari, giova specificare subito, che hanno appunto il permesso di soggiorno e di lavoro. Il nuovo balzello viene da lontano, è un cascame di una legislazione sull’immigrazione almeno discutibile, quella che passa sotto il nome di Bossi-Fini. Più nello specifico, si tratta di un decreto del governo Berlusconi del 6 ottobre 2011 con entrata in vigore prevista per il 30 gennaio 2012. L’attuale governo, in teoria, non c’entra. In teoria. In pratica l’annuncio di questa assurda tassa – un pagamento per stare in Italia, una sorta di occupazione di suolo pubblico, che equipara le persone ai tavolini di un bar o di un ristorante, magari quelli in cui lavorano – poteva essere il primo atto del governo Monti in materia di immigrazione.

 

RIFLESSIONE E VALUTAZIONE – Diamo atto al governo di essersi posto il problema, sulla spinta anche delle reazioni della organizzazioni della società civile. In una nota congiunta diffusa ieri, Il ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri, e quello della Cooperazione internazionale e l’Integrazione, Andrea Riccardi, hanno annunciato che avvieranno “un’approfondita riflessione e attenta  valutazione”. E diamo atto, soprattutto, del fatto che al ministro dell’Interno si affianca in questo caso quello dell’Integrazione, mostrando un’importante rifiuto della tendenza degli ultimi anni a considerare l’immigrazione una questione di ordine pubblico. Ma perplessità restano. Nella nota si legge che “in un momento di crisi che colpisce non solo gli italiani ma anche i lavoratori stranieri presenti nel nostro Paese, c’è da verificare se la sua applicazione possa essere modulata rispetto al reddito del lavoratore straniero e alla composizione del suo nucleo familiare”. E allora non ci siamo. Il punto riguardo a questo balzello non è quanto, ma se gli immigrati devono sottostarvi. Tanto più che andando a scavare si può parlare a ragione di tassa di scopo, uno scopo che si sperava lasciato alle spalle insieme a politiche e atteggiamenti xenofobi al punto da sfiorare il razzismo palese: infatti servirebbe, in gran parte, a pagare i rimpatri forzosi degli immigrati irregolari. Cioè si farà pagare agli stranieri un costo che una convenzione con l’Organizzazione internazionale delle migrazioni, sottoscritta anche dall’Italia, vieta esplicitamente di far ricadere sui migranti.

 

CONTRADDIZIONE – Ma non è tutto. Mantenere un simile provvedimento sarebbe in aperta contraddizione con la prima, positiva mossa fatta dal governo in materia di stile sullo scacchiere della politica internazionale, il rifinanziamento delle missioni all’estero, con una sensibile riduzione di fondi destinati a quelle militari e un aumento di quelli per la cooperazione. Tra l’altro, sulle missioni militari il governo ha deciso per tutto il 2012, evitando l’abitudinaria discussione semestrale in Parlamento. Ed anche questo è un bene, a pensare come l’argomento divida da sempre gli italiani e si presti a strumentalizzazioni di ogni tipo. Ma sul provvedimento che chiede ai lavoratori stranieri duecento euro, una vessazione senza motivo per quanti restano in ogni caso tra le categorie più deboli oggi in Italia, il governo non può limitarsi a un ribasso. Qui non si tratta di crisi o di mercati. Di leggi se ne aboliscono tante anche per decreto. Talvolta si arriva a farlo per leggi di tutela. A maggior ragione si poteva farlo per una legge che colpisce i meno tutelati. La domanda sul se e non sul quanto la poniamo in particolare a Riccardi, del quale abbiamo  apprezzato le prime dichiarazioni e soprattutto i primi passi dopo l’insediamento in carica, giudicandoli coerenti con la sua storia personale, che non è la nostra, ma alla quale riconosciamo spirito di servizio e di dialogo. Nessuno meglio di lui può rispondere su come possano conciliarsi  un provvedimento in favore della cooperazione e uno che pone un ulteriore inciampo all’integrazione. In attesa di conoscere l’esito dell’annunciata “approfondita riflessione e attenta valutazione”, la nostra risposta resta che non si conciliano.

Giampiero Marrazzo

Giampiero Marrazzo

@giamarrazzo

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Commenti all'articolo
  1. da cancellare vero ma con grano salis, non ci sono solamente gli ambulanti senegalesi, gli operai nigeriani o senegalesi delle concerie o la badante moldava, ci sono anche gli amministratori di società che sono canadesi o degli stati uniti o cinesi.

    • Ciao Flavio, innanzi tutto Buone Feste. Quello che dici non è sbagliato se fosse concepita una tassa sullo “status di migrante”. Sarebbe interessante conoscere le procedure negli altri paesi europei. Nel caso in cui quest’obolo esista, sicuramente i famosi amministratori canadesi cinesi e statunitensi dovrebbe pagare una tassa proporzionale a quanto reddito hanno grazie alla loro emigrazione.

  2. Purtroppo la legge Bossi-Fini e le ulteriori iniziative del centro-destra sono inconcepibili in un paese che devrebbe essere civile. Anche il cetro-sinistra, che ebbe, se ben ricordo, come ministro degli interni Giuliano Amato, non fece nulla per cambiare la legge in questione. Oggi se non decide nulla l’attuale governo, potermmo farlo noi con un disegno di legge da presentare in Senato includendo anche la norma che riguarda i figli degli immigrati nati in Italia, così come raccomandato dal Presidente della Repubblica.

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