martedì, 18 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

In Ringhio Veritas
Pubblicato il 23-01-2012


Ci sono persone che mi piacciono istintivamente. Che incontrerei volentieri al pub per bere una birra. E alle quali, pur essendo totali estranei, confiderei volentieri i miei problemi. Gennaro Gattuso è una di quelle. Mi piace perché non è fuoriclasse ma operaio: e da operaio è diventato bandiera. Mi piace perché ha giocato nel Glasgow Rangers, lui che è di Corigliano Calabro, e in un campionato duro come pochi s’è fatto subito riconoscere: da quelle parti lo chiamano ancora Braveheart. Mi piace perché anche quando quel fichetto di Dirk Advocaat gli ha fatto fare il difensore, per un anno intero non ha battuto ciglio: andava in campo, correva e randellava, tutte le domeniche.

Mi piace perché quando si parla del suo primo Milan tutti ricordano Kakà, Sheva e Maldini: io ricordo il primo “ringhio” che nel derby del ’99 mortificava Ronaldo. Mi piace perché ha giocato il mondiale del 2006 a modo suo: lottando. E l’ha vinto sempre a modo suo: in silenzio. Mi piace perché nel 2010 era uno dei pochi che lottava e quando ha perso è uscito di scena, sempre a modo suo: in punta di piedi. Mi piace perché nel 2008 in un match contro il Catania s’è infortunato ma è restato in campo tutta la partita: eppure s’era rotto il crociato.

Mi piace perché, quando Leonardo l’ha messo da parte, ha rifiutato le offerte milionaria dei russi: le bandiere fanno così. Mi piace perché canta i cori dei tifosi contro Leonardo: e io sto dalla parte dei tifosi non dei moralisti che si sono scandalizzati. Mi piace perché ha dato una testata a Jordan, ma poi s’è scusato, s’è assunto le sue responsabilità e, soprattutto, non ha accampato scuse: altro che Zidane. Mi piace perché ha detto, testuali parole, che il suo “pallone d’oro è rubare più palloni possibili”: il pallone d’oro degli operai. Mi piace perché mentre gli altri calciatori firmano linee di abbigliamento, profumi, locali alla moda, la sua azienda di Corigliano Calabro depura molluschi.

Ecco, per tutti questi e molti altri motivi, mi piace Rino Gattuso. Così, quando leggo che il suo problema agli occhi non s’è ancora risolto, quando penso che la domenica se ne stia in casa con gli occhiali spessi a guardare la partita invece di giocarla, mi fa rabbia. Dicono che magari potrebbe ritirarsi e fare il dirigente: è una bandiera, è un campione. Ma cosa? Ringhio resta sempre operaio. E dietro una scrivania proprio non ce lo vedo. Almeno non adesso.

Alessio Aragno

Sceneggiatore - Ala sinistra

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Commenti all'articolo
  1. Bravo. Questo è proprio bello. Per quello che dici, per il piglio con cui lo scrivi – eh sì, ringhi anche tu, ma la prosa è bella lo stesso e corre via ch’è un piacere – e perché detto in qualunque altro modo sembrerebbe retorico e banale. E invece dipinge un uomo. Sarà il vero Gattuso? Può darsi, ma non è quello che conta. E l’immagine che si vede in campo. Se di immagini pare si viva, questo è una sua originale e intelligente lettura.

  2. Pingback: IN RINGHIO VERITAS

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