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Opinioni e commenti
 

“InterRail: italiani, prove di fuga …”
Pubblicato il 05-01-2012


”Il primo impatto”

In fila al controllo passaporti al J.F.K. Airport di New york di rientro a Roma, schiacciato tra cinesi con mascherine anti-contagio, poppanti urlanti ed un mare di kippah, la mia attenzione non ha potuto fare a meno di essere catturata dal curioso teatrino inscenato da un apparente uomo d’affari dalle scarpe lucide ed un improbabile vistoso colletto di una orribile camicia.

Evidentemente stressato dalla lunga attesa, il soggetto in questione inizia, in un maccheronico inglese con evidenti sfumature romanesche, a reclamare una via d’accesso al controllo passaporti per vie preferenziali in quanto viaggiatore di ”business” ed in gran ritardo.

Tra l’irritazione ed il divertimento dei cops americani, al fine di terminare al piu’ presto questa desolante scenetta, il distinto uomo d’affari, ora con un sarcastico sorrisino di soddisfazione stampato in faccia, viene finalmente accompagnato per vie preferenziali all’interno dell’ aeroporto.

Circa quaranta minuti dopo anche io supero i controlli e siedo in aereo proprio nell’ultima fila, quella dove lo schienale non si abbassa e l’aria puzza di cibo precotto.

Tra una birra e l’altra (detesto volare, ma non bere) noto che giusto a due file da me, in profonda classe economica, siede un personaggio che avevo gia’ visto, un colletto di camicia che mi ricordava qualcuno, un presunto viaggiatore di business, che nuovamente confermava la mia tesi, consolidata in anni di viaggi, di rotaie e nuvole: noi italiani ci crediamo i piu’ furbi di tutti.

 

Ma non allarmiamoci, anche la generalizzazione e’ figlia dell’ ignoranza, e quindi in questa piccola finestra sul mondo mi limitero’ semplicemente, con sguardo imparziale e divertito, a raccontare con aneddoti ed esperienze vissute in prima persona quello che e’ l’italiano all’estero, quello che cerca, come lo cerca, come viene visto, ma sopratutto quello che lascia.

”InterRail” e’ un viaggio da ragazzi, ma sopratutto un lungo binario di vita che porta noi italiani da sempre in giro per il mondo, con risultati spesso contrastanti.

 

Dopo incessanti turbolenze atlantiche, e visibilmente sbronzo, arrivai finalmente a Fiumicino.

Davanti a me, circa cinquecento persone provenienti da mezzo mondo erano in coda per un nuovo controllo passaporti.

In testa alla fila, due gabbiette fuliginose con all’interno loschi individui trasandati vestiti da poliziotti di frontiera, al telefono con le rispettive mogli ciccione e sigaretta in bocca.

Superai la fila e, gentilmente, chiesi ad un altro responsabile della frontiera di farmi passare perche’ andavo molto di fretta. Dopo una veloce sbirciata al mio passaporto italiano, un occhiolino e mi fece passare …

Paco Cianci

Scrittore - InterRail: italiani prove di fuga!

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Commenti all'articolo
  1. La colpa di quello che dicono all’estero di noi e’ di voi italiani che state sempre in giro a viaggiare. Cercate di darvi una regolata e di restare piu’ tempo a casa, per il bene del paese.

  2. La verità spesso fa male,
    in Italia manca il senso comune di civiltà, lasciamo perdere educazione etc, ma quello che noto vivendo in un altro paese e viaggiando è che ogni singolo individuo lavora per la propria società, cosa che invece il fetido poliziotto di frontiera non fa, perché pensa solo a se stesso e a maggior ragione se non glie ne frega niente di stare li poi tocca a noi impiegare 40 o 60 minuti in fila ad aspettare che faccia passare chiunque, inoltre quello che gli italiani devono ancora capire è il valore, il valore per le cose e per le azioni che una persona fa.. non voglio scrivere un poema ma articolo molto interessante e veritiero!

    (un montenegro con ghiaccio ;-))

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