lunedì, 24 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

La bandiera riconquistata
Pubblicato il 23-01-2012


Ci sono state generazioni intere che hanno vissuto male con il tricolore. L’eredità pesante del fascismo, l’idea di nazione avvilita in nazionalismo, ha suscitato diffidenze, a suo tempo legittime. Il tricolore risorgimentale aveva finito per macchiarsi un po’ troppo con lo stemma dei Savoia prima e con i simboli della dittatura poi. D’altronde una bandiera ha sempre una storia complessa. La si sceglie per definire qualcosa. Una bandiera può unire come può dividere. Perché se non è di tutti, ci sarà sempre qualcuno che la considererà il vestito di un nemico.

Per un popolo unito è un simbolo condiviso, ma in Italia non è stato quasi mai così. Forse da meno di un ventennio si può parlare di una nazione matura sotto questo aspetto. Per molto tempo, prima, in molti hanno guardato con speranza a un’altra bandiera, quella rossa. Perché hanno compreso e adottato altri simboli. Ed erano bei simboli, la falce dei contadini e il martello degli operai, il libro dell’istruzione che riscatta, il sole dell’alba di una stagione di giustizia. Ed hanno lasciato, sbagliando, che il tricolore diventasse quasi un appannaggio di destre becere, di nuovo decise a listarlo con il lutto di ideologie nefaste. Oppure che sventolasse solo per festeggiare una vittoria della nazionale di calcio.

Ci è voluto che qualcuno  cominciasse a insultare quel simbolo per insultare l’Italia perché ci si scuotesse da quel percorso di diffidenza, perché tornasse un riconoscimento di senso e di valore. E forse c’è voluto un presidente come Ciampi perché quel tricolore tornasse a essere di tutti. Sempre, non solo nelle partite di calcio.

C’è un cammino di maturità, di crescita di cui un popolo si fa carico. Ci sono traguardi che possono renderlo non solo più fiero, ma più giusto. Fa riflettere, per esempio, vedere tanti immigrati e figli di immigrati assumere quei colori come propri. Ma fa anche riflettere che a insultare quel tricolore siano oggi rappresentanti di pseudo ideologie becere, secessioniste a chiacchiere e pronte a integrarsi in ogni casta e a lucrare ogni privilegio nei fatti, popolari a parole e razziste nei comportamenti. E allora sembra quasi normale che dimentichino come oggi porsi all’ombra di quella bandiera significhi democrazia e Costituzione.

Odisseo

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Commenti all'articolo
  1. C’era una signora veneziana che esponeva il tricolore ogni volta che la Lega faceva una delle sue pagliacciate a Venezia. Basterebbe che le famiglie italiane esponessero la bandiera, come fanno quelle di altri Paesi, per far vedere quanto sia ridicolo il leghismo.

  2. Sono contenta che anche i socialisti abbiano finalmente scoperto il valore della bandiera nazionale. Mio marito, partigiano azionista, diceva sempre che la tragedia italiana era stata non aver coinvolto nella costruzione nazionale le grandi masse socialiste e cattoliche. Mio figlio, socialista, morto da qualche anno, mi spiegava sempre il significato del simbolo del partito come ha fatto Odisseo nell’articolo. Mio nipote, che mi ha fatto leggere questo giornale sul computer – io non so usarlo – ricordaanche lui che suo padre diceva queste cose e per questo mi ha fatto leggere l’articolo. Grazie

  3. E’ la rappresentazione vera del distacco che la Sinistra per molto tempo ha avuto verso la Bandiera. Da giovane Socialista l’ha ritenevo espressione del nazionalismo, in contrasto con il nostro Internazionalismo. Ripensandoci c’era anche una cultura egemone per identificarci con la bandiera Rossa. Dobbiamo riconoscere che gli atti graduali di Ciampi hanno per fortuna fatto fare un passo in avanti di unità verso la Bandiera, come adesso nei riguardi del 150° anniversario dell’unità d’italia, grazie a Napolitano.

  4. Tutto bello e giusto, ma il significato dei simboli socialisti così ben descritti da Odisseo vanno oltre al tricolore perchè sono universali, non dimentichiamolo mai compagni !!
    Ed è quello che ci differenzia dagli altri “democratici”.
    Fiore

  5. La mia esistenza è stata, è, e continuerà ad essere immersa tra sinonimie, omonimie, iperonimie, iponimie, insomma un mare di certezze-incerte o se si preferisce di incertezze -certe : per fortuna la Bandiera Italiana, che mi onoro di aver servito per quindici mesi, è stata, è, e sarà la mia ancora di salvezza! W IL TRICOLORE ITALIANO.

  6. Si, ma se mi é permesso, parlare oggi di patriottismo italiano non é forse tardivo e riduttivo?

    Voglio dire, io mi considero europeo, come molti altri miei coetanei, sono dell’1984.

    Voi ci avete dato l’Europa, Voi l’avete costruita per noi e nemmeno ci credete?

    Beh, io e molti altri giovani come me crediamo nell’Europa, questa é la mia patria, anche se vedo che quella che si sta delineando non é un Europa come la vorrei, questa é un Europa sempre più anti-sociale.

    Quindi lo sterile dibattito, Europa si o no, é fuorviante.

    Non dobbiamo decidere se l’Europa politica si deve fare o meno, dobbiamo stabilire quale Europa, che tipo di Europa vogliamo.

    Da quando seguo l’attualità e la politica ho sempre auspicato L’Europa Federale ma non una scimmiottatura degli Stati Uniti D’America.

    Non dobbiamo avere complessi di inferiorità come Europei perché non ne abbiamo davvero motivo.

    Dobbiamo rivendicare la nostra diversità dagli stati uniti, il nostro maggiore senso di comunità (che purtroppo sta però venendo meno), la nostre conquiste sociali.

    Non voglio un Europa fotocopia dell’individualismo e liberismo sfrenato americano, non voglio un Europa dove la sanità non é universale, non voglio un Europa dove la armi circolano come giocattoli, non voglio un Europa dove il capitalismo é sregolato e fa le sue vittime, non voglio un Europa che se ne frega del prossimo, insomma le differenze ci sono e sono tante.

    Rivendichiamole.

    E buffo notare che in un periodo dove l’america si sta lentamente “europeizzando” non ci americanizziamo.

    I vari movimenti come occupy wall street sono il sintomo che molti americani sono stufi della propaganda anti-sociale e individualista d’oltreoceano.

    E noi che facciamo? andiamo indietro? dove sono i partiti socialisti d’Europa? mi sembra che abbiano le idee confuse e sono troppo concentrati sulle vari questioni locali/nazionali, sarebbe ora che proprio il socialismo si muovesse per governare le sfide globali.

    Serve unire le varie famiglie socialiste d’Europa in un grande partito transnazionale che posso affrontare le sfide di oggi e di domani.

    Mi spiace notare che pure il PSI nostrano si occupa molto marginalmente delle importanti questioni Europee.

    Questioni che riguardano l’Europa, che riguardano noi “italiani” che ne siamo parte.

    Se non ci si rende conto di ciò, davvero l’Europa é destinata al declino, per sempre.

    Possibile che sia un giovincello di 27 anni a doverlo fare presente?

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