martedì, 18 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

La cyber diva di Versace
Pubblicato il 26-01-2012


Alta moda: pezzi unici, destinati a una clientela esclusivamente milionaria, e a un mercato – quello del lusso – che, nonostante la crisi, è in forte ascesa. Alta moda: dopo Cristobal Balenciaga, Gabrielle Chanel, e Christian Dior, si può ancora inventare qualcosa? Per la forma, niente. Allora quale può essere la vera rivoluzione, oggi? Materia e tecnica. Ed è questa la formula di Donatella Versace che, assente da otto anni, si ripresenta a Parigi per inaugurare con la sua sfilata la settimana del’Haute Couture per la primavera-estate 2012. Decisa come sempre, Donatella, ha scardinato per l’occasione tutta la tradizione iconica della maison per far posto a quindici look della sussurrata irriverenza. Sulle note della Tosca cantata da Maria Callas – le stesse utilizzate da Gianni alla sua prima Haute Couture del 1989 – svettano, sulla scalinata dorata dell’Ecole des Beaux Arts, le rampanti sirene cyborg di Atelier Versace. Un trionfo di abiti leggeri sovrapposti, con dirompente contrasto, ad alette e spessori metallici che conferiscono al corpo luminescenza, tridimensionalità, e precisione architettonica.

Sensualità cibernetica scandita da linee geometriche ben delineate che enfatizzano le spalle e stringono la vita, da scollature abissali che rivelano la schiena, dal traslucido effetto plastico che si alterna a incrostazioni di cristalli Swarovski, dai sandali-scultura, e dalla scelta delle tonalità decise come il rosso fuoco, il verde lime, e il giallo fluorescente. La creatura fantastica di Versace è anche un’eroina da videogame strizzata in futuristici giubbotti da motociclista ingentiliti da riflessi perlacei e sfumature lunari.

Donatella, dopo aver disegnato una collezione super economica per un marchio svedese di grande diffusione, in un momento di crisi globale, ritorna ai vecchi e lussuosi fasti dell’Haute Couture, perché «rappresenta la libertà creativa, la sperimentazione, la conservazione di una cultura artigianale che deve essere tramandata». Il messaggio è chiaro: sperimento, ergo sum.

Martina Alice de Carli

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