sabato, 21 aprile 2018
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Opinioni e commenti
 

La discesa rovinosa (e tardiva) del Cavaliere
Pubblicato il 27-01-2012


Diciotto anni fa “scendeva in campo”. Oggi “scende (addirittura) in rete”. Da destra e da sinistra, bisogna ammetterlo, in comunicazione non sono mai andati un granchè. Ma questa suona davvero come un boomerang dritto dritto in faccia. Siamo usciti (quasi) illesi dal coro unanime di polemiche sui vari Faruk, Eva e chissà chi altro della campagna tesseramenti del Pd. Che quantomeno se n’è parlato, quindi proprio male non era. Ma il PdL ha davvero oltrepassato il limite del buonsenso. E della comicità, quella imbarazzante, quasi grottesca. Il tentativo goffo di affascinare il popolo della rete è stato un flop clamoroso.

La prima cosa che salta all’occhio nel “lancio” del nuovo sito del PdL è un accorato rimando nostalgico alla discesa del 1994. E questa scelta non è stata proprio una genialata. Eh già, perché noi ricordiamo un Cavaliere sorridente, in forma, giovane e avvolto da un candore e un non so che di “mistico”. Seduto alla sua  accomodante scrivania, ambiente rassicurante e una bella foto alle spalle, da fare invidia alla famiglia del Mulino Bianco, con il ritratto di una radiosa Veronica Lario con i vari Barbara, Piersilvio, Marina Berlusconi, sorridenti e felici in mezzo ad un prato fiorito. Un Silvio simbolo della rivoluzione della comunicazione politica, l’emblema dell’uomo vincente: brillante, accattivante. Insomma, la promessa della Seconda Repubblica, il nuovo che avanza, nella televisione d’avanguardia, commerciale, patinata. Un vero numero uno. L’uomo che gli uomini avrebbero voluto essere e l’uomo che le donne avrebbero voluto avere. Questa l’impressione diffusa (anche se io, purchè ancora troppo piccola, già esprimevo qualche perplessità).

Oggi abbiamo un Cavaliere diverso. Stanco, lo si sente dalla voce invecchiata, dalle parole biascicate. Non si fa neppure vedere, si limita a leggere, male, un messaggio che qualche addetto stampa gli avrà meticolosamente fatto trovare sulla scrivania. E a mandarlo in rete, senza immagini.  Frasi come “da oggi l’agenda digitale è un tema centrale nel nostro programma politico” suonano come terribilmente anacronistiche e fortemente controproducenti. Una sorta di ammissione di colpa. Sono anni che il web è diventato il luogo democratico di incontro di una comunità che – a ben vedere – parla, comunica, scambia e veicola messaggi significativi, pensa e, soprattutto, si reca alle urne. E i convincimenti politici, spesso, nascono dai confronti che avvengono in rete. Facebook è il primo portavoce di questo fenomeno. Sono anni che un “hashtag” su Twitter crea comunità e tribù di persone che parlano di qualcosa e creano contenuti. E ci sono squadre di comunicatori che tentano, invano, da anni, di far capire ai politici che la rete è il futuro. E che crea consenso.

La “messa in rete”, però, deve essere seria, reale. Perché se bari, il web non perdona. Come dimenticare i “mi piace” finti della Moratti alla vigilia delle amministrative di Milano? Come si può dimenticare la tribù arancione su Facebook di Pisapia, nella stessa occasione? E mi chiedo come può aver preso una cantonata simile tutto l’ufficio comunicazione del PdL. Deve essere proprio disperato, il Cavaliere. Lui che ha sempre e solo creduto nel potere dei media tradizionali, la TV in testa, e che fino ad ora aveva sprezzato il web, annuncia la sua “discesa in rete”. Spiacente, Silvio, è stato un flop. Non ci credi neppure tu. Perché questa volta sei arrivato in ritardo.

Giada Fazzalari

Giornalista - PoliticAnti

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Commenti all'articolo
  1. Mi dispiace che l’Avanti si perda nel malinconico ritrovo di se stesso del PDl, pensiamo al malinconico addio dei Socialisti. E’ ora di risvegliarci e dire la nostra grazie alla perdita dei valori che la Politica degli ultimni 18 anni ci ha costretti. Perchè non ricostruiamo una nuova Rimini ’80 dal giornale che è stato e deve esere tribuna dei socialisti e che lo stesso diventi viatico politico e di discussione per costruire il Socialismo del duemila.

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