mercoledì, 26 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

La meritocrazia si tinge di ‘Viola’
Pubblicato il 05-01-2012


Premetto che non credo che esista il “popolo del web”. Quello che dovrebbe permettere di vincere le battaglie che la televisione e gli altri mezzi “mainstream” non consentono, perché di difficile accesso. Credo, invece, che esista una volontà di attivarsi da parte di noi cittadini. Gli strumenti del web per molti di noi sono lo strumento per facilitare e incrementare la partecipazione politica, una dialettica costruttiva, l’elaborazione di nuove idee e nuove strategie. Insomma la costruzione di un dialogo permanente tra lettori ed eletti. Per questo sono molto felice di sapere che in un’area importante come quella socialista vi siano giovani che vogliano sperimentare e attivare un canale per interagire con la società civile.

LA NOSTRA RIVOLUZIONE – Il mio invito è di farsi guidare da questa voglia empirica per trovare la giusta alchimia tra persone di buona volontà. Io nell’ultimo anno e mezzo ho vissuto quello che penso, a oggi, possa essere vista come una “rivoluzione viola”. E’ stata in qualche modo, per me, la prosecuzione di un percorso che mi porta da tanti anni a manifestare con un unico comune denominatore e obiettivo: la difesa della democrazia e la fine dell’anomalia italiana. Per tante persone questa “rivoluzione viola” ha significato qualcosa. E il bello è che per ciascuno è stata qualcosa di diverso. E’ stato un risveglio, un nuovo modo di aggregazione, di farsi sentire, di comunicare, di manifestare, un’insieme di sentimenti e di aspirazioni, dalla democrazia alle libertà individuali, al rispetto delle istituzioni e degli altri.

TORNARE A SCEGLIERE – L’Italia e l’Europa hanno bisogno di tornare alla politica con la “P” maiuscola. Intendo con questo la partecipazione popolare ai progetti di crescita democratica. Non credo che questo possa essere possibile con l’attuale governo di tecnocrati, ostaggio dei politici. Preferisco scegliere chi ci dovrà guidare, scegliere il progetto e le modalità di attuazione. Non si possono chiedere sacrifici ai cittadini (sempre quel 99%), quando a pagare questa crisi dovrebbero essere proprio gli speculatori e chi detiene la stragrande maggioranza delle risorse (l’1% rimanente).

UNA CLASSE POLITICA VECCHIA – Tra l’altro quello dei “professori” è il governo più vecchio della storia d’Italia, con un’età media di 63 anni. Si poteva approfittare dell’occasione per rinnovare. Magari prendendo esempio dalla Svezia, dove il ministro dell’Economia (tra i più apprezzati d’Europa, se pur conservatore) ha appena 43 anni. C’è la necessità di un grande rinnovamento, a governarci non ci devono più essere le persone che hanno approfittato delle loro rendite di posizione e della loro rete di relazioni, ma donne e uomini di valore, scelti attraverso un processo che vede la meritocrazia al centro. Questo vale soprattutto per la realtà italiana: una società chiusa che mette barriere d’accesso, frutto di un sistema di potere quasi feudale.

TECNOLOGIA E COSCIENZE – Oggi, lottare fianco a fianco con i cittadini, utilizzando metodi assembleari e cercando nuovi metodi di mobilitazione, vuol dire essere per una nuova economia, non speculativa e legata all’ecologia, per una vera democrazia partecipativa, una redistribuzione del reddito e una riduzione della spesa pubblica. Vuol dire anche utilizzare le nuove tecnologie per diffondere una grande coscienza e intelligenza collettiva. Solo allargando un grande movimento democratico riusciremo a contrastare gli speculatori e i politici corrotti loro alleati. Se la solidarietà partirà principalmente dai cittadini, poi potremo sperare che si allarghi ai nostri governanti. Noi dobbiamo essere l’esempio e il catalizzatore di una lotta comune contro la lobby finanziaria. Solo condividendo le informazioni in nostro possesso potremmo ottenere questo obiettivo. Per questo è necessaria avviare un momento di scambio reciproco e di solidarietà diffusa.

IL WEB PER LA PARTECIPAZIONE – Questo finanzcapitalismo di rapina (un’economia, cioè, basata solo sul denaro che crea denaro) deve cambiare, se vogliamo tornare a investire sul futuro, per i giovani, per la democrazia sostanziale, per una società più giusta e quindi più libera. Ecco perché dobbiamo abbandonare l’idea dei vecchi partiti del Novecento, prendendo esempio dal meglio dei movimenti dei cittadini: democrazia partecipativa, decisioni condivise e non a maggioranza, forte legame con gli interessi delle comunità, distacco dai poteri finanziari mondiali. Ormai esiste per i partiti la possibilità di connettersi positivamente con i propri elettori, non solo “dare” informazioni, ma anche per riceverne il feedback necessario a elaborare insieme un progetto di futuro. Una parte della protesta, che abbiamo portato avanti negli ultimi anni, si è trasformata in proposta. L’altra, in controllo democratico sull’operato dei poteri forti ora al governo. Con la possibilità di mobilitarci, anche grazie alla rete, in un batter d’occhio. Nel caso fosse necessario.

Gianfranco Mascia

Gianfranco Mascia

Giornalista - L'insostenibile leggerezza del web

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Commenti all'articolo
  1. Concordo in pieno sulla partecipazione ”VIOLA” ! Dillo a me! eh eh eh …
    Per quanto riguarda il governo ”vecchio” … bè Gianfranco che cosa ti aspettavi? Le castagne dal fuoco ce le ha tolte Napolitano … si muove nella sua cerchia mica in quella dei ”giovanotti” !
    Andiamo avanti gente! A furia di fare … vuoi vedere che ”rischiamo di evolverci”? Ciao

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