sabato, 22 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Nigeria, se il terrorismo islamico è un alibi
Pubblicato il 04-01-2012


L’ennesima strage che ha insanguinato a Capodanno la Nigeria, dopo quella di Natale, spinge a riflettere sugli irrisolti problemi del più popoloso Paese dell’Africa e suscita qualche dubbio sulle risposte del Governo del presidente  Goodluck Jonathan. Con buona pace di tante superficiali corrispondenze lette in questi giorni sulla stampa italiana e occidentale in genere, la questione religiosa, comprese le sue componenti fondamentaliste, non è l’unico né il più rilevante dei nodi da sciogliere in un Paese nel quale l’uno per cento degli abitanti detengono metà delle ricchezze e lo sfruttamento dell’immenso patrimonio di risorse petrolifere e minerarie in genere non si è mai tradotto in miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni.
Ma, come spesso accaduto nell’ultimo ventennio, parlare di terrorismo islamico è più facile che affrontare i problemi sociali e politici.

NEMICI COMODI – In questo caso il nemico è il gruppo fondamentalista islamico Boko Haram (un nome che sta a significare rifiuto della cultura occidentale) che si ispira ai talebani afghani ed è presente da tempo nelle regioni settentrionali nigeriane, a maggioranza islamica. Boko Haram, contro il quale era stata avviata un’imponente operazione di polizia a metà dicembre, ha rivendicato gli attentati che hanno colpito alcune chiese cristiane a Natale, causando più di cinquanta morti e decine di feriti. Il Governo ha risposto con la proclamazione dello stato d’emergenza in alcune zone – in particolare inviando l’esercito a Maiduguri, la località nel nord est dove più massiccia è la presenza di Boko Haram – e con la chiusura delle frontiere con Camerun, Ciad e Niger, ai quali ha chiesto maggiori controlli su quelle che definisce attività terroristiche transfrontaliere. Non ha invece di certo connotazioni pseudoreligiose, ma è stata provocata da contrasti tra etnie la nuova strage con la quale in Nigeria è incominciato il nuovo anno in Nigeria. Un portavoce governativo dello Stato sudorientale di Ebonyi ha comunicato che più di cinquanta persone sono state uccise quando un gruppo di abitanti della comunità di Ezza ha attaccato gli appartenenti alla vicina comunità di Ezilo in seguito a una disputa per il possesso di alcuni terreni, la cui proprietà è contesa dalle due etnie dal 2008. Sanguinosi scontri tra etnie si ripetono da decenni in Nigeria, soprattutto tra popolazioni di allevatori nomadi e di agricoltori stanziali.

 

PETROLIO E MISERIA – Resta inoltre sostanzialmente ancora irrisolta la questione del Delta del Niger, la regione petrolifera meridionale dalla quale la Nigeria – primo produttore di greggio africano – trae gran parte della sua ricchezza e che è da decenni teatro dell’azione di movimenti guerriglieri che si battono contro lo sfruttamento delle risorse a vantaggio delle multinazionali petrolifere. Tra l’altro, con l’inizio di quest’anno è venuto meno anche l’unico vantaggio popolare legato al petrolio. Il Governo federale ha infatti annunciato l’abolizione dei sussidi dello Stato che hanno finora consentito di mantenere bassi i prezzi della benzina. Il costo al litro potrebbe aumentare da 65 naira (30 centesimi di euro) a 141 naira (67 centesimi di euro) – una cifra insostenibile per la gran parte dei nigeriani che vivono con circa un euro e mezzo al giorno – e non sarà soggetto ad alcun controllo statale. Secondo alcuni commentatori, si è trattato di una scelta obbligata dato che il Paese, pur tra i più ricchi di petrolio al mondo, non dispone di raffinerie ed è quindi costretto a importare dall’estero i prodotti raffinati. Insomma, le multinazionali si prendono il greggio nigeriano e rivendono benzina, con un duplice guadagno. Con questa misura, il Governo conta di risparmiare una cifra superiore a sei miliardi di euro, l’equivalente speso nel 2011 in sussidi e sostiene di voler finanziare con questa somma piani di sviluppo nelle zone più povere della Nigeria.

 

PROTESTE CRESCENTI – La decisione, però, ha già suscitato proteste delle organizzazioni della società civile e dei sindacati e agitazioni. La polizia è già intervenuta per disperdere manifestanti che protestavano nella capitale Abuja contro tale decisione. Diverse televisioni hanno mostrato immagini di poliziotti che lanciavano lacrimogeni. In questo contesto di persistente difficoltà e di irrisolti problemi strutturali della società nigeriana  si sono aggiunte negli ultimi anni le violenze di matrice fondamentalista religiosa  alle quali il Governo federale ha risposto ora con le misure d’emergenza  che aumentano il potere della polizia e dell’esercito. Non pochi osservatori, peraltro, temono che ciò possa portare a una sospensione della democrazia e della stessa tutela dei diritti umani. Da più soggetti della società civile e delle comunità religiose locali si susseguono gli appelli a cercare strade di dialogo, magari con l’aiuto anche di esperti stranieri, per dare risposte agli irrisolti problemi nigeriani e per porre fine allo spargimento di sangue, ma non mancano gruppi militanti di fondamentalisti di matrice cristiana che hanno già avviato ritorsioni, seppure con conseguenze ridotte, con l’attacco a una scuola coranica e l’incendio di un paio di moschee che hanno causato negli ultimi giorni numerosi feriti.

Odisseo

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